Semplice, abbiamo bisogno di una vita semplice. Il nostro cuore è stanco e oppresso dall’ascolto di notizie e smentite, di dibattiti e polemiche, di ragioni e torti. E tutti che vogliono una buona ragione per ammazzare gli altri. Vieni Gesù, portaci la dolce mitezza del tuo giogo. Aiutaci a tirare la carretta con umiltà e pace, a sgobbare con serenità colmando la terra di sorrisi e fiori.
Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini. A parlare non è un ribelle anticonformista, sempre e comunque contro. A parlare è Simon Pietro e si rivolge così al sommo sacerdote. L’aveva imparato da Gesù, che bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini, fossero pure supremi capi religiosi. Nulla e nessuno infatti deve frapporsi tra la coscienza e Dio. La religione deve fare da trampolino per lanciare la coscienza nella vita interiore. È una spinta, non un blocco. Gesù seguì la sua coscienza fin sulla croce, soffrendo per essere incompreso dalle guide religiose. Non è bello essere squalificati, evitati come irregolari, lasciati cadere nel silenzio. Molti non resistono a sentirsi “sbagliati” e, forzando la propria coscienza e rinnegandola, rientrano nei ranghi obbedendo agli uomini. Troppo forte il bisogno di essere a posto, in sintonia coi superiori, in regola ad ogni costo. Ma di superiori non ce n’è. Le vere guide religiose sono fratelli liberanti. Magari maggiori, ma sempre fratelli. Non di più. Esempi di libertà interiore, di ricerca di verità, di dubbi e crisi e risposte. Ogni altro atteggiamento è clericalismo: tentativo di farsi obbedire credendosi Dio.
Gli uomini hanno amato le tenebre. E le donne subiscono le loro decisioni. Lo so che stiamo forzando il testo, lo so che uomini qui significa umanità, perché così è la lingua italiana. Ma in questi giorni si tocca con mano come la guerra sia cosa di uomini, anzi di maschi. Tutti questi generali, questi uomini in verde oliva, tutto questo argomentare sulle armi, e persino preti e patriarchi che spingono alla guerra. Solo volgari maschi che decidono il destino di molte donne e di qualche vero uomo che ancora crede alle parole di Gesù di Nazareth. Rimetti la spada nel fodero, perché chi colpisce di spada, di spada morirà. La violenza non si spegne mai con altra violenza. Dio non ha mandato il Figlio per condannare, ma per salvare.
Dovete nascere dall’alto, rinascere nuova umanità. In un mondo di mocciosi saputelli, essere ancora capaci di imparare. Rinascere dall’alto, diventare un’umanità che ascolta e osserva. Ieri, alla mostra, non ho saputo trattenermi da scattare questa foto. Entrati per caso, mano nella mano, lui del centro America e lei del Medio Oriente, osservando le foto di Timor, si traducevano a vicenda il testo “ospitare i pellegrini”. L’opera di misericordia era lì, davanti a me, in azione. Allora mi son detto: davvero ancora c’è speranza! Il Vento soffia dove vuole.
Forse si è firmato così, con un cenno autobiografico. Solo nel vangelo di Marco infatti si narra di questo ragazzino vestito di un lenzuolo, che seguiva Gesù al momento del suo arresto. Afferrato dalle guardie, lasciò il lenzuolo fuggendonudo. Scena comica e profetica. Anche Gesù, al terzo giorno, fuggirà dal sepolcro sorvegliato dalle guardie, lasciando solo un lenzuolo. Anni e anni più tardi Pietro, scrivendo da Babilonia (=Roma), porterà i saluti di Marco, chiamandolo figlio mio. Pare che il vangelo nacque così, da appunti che Marco scriveva mentre Pietro raccontava durante l’eucarestia.
Pace! È la prima parola del risorto. La seconda è perdono. Il primo gesto del risorto è comparire a porte chiuse. Il secondo è mostrare le mani e il fianco. Un corpo di nuovo vivo, un corpo vivo in modo nuovo. Non è infatti un’apparizione, è un corpo umano, eppure si smaterializza e materializza dove desidera. È risorto, ma porta il segno delle ferite. Perché non è tornato completamente sanato? Mentre lo inchiodavano, li perdonava. Quel male è dunque perdonato. Eppure il segno resta. Fa ormai parte della storia di Gesù, della sua esperienza di vita. È un male per cui non porta rancore, con cui lui stesso ha fatto pace. Il crocifisso è risorto!
Quella che leggete qui sotto è la seconda conclusione del vangelo di Marco. Inizialmente il vangelo terminava in modo molto misterioso al v 8 (vedi link). Anche Luca non si accontentò e scrisse nientemeno che un secondo volume, gli Atti. Domani si leggerà la prima conclusione del vangelo di Giovanni. Anch’egli, dopo alcuni anni, non resistette ad aggiungerne un’altra, il cap 21. Insomma, dalla resurrezione in poi è tutto un inseguimento. Il risorto si fa trovare qua e là, si presenta, mangia, sparisce, ricompare… I discepoli credono, non credono, dubitano e annunciano. I testi dei vangeli, anni dopo, risentono di questo Big Bang che diede inizio alla corsa del vangelo nel mondo e terminano, poi riprendono, poi terminano di nuovo. Come un bis che il musicista concede al pubblico, un po’ per accontentarlo, un po’ perché non riesce a smettere di suonare.
Ieri era lui a chiedere qualcosa da mangiare. Oggi dice ai suoi Venite a mangiare. Quante volte l’aveva detto, negli anni passati insieme? Ora quel gesto così familiare tornava. La brace, il pesce arrostito sulle pietre, il cuore che si scalda e il tempo che si annulla. L’odore del fumo e del pesce li porta indietro, ai tempi degli inizi. Ma fa anche male al cuore. L’ultima volta che si era scaldato al fuoco, Pietro era nel cortile del sommo sacerdote e aveva negato di conoscere Gesù. Ora erano lì, ancora insieme, ancora al fuoco, ancora delle reti inspiegabilmente piene di pesce. Erano confusi, la mente faticava a fare ordine. Che ci faceva in Galilea Gesù se era sepolto a Gerusalemme? Ma soprattutto, che ci faceva lì a servirli se l’avevano tutti abbandonato al Getsemani, fuggendo via nella notte? Dunque non era arrabbiato con loro, non era deluso?
A Gerusalemme il mare non c’è e per loro, che erano pescatori galilei, quel pesce non sarà stato certo di qualità. Ma cosa poteva aver gusto in quei giorni, in cui la vita stessa aveva perso sapore? Gesù era in una tomba e mangiavano giusto per tenersi in piedi, con lo stomaco chiuso. Penso sempre a chi aveva cucinato quel pesce. Magari arrostito in qualche modo, senza cura. Forse invece con passione di madre, per tener su quei figli orfani di Gesù, cucinando come se fosse destinato a lui stesso. E fu così. Quando comparve in mezzo a loro chiese da mangiare e gli diedero quel pesce. Sarà stato buono? Speriamo di sì. Chi se lo sarebbe mai aspettato? Qualunque cosa avrete fatto ai miei fratelli più piccoli, l’avete fatta a me.
Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre ci spiegava le Scritture? Resta con noi, Signore, continua a spiegarci le tue stesse parole, le uniche che valga la pena di ascoltare. Resta con noi e parlaci, mentre camminiamo. Aprici gli occhi sulla vita, sul senso delle cose, sul bene che possiamo compiere. Che ogni nostra parola non sia nostra, ma tua. Resta con noi, trasforma ogni cena e ogni locanda (anche questa) in pulpito divino che faccia ardere il cuore e riprendere la corsa di chi ti segue ed ha bisogno di una sosta che lo nutra.