Quando ti senti perfetto ti assale la paura di cessare di esserlo. Allora cerchi appigli nei difetti altrui e ti consoli criticando gli altri. Hai bisogno di un nemico per sentirti forte, di un peccatore per sentirti santo e puro. Quel giorno due uomini salirono al tempio a pregare. Amavano lo stesso Dio e detestavano lo stesso uomo. Il primo era fariseo, membro cioè di un movimento di “perfetti” o, meglio, di gente che credeva di esserlo. Il secondo era un pubblicano, che con il suo comportamento di pubblico peccatore era da considerarsi fuori dalla comunione spirituale con il popolo di Dio. Quel giorno pregavano contemporaneamente, nello stesso tempio, lo stesso unico Dio. Il fariseo amava immensamente Dio e detestava profondamente il pubblicano. Anche il pubblicano amava immensamente Dio e detestava profondamente se stesso. Anzi, non detestava proprio nessuno, né il fariseo né se stesso. Credeva invece nella Bontà di Dio e, con parole sue, ripeteva quelle del salmo di oggi: Pietà di me, o Dio, nel tuo amore; nella tua misericordia cancella la mia iniquità. E tornò a casa giustificato, reso giusto.
Lc 18, 9-14; Sal 50