Bisogno

Tutti ti cercano!, dice Sinone a Gesù, e un po’ ci piacerebbe sentire le stesse parole. È dura infatti quando nessuno ci cerca e i pochi che si interessano a noi lo fanno solo quando hanno bisogno. Ma per Gesù non era diverso, basta leggere questa pagina con attenzione. La gente lo cercava perché aveva guarito malattie e scacciato demoni e forse è giusto così. Se gli avesse dato fastidio, non avrebbe operato guarigioni. Non dobbiamo avere paura di rivolgerci a lui solo nel bisogno. Se il nostro bisogno ci spinge a parlargli e ad avvicinarci a lui, così sia. E poi diciamocelo: abbiamo sempre bisogno. Impareremo a stare in dialogo interiore con lui anche in tempi di serenità e lo ringrazieremo e gli parleremo dei bisogni di altri.

Mc 1,29-39 Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui, si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

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Parola e polvere

Cosa significa che Gesù insegnava come uno che ha autorità, e non come gli scribi? Cosa facevano gli scribi quando insegnavano e predicavano? Citavano. Il loro parlare era una continua citazione di rabbi saggi e famosi. Libri, tradizioni, insegnamenti altrui, tutto a sostenere la loro predica. Facendo così credevano di dare fondamento autorevole al loro parlare, in realtà trasmettevano un senso di insicurezza. Pareva che il loro insegnamento non venisse da una personale assimilazione della Bibbia e degli studi che citavano. Essi erano ancora lì, sul quaderno degli appunti, nella memoria dello studente. Quando invece ciò che si è appreso entra a far parte della nostra stessa mentalità, si parla e basta, con naturalezza, miscelando tra loro pensieri altrui e personali intuizioni. Possibilmente con l’aiuto del grande Suggeritore che è Dio Spirito Santo. Si avverte allora, ascoltando, un senso di autorevolezza che non viene dalla presunzione di essere originali ma dalla certezza di essere figli. Quando siamo venuti al mondo non sapevamo nulla e tutto ci è stato trasmesso da altri. Ma altro è citare come un giovane teologo fresco di studi, altro è parlare dopo aver masticato Parola e polvere sulle strade di questo mondo.

Mc 1,21-28 Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafarnao,] insegnava. Ed erano stupìti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Lasciate le reti

L’abbiamo detto ieri, guardando Gesù immergersi (battezzarsi) nelle torbide acque del Giordano. Non ha paura di calarsi nella nostra vita, di scendere là dove siamo sprofondati e tirarci fuori. Gesù è il grande pescatore di uomini. Una pesca subacquea per immersione, per battesimo. Senza fucile ma con una mano tesa verso la tua, che non riesci più a respirare e sprofondi. Non c’è luogo dove lui non possa raggiungerti, non c’è errore che lo tenga lontano. Se lo chiami, si getta in acqua a ripescarti. Tirato in salvo, ti insegnerà a fare altrettanto. Farà di te un pescatore di uomini.

Mc 1,14-20 Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. Subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Facendo qualche conto, in questi due mesi in Italia ho avuto 41 incontri per un totale di 326 persone, sono entrato in 16 classi scolastiche e 4 gruppi di catechismo. Senza contare le varie celebrazioni.

Grazie a tutti per il vostro interesse alla nostra attività!

Battesimo

Questo è l’unico dialogo diretto tra Giovanni Battista e Gesù riportato nei Vangeli. Sembra di avvertire una certa complicità tra i due: lascia fare per ora, conviene così. Allora lo lasciò fare. Cioè Giovanni lasciò che Gesù si immergesse (=”battezzasse”) nel Giordano davanti a lui. Fu dunque una recita per motivare il popolo? No, il battesimo fu reale. Sia Gesù che Giovanni vissero quel momento con grande intensità. Così intenso e vero che lo Spirito si mostrò e la voce del Padre si udì. Fossero così vere le nostre messe, le nostre Comunioni! Si aprissero i cieli ad ogni nostra preghiera e vedessimo lo Spirito scendere e restare su di noi. Aumenta Signore la serietà della nostra preghiera.

BATTESIMO DI GESÙ Mt 3,13-17 Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Tutto il mondo

Venne a Nazaret, dove era cresciuto. Quindi non aveva tagliato i ponti con i suoi e il suo villaggio. Era partito e viveva a Cafarnao, ma ciò non significava per lui dimenticare casa. Aveva semmai allargato i confini di Nazaret. Per lui tutto il mondo era Nazaret, così come ogni uomo e donna erano per lui padre e madre e fratello e sorella. Noi nel nome di Dio vediamo chiedere tagli, abbandoni, rinunce. Lui non lasciò mai nessuno, né tagliò e rinunciò a nulla. Lui, Gesù, univa, coinvolgeva, estendeva. Le pareti della minuscola sinagoga di Nazaret quel giorno si allargarono sino ai confini del mondo. Chi era lì ad ascoltarlo restava meravigliato delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca. La forza dello Spirito usciva da lui ed una luce pacifica e fortissima si espandeva mentre lui confidava a tutti la propria missione: portare ai poveri il lieto annuncio, proclamare ai prigionieri e agli oppressi la libertà.

Lc 4,14-22 Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi
e proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca.

Sulle acque

Dentro di sé erano fortemente meravigliati e noi pure. Loro perché lo avevano visto camminare sull’acqua. Noi non solo per questo, ma anche per la naturalezza con cui Marco lo racconta: andò verso di loro camminando sul mare. Così, come nulla fosse. Ma è così che va, quando si vuole aiutare gli altri. Gesù camminò sulle acque in tempesta perché li vedeva affaticati nel remare. Quando a muoverci è il desiderio d’aiutare, nulla ci frena: le difficoltà si appianano, si galleggia sulle paure e si sorride nelle difficoltà. Dunque anche noi possiamo camminare sulle acque. E stiamone certi, non siamo mai soli. Mentre noi remiamo a fatica, il Maestro ci tiene d’occhio dalla riva e, prima che sia troppo tardi, interviene.

Mc 6,45-52  Dopo che i cinquemila uomini furono saziati, Gesù subito costrinse i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, a Betsàida, finché non avesse congedato la folla. Quando li ebbe congedati, andò sul monte a pregare.
Venuta la sera, la barca era in mezzo al mare ed egli, da solo, a terra. Vedendoli però affaticati nel remare, perché avevano il vento contrario, sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare, e voleva oltrepassarli.
Essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono: «È un fantasma!», e si misero a gridare, perché tutti lo avevano visto e ne erano rimasti sconvolti. Ma egli subito parlò loro e disse: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». E salì sulla barca con loro e il vento cessò.
E dentro di sé erano fortemente meravigliati, perché non avevano compreso il fatto dei pani: il loro cuore era indurito.

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Istituzioni

Le istituzioni, non noi in prima persona, le istituzioni preposte devono occuparsi dei bisognosi. Sarà. Chiediamoci però come mai, dalle nostre parti, lo Stato organizza persino l’assistenza sociale, il soccorso, la cura domiciliare, ecc. Chi scrisse queste leggi e creò queste istituzioni, da dove mai prese spunto, su quali pagine imparò che ci si deve occupare dei bisogni altrui? Forse da questa pagina di Vangelo. Voi stessi date loro da mangiare. Letta e riletta per millenni in queste terre d’Europa, è entrata nel DNA della memoria di intere generazioni che oramai, pur avendola forse dimenticata, ne sentono il messaggio come proprio. Voi stessi date loro da mangiare e da bere, da abitare e da curarsi ecc. Dunque sì, spetta alle istituzioni. Ma le istituzioni le creiamo noi e noi le manteniamo alte, nobili, funzionali, veramente efficaci. Esse non sono delegate a fare il bene al posto nostro. Sono piuttosto il riflesso del bene che sappiamo fare come singoli, della gratuità che sappiamo trasmettere ai nostri figli. Quindi per primi dobbiamo muoverci noi.

Mc 6,34-44  sceso dalla barca, Gesù vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci».
E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull’erba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti.
Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.

https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2026-01/concistoro-papa-cardinali-prima-sessione-missione-sinodalita.html

Le genti

Inizia da solo, senza paura. O forse sì, un po’ ne avrà avuta. Se non altro avrà provato molta emozione, come sempre si prova ad ogni partenza. Cosa si saranno detti, lui e i suoi, prima che lasciasse Nazaret? Dove sarà andato la prima sera? Forse in qualche locanda, poi magari avrà affittato un alloggio. Cafarnao è un villaggio tranquillo in riva al lago di Galilea. Una zona di passaggio, vicina al confine, una terra di sangue misto, di accenti inquinati, di sapori vietati e amori irregolari. Infatti la sua fama si diffuse per tutta la Siria e la Decapoli, territori stranieri. Poi fino a Gerusalemme. Cosa faceva Gesù, da solo? Due verbi, che dovrebbero stare sempre insieme: predicava e guariva. Una predica è credibile se ti guarisce il cuore, se ti senti meglio, se ti cura. E una guarigione è la più credibile delle prediche.

Mt 4   quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.

Quanti?

Quanti erano partiti e quanti giunsero a Betlemme? Il vangelo elenca tre doni, ma non ci dice in quanti erano a portarli. Forse partirono in molti, perché seguire una stella ci carica d’entusiasmo. Tutti aspiriamo ad un futuro migliore e volentieri ci lasciamo coinvolgere da progetti promettenti. È il cammino però che setaccia la volontà, separando i credenti dai semplici incantati. Dunque ne giunsero a Betlemme meno di quanti partirono. Oppure furono in pochi a mettersi in cammino, derisi in silenzio dagli scettici che non hanno mai abbastanza rassicurazioni e seguono gli altri solo quando son rimasti gli unici seduti. Ci vuole qualcuno che muova il primo passo, tra lui e la stella solo il buio. Altri poi seguono, rinforzati dalla fede dei primi. Dunque partirono in pochi e giunsero in molti. Non lo sapremo mai. Siamo i primi e gli ultimi ad un tempo. Credenti e dubbiosi, sognatori e disillusi. Soffia Spirito nei nostri cuori, ravvivaci Tu che tutto puoi. Tu puoi far diventare Dio un bambino e far camminare i re per dargli un bacio.

EPIFANIA Mt 2,1-12  Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Giornata mondiale dell’infanzia Missionaria

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Meglio

Vieni e vedi, dice Filippo a Natanaele. Ti ho visto prima che Filippo ti chiamasse, gli risponde Gesù. È forse questa l’esperienza che ci segna di più: scoprirsi conosciuti da sempre, da prima di ogni presentazione. Vieni e vedi / ti ho visto da sempre. Noi andiamo a cercare il Signore per vedere se valga la pena di seguirlo. Ciò che vediamo è d’esser stati già visti da lui. Come mi conosci? È riposante saper d’essere conosciuti da Dio, non aver bisogno di conquistarsi la sua stima. Ancora più bello è chiedere a Lui di aiutarci a conoscere noi stessi e gli altri. Crediamo di conoscerci, di sapere se e da chi possa venire qualcosa di buono. Ma spesso siamo meglio del previsto.

Gv 1,43-51   Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro.
Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».
Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».