Profezie

da DILI, TIMOR EST   Nessun profeta è bene accetto nella sua patria. La terra patria, la terra dei padri. Non la terra dei figli. Il profeta però è un figlio e il figlio è come dice il salmo: una freccia in mano a un prode. Il profeta è scagliato oltre i confini, scavalca le mura della città patria e la espande. Ma non tutti lo capiscono e lo prendono per un disertore, un fuorilegge e un traditore. Per questo Gesù dice che la profezia non sarà ben accolta entro i confini. La profezia è una visione così profonda della realtà presente, da intuire quali saranno le conseguenze future. Ma nessuno vuole essere inquietato da profezie che chiedono un cambiamento. Meglio le profezie di corte, meglio farsi raccontare la realtà dai potenti che la creano. Così le guerre diventano giuste, i disastri contenuti, la povertà accettabile. Anche qui è tutto un volgersi al passato, agli eroi della resistenza, monumenti viventi che non mollano la poltrona. I giovani vorrebbero più spazio e la loro profezia resta soffocata. Vogliono far cambiare mentalità a padri e fratelli, ma incontrano mura altissime costruite con pietre di antiche credenze miste a clericalismo cattolico. E faticano. Per questo dar loro opportunità creative è il più bel dono che gli si possa fare.

Lc 4,24-30    Gesù [cominciò a dire nella sinagoga a Nàzaret:] «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidóne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Ho sete

da DILI TIMOR EST  Siamo tutti assetati di profondità. Siamo stanchi di vedere solo la superficie delle cose, di vivere in un mondo inaridito dall’incapacità di calarsi nella verità. La sete di Gesù, che si presenta bisognoso, origina il cambio di vita di un intero paese.

Gv 4 Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua. Vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».
Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».
Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui. E quando giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

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Siamo tre

da DILI TIMOR EST    Siamo tutti senza casa, senza stabilità. Cerchiamo inquieti qualcosa di meglio, come il figlio minore. La vita finirà e saremo ancora girovaghi, a infilare esperienze come perle senza mai annodare la collana. Siamo tutti chiusi nelle pareti delle nostre sicurezze, delle nostre credenze immutabili, del “si è sempre fatto così”. Figli maggiori insoddisfatti e invidiosi di chi si prende la libertà di uscire dal recinto. Siamo tutti padri che vedono i figli uno alla volta, mai concordi, mai uniti, e ne soffriamo. Piangiamo le lacrime di chi crede all’amore e vede solo guerre, litigi e lamentele. Passiamo da un personaggio all’altro, più volte al giorno, e nemmeno ce ne accorgiamo. Giudici e imputati ad un tempo. E con la Tua forza, Padre, a volte siamo come Te.

Lc 15    si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola:
«Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

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Le pietre

da DILI, TIMOR EST   Non hanno scelta: prendere o lasciare. Gli scartati non possono scartare. È facile comprare un povero per un paio di sandali, diceva il profeta Amos. Ed è ancora così. Chi invece ha più scelta, può scartare. A volte però scarta male, scarta l’opzione giusta. Così è con le persone. Ci permettiamo di scartarle, di amarle domani e non oggi, perché tanto avremo altre occasioni. E chi l’ha detto? Ogni incontro può essere costruttivo, pietra d’angolo di nuove amicizie, di nuovi inizi. Anche le pietre più piccole possono sostenere un albero. Ogni saluto, ogni sorriso, sostiene. Ma se non costruiamo, se buttiamo, altri lo faranno. Tocca a noi costruire un mondo nuovo. A noi che seguiamo Gesù, pietra d’angolo di una nuova terra.

Mt 21,33-45 Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».
Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta.

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Agli inferi

da DILI, TIMOR EST  La mente vede ciò che vuol vedere. Questo ricco non vedeva il povero alla sua porta perché il problema non lo riguardava. All’inferno lo nota ma solo per farsi servire dell’acqua. Non gli chiede perdono, non capisce nulla. L’inferno non serve, come non serve il carcere e non servono i castighi. Servono gli occhi, serve il cuore. Potremmo viaggiare nei paesi più poveri del mondo e non cambiare. Gli inferi non servono se non ti accorgi che ne sei complice, se non agisci per rimediare. Il male può anche diventare un gioco, la guerra un videogame firmato “La Casa Bianca”. Stare tra i dannati, tra i poveri, può essere pericoloso: ci si abitua. Io qui per ora non mi ci sono abituato ai bimbi che vendono uova ai semafori, al vecchietto che passa scalzo davanti a casa, alla nonna che viene a chiedere informazioni per il corso di inglese. A me viene un nodo alla gola e voglio che sia così. Il ricco si era abituato ai poveri, ecco perché si è dannato la vita. Perché non ha mosso un dito per aiutarli. Quel dito che ora vorrebbe intinto d’acqua a bagnargli la lingua. Come i cani che leccavano il povero.

Lc 16,19-31 Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

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Servire

da DILI, TIMOR EST Il Figlio dell’uomo non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti. E così anche noi vogliamo servire a qualcosa, a qualcuno. È così triste sentirsi inutili e il mondo è pieno di bisogni. Alleniamo gli occhi e il cuore perché più si serve, più si vede chi ha bisogno. Stare vicini a Gesù non porta alcun onore, porta molto di più. Stare alla destra e alla sinistra di Gesù porta a vedere gli altri dal suo punto di vista. Lo sguardo di chi ha deciso di bere il calice di ogni fatica per fare risorgere ogni miseria. C’è un’opera di riscatto da compiere. Sono troppi quelli che vivono prigionieri di ogni tipo di male: solitudine, ansia, miseria materiale e morale, ignoranza. Sono milioni di persone da liberare. Cone la donna della foto, non guardiamo alla nostra fatica. Lei è concentrata sul cibo che sta preparando per tutti. Se guardasse al contesto smetterebbe di servire. Altri riscatteranno noi.

Mt 20,17-28 mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici discepoli e lungo il cammino disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà».
Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dòminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

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Tutti fratelli

da DILI TIMOR EST  Molte pagine del vangelo sono rimaste inascoltate, altre sono così difficili che resteranno un miraggio. Questa però batte ogni record. Non è rimasta una pagina di carta, quello no. Il fatto è che è stata praticata letteralmente al contrario. Non fatevi chiamare maestro, padre, guida. Siete tutti fratelli di un solo Padre, sotto la guida di un solo Maestro. La fraternità universale, ecco cosa è venuto a insegnare Gesù. La cosa più difficile al mondo. Perché al mondo piace dividere le persone in categorie, creare caste, ordini, schiere. Angeli e arcangeli e poi preti, arcipreti e arcivescovi. Qui al prete invece che fratello, come ordina Gesù, si dice “amo”. Lo usavano gli schiavi per rivolgersi al guardiano nelle piantagioni portoghesi in Brasile. Serve dire altro? Perdonaci Signore. Perdonaci e intervieni.

Mt 231-12 Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

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Date

da DILI, TIMOR EST  Date. Ecco cosa dovete fare: dare. Date tempo, date idee, date fiducia. Date quello che avete, persino i soldi. Date misericordia. Solo le mani vuote possono essere colmate: date e vi sarà dato. Non siete uno stagno ma un fiume traboccante. Solo se lasciate andare l’acqua ne potete ricevere di più fresca. Date speranza, a tutti, sempre. Persino i più piccoli hanno volti che si chiedono cosa accadrà domani. Son passati i tempi romantici dei bimbi poveri “ma” sereni. Dategli risposte, siate voi la risposta. Domani sarò ancora con te, non ti lascio.

Lc 6,36-38 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati.
Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

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La luce

da TIMOR EST   Non un volto sfigurato da digiuni disumani. Non volti tesi nello sforzo di piacere a Dio e agli uomini. La terra è già colma di persone sfigurate da ogni dolore. Vogliamo forse aumentarlo? C’è sete di volti luminosi come il sole, sorridenti come bimbi. Volti di chi prega, di chi ha imparato che la forza viene dai minuti vissuti immobili davanti a Dio. Una preghiera così semplice che è ridotta al respiro, allo stare qui ed ora. Se solo lo credessimo, se solo ci provassimo. Ci riuscirono dei pescatori, abituati a preoccuparsi del domani, a immaginarsi il fondo del mare. Riuscirono a fermarsi e videro il cielo. Possiamo anche noi. Il sacri-ficio di Quaresima è fare-sacro del tempo da dedicare a Te. Con Te. Non si prega mai da soli: si prega sempre in solitudine con Gesù. E la luce entrerà nella nostra miseria.

Mt 17 Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

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Ripeti

da DILI, TIMOR EST   Lo dicevamo ieri: ci vuole una marcia in più per stare dietro al Maestro. È dunque per pochi? No, bisogna solo imparare a inserire la marcia senza paura, tutto qui. Gesù non ha mai chiesto nulla che non avesse prima chiesto a se stesso. Non è un dispensatore di consigli letti su libri scritti da altri. Siamo noi a ” leggere” lui, la sua vita, le sue azioni. Gli studenti dei nostri corsi di inglese sono entusiasti perché questa casa è “english zone”. Tutti sono tenuti a parlare inglese, l’insegnamento è pratico e tutto direttamente in lingua. Persino la ragazza della reception accoglie i genitori in inglese e, in caso di necessità, si autotraduce. È una novità. Così come lo era e lo è il Maestro Gesù, l’insegnante in azione, che non parla la complessa lingua della casta sacerdotale ma ti dice seguimi, fai come me. Non temere, ripeti, riprova. Lo Spirito ti insegnerà a parlare lingue nuove.

Mt 5,43-48   Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

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