La porta e lo spirito

Non è questione di tenersi per sé le perle di saggezza che abbiamo imparato dalla vita e i momenti santi che abbiamo vissuto. È invece una questione di capire se e quando condividere queste sante esperienze, perché non tutti sono in grado di recepirle. Ci sono tempi e momenti per ciascuno. Lo Spirito a volte ci suggerisce di parlare cuore a cuore con le altre persone, altre volte invece lo Spirito ci blocca e ci impedisce di comunicare. Ci chiede di attendere: Lui aprirà la porta stretta del cuore di ciascuna persona. Lui aprirà la via angusta per poter parlare al momento giusto delle cose giuste, risolvere questioni del passato, perdonarsi, confidarsi. Ricordiamolo sempre: la porta del cuore non si apre a spallate, ma con un soffio di Spirito.

Mt 7   Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti.
Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!».

Specchio

E se scoprissimo che non c’è poi una gran differenza tra noi e gli altri? Se capissimo che siamo molto più uniti e comunicanti di quanto crediamo? Con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. Più è intransigente il giudizio sugli altri, meno benevoli saremo con noi stessi. Meno saremo disposti al perdono, più difficile ci sarà accettare i nostri limiti. Se è vero – e lo è – che siamo un corpo solo, allora le nostre relazioni sono specchio della considerazione che abbiamo di noi stessi. Perché se all’apparenza nessuno può criticarci, in realtà siamo i più spietati giudici di noi stessi.

Mt 7,1-5    Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Voi di più

Voi volete più di molti passeri. Ma non dovete avere paura. Se continuerete ad avere paura gli uni degli altri non farete che sentirvi persone senza valore. Non abbiate paura degli uomini,  non abbiate paura degli altri esseri umani. Non passate dal disprezzo alla paura, dalla devozione al giudizio. Siate semplicemente voi stessi. La paura ahimè si trasmette e dicono sia la madre di ogni nostra colpa: per paura si giudica, per paura si uccide, per paura del domani si diventa tirchi ed egoisti. Non abbiate paura delle persone perché forse anche loro hanno paura di voi. “Prof, è meglio essere temuti o amati?”, chiedeva una ragazzina quindicenne affascinata da una vita di strada e risse. “Amati”, rispondeva l’insegnante, è molto meglio essere amati che essere temuti. Avere paura e incutere paura fa sentire terribilmente soli. Essere amati e amare è tutt’altra cosa. È cosa divina.

Mt 10,26-33  Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

Sereni

Ci piacerebbe proprio riuscire a vivere così almeno un giorno. Almeno una sera addormentarci affidando il domani al nostro Padre del Cielo con quella certezza di fondo, con quella fede assoluta che ci fa credere che l’unico modo per risolvere le nostre preoccupazioni è non pre-occuparci ma occuparci del presente, lasciando il domani al creatore del tempo. Sarebbe bello davvero, almeno una volta, una volta sola, riuscire a confidare le nostre ansie a chi l’ansia la può scacciare infondendoci in cuore serenità. Tutto è nelle tue mani Signore, e tu sai di cosa abbiamo bisogno ancora prima che te lo chiediamo. Il ricco teme di perdere i suoi tesori e il povero teme di non giungere a sera, ma tutti dobbiamo tornare bambini contenti di andare a dormire, sicuri che il domani, assieme alle sue pene, porterà le sue gioie. La vita diventerà un gioco dove gli ostacoli non sono fallimenti ma prove da cui uscire vincenti e divertiti.

Mt 6   Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

Il tesoro

Ogni volta che apro Facebook vedo foto di qualche persona di Timor Est che mostra pacchi di dollari guadagnati con fatica all’estero. Accumulàti al centro della baracca di lamiera, sembrano promettere un futuro radioso. Il povero cerca d’arricchirsi e il ricco veglia il suo tesoro ma, se è in terra, prima o poi scomparirà. Con il tesoro scomparirà il cuore, perché il tuo cuore sarà dove è il tuo tesoro. Cosa dunque è per te prezioso? Gesù ci dice di non accumulare tesori in terra ma in cielo. Accumulare sì, ma in cielo. Il mio tesoro è in cielo. Il mio tesoro è l’amore. Considero unica vera ricchezza sapere amare d’amore incondizionato, come Gesù. Accumuliamo capacità d’amare. Tutto il resto vale, ma solo per un istante.

Mt 6,19-23  Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.
La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!».

Nei cieli

Quanto ci infastidiscono quelli che ci accostano lungo la strada chiedendo aiuto. Credono di essere ascoltati a forza di parole e a volte è proprio così: sfiniti, cediamo. La nostra preghiera non dev’essere così. Il vangelo ce lo ripete ancora una volta: noi non siamo mendicanti di attenzioni da Dio. Se siamo figli chiediamo da figli: Padre nostro… Se siamo figli parliamo certi d’essere conosciuti, senza bisogno di spiegare a Dio chi siamo e cosa abbiamo bisogno. Il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Lo stesso vale nelle relazioni con gli altri. Non mendichiamo attenzioni e amore. Domandiamo, parlando senza paura e senza pretese. Tenendo conto che, diversamente da Dio Padre, spesso gli altri non sanno di quali cose abbiamo bisogno se non gliele chiediamo.

Mt 6    Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

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Nel segreto

Per essere ammirati, per essere lodati, per essere visti. Ecco il motivo che spinge molti a compiere opere sante, ahimè dissacrandole. C’è sempre, in fondo al cuore, un angolo buio che attende d’essere colmato da ammirazione e lodi della gente. Come garantirci da questo rischio? Il consiglio di Gesù è forte e chiaro: resta nel segreto. Agisci, fai il bene, e dimenticalo: non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra. E se il bene che compi non può essere nascosto perché è pubblico, puoi sempre chiedere la grazia di sentirti in imbarazzo di fronte ai complimenti e trovare un cambio rapido d’argomento. Che la gente se ne accorga o meno, il fiore sboccia comunque e Dio lo vede.

Mt 6   Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Ama sempre

Un vero mistero. Questa pagina sta davanti a noi come una parete di roccia verticale e Gesù ci dice: “forza, sali, altrimenti in cosa differisci da chi non mi conosce?”. Ma è un mistero. È lì da vedere, ma come capire da che parte iniziare la salita? Anzitutto facendo come Gesù, cioè ammettendo che abbiamo dei nemici. Gente che ci ha ferito, danneggiato, che ha cattive intenzioni verso di noi. Smettiamola di fingere che sono tutti buoni, che ci vanno tutti bene. Consapevolezza dunque, essere cosciente di chi ci è nemico, non amico. E poi guardarlo come lo guarda Dio, e Dio lo guarda come guarda te. Con amore. Perché tu puoi anche non essere amico di Dio, ignorarlo e disprezzarlo, ma lui non cesserà d’amarti. Amico o nemico, buono o cattivo che tu sia.

Mt 5,43-48   Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Lascia

Occhio per occhio, dente per dente, vita per vita.  È la regola base della reazione che deve essere pari – non superiore – al male subìto. È evidente che non ci siamo ancora arrivati. Nelle nostre città si uccide per un parcheggio rubato, per una partita persa, per un messaggio di troppo alla ragazza. Amicizie che durano da una vita sono troncate da una sola parola sbagliata. La nostra reazione al male ricevuto è sempre esagerata. Dunque sarà bene non considerare la legge del taglione un’usanza primitiva: noi non ci siamo ancora arrivati. La parola di Gesù è quindi fantascienza? No. È Vangelo, che significa “buona notizia”. È possibile saltare direttamente dalla brutalità degli istinti alla vita evangelica. Da un’esagerazione all’altra. Non si tratta di ridurre la forza e di frenare ma di invertirne la direzione. A chi ruba, lascia. A chi chiede, dai.

Mt 5,38-42. Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio” e “dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.
E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due.
Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle».

https://buonodentrobuonofuori.com/come-aiutarci/ Grazie!

Sfinite

A pensarci bene, questa pagina è impressionante. Predicate che il regno dei cieli è vicino: guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demoni. Accadono ancora queste cose nella Chiesa? Certamente di prediche ne abbiamo ascoltate tante, ma di guarigioni, esorcismi e resurrezioni probabilmente non abbiamo mai avuto esperienza diretta. A messa si va e si ascolta la predica. Difficilmente qualcuno esce di chiesa guarito o liberato dai suoi demoni. Forse abbiamo sentito parlare di qualche stravagante sacerdote o mistico che opera guarigioni ma – appunto –  sono considerate persone strane, fuori dalla norma se non addirittura fuori dalla Chiesa. In questa pagina Gesù conferisce questo potere ai dodici discepoli ma, in altre pagine del vangelo, questo potere è dato a ciascuno di noi. Un potere che Gesù ci invita a usare senza trattenerlo per noi: gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Così, come nulla fosse, ci viene detto che abbiamo il potere di scacciare il male, in quanto discepoli. Attorno a noi ci sono folle di persone stanche e sfinite. Noi le guardiamo e abbiamo il potere di guarire, risuscitare, scacciare i demoni.

Mt 9   Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».