Molto di più

da Dili, Timor Est     Viste da qui, le cronache dei saccheggi compiuti a Milano da bambini e adolescenti infuriati fanno un effetto veramente forte ed è ovvio, ahimè, che oscurino il resto delle proteste pacifiche. Una parola si sente gridare spesso da questi delinquenti: “Ho il diritto!”. Sin dai banchi di scuola, abbiamo costruito una società di diritti senza doveri, abbiamo avuto paura di educare alla fatica e al senso dell’attesa e questi sono i risultati. Forse abbiamo costruito anche una Chiesa di diritti senza doveri? Potremmo chiamarlo “il diritto ad una bella Messa senza il dovere di andarci”. Abbiamo il dovere di essere testimoni adulti e responsabili perché abbiamo ricevuto tantissimo. Non possiamo permetterci di tentennare ed essere credenti tiepidi ed evangelizzatori mancati. Ci verrà chiesto conto della quantità di stimoli spirituali che abbiamo avuto a disposizione e che non abbiamo messo a frutto, ognuno faccia i suoi conti. A me stesso io domando: vivere immerso nella miseria materiale e morale ti cambia o sei sempre lo stesso? Vedere da vicino quanto è ardua la lotta quotidiana per vivere, per curare un proprio caro, per far studiare un figlio, ti converte o resti uno spettatore? Ti rendi conto di quanto hai ricevuto nello spirito e nella materia o ancora frigni perché non hai di più? A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più. Gesù lo diceva spesso: per molto meno, c’è gente che crede molto di più.

Lc 12,39-48   Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

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Siate pronti

da Dili, Timor Est   Siate pronti, sempre pronti ad aprire la porta. Come possono capitarvi cose belle se non siete pronti a riceverle? Mentre state svegli e vigilate, arriva il padrone a servirvi perché la vostra attesa lo ha commosso. “Vigilare significa badare con amore a qualcuno, custodire con ogni cura qualche cosa di molto prezioso. Rimanere svegli, essere attenti. Dunque veglia la sposa che attende lo sposo, la madre che attende il figlio lontano. Veglia l’infermiere accanto al malato, il monaco nella preghiera notturna. Vegliano gli uomini e le donne che sono pronti a raccogliere i segnali di aiuto dei loro amici nel pericolo, dei loro fratelli nel dolore, del loro prossimo nella difficoltà. Veglia una società civile che coglie prontamente i segni del proprio degrado, che si erge contro la corruzione dilagante, che contrasta la disaffezione nei confronti del bene comune, che non si rassegna alla deriva delle sue istituzioni pubbliche. Vigilare è la capacità di ritornare a prendersi il tempo necessario per avere cura della qualità non puramente clinica e commerciale della propria vita.”*   E non dimentichiamo che il primo a non dormire mai è Gesù. Lui veglia su di noi, in ogni attimo. Ed è in quell’attimo, nell’attimo presente, che entra e ci serve.

Lc 12,35-38  Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!».

*Carlo Maria Martini, Sto alla porta, 1992

Gli eredi

da Dili, Timor Est   Ciò che lasceremo in eredità non sono i nostri granai né la grana. Vera eredità è il bene che abbiamo fatto e insegnato a fare. I gesti di generosità, il perdono, l’ascolto, il duro lavoro, il modo d’affrontare le difficoltà sorridendo, la speranza in un mondo migliore. Ogni opera di misericordia, questo è ciò che i nostri figli erediteranno davvero. Se lasceremo loro grandi ricchezze ma accumulate con cupidigia, saranno una santa eredità? Bè certo, col granaio pieno si sta meglio, ma ciò non rende necessariamente migliori. Lo vediamo spesso in generazioni che hanno tutto, eccetto la gioia. Ogni giorno, ogni istante, diamo in eredità ciò che siamo. La vita ci è richiesta costantemente dagli altri, che si aspettano qualcosa da noi. Cosa trovano? Il nostro miglior testamento è il nostro modo di vivere, il nostro modo di spendere la vita, di non trattenerla tutta per noi con la cupidigia di chi non riesce a dare.

Lc 12,13-21  uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

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La stessa faccia

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da Dili, Timor Est    È proprio vero che Gesù non guardava in faccia a nessuno? In che senso siamo tutti uguali?

Mt 22,15-21   i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.
Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».
Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».
Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2026-10/papa-leone-xiv-intervento-gemeli-margaritora-viaggio-sudamerica.html

La discolpa

da Dili, Timor Est   Se non avete colpa, non preoccupatevi di come discolparvi. Se però avete colpe, non bestemmiate lo Spirito santo, cioè non dite che non può sanarvi all’unico che può farlo. In effetti il gioco è sempre qui: passare dal discolparsi al chiedere perdono e sono due cose completamente diverse. Spesso passiamo ore a preparare la nostra difesa cercando argomenti di discolpa. Se togliessimo la parola alla nostra mente e la dessimo allo Spirito, ci potrebbe suggerire in quel momento cosa dire: scusami, ho sbagliato. La più disarmante di tutte le argomentazioni, ma pure la più difficile. Accade spesso così di fronte al male. Accade che cerchiamo di negarlo per non dover chiedere scusa e rimediare. Davanti agli effetti del colonialismo, delle guerre, degli squilibri economici, non si reagisce dicendo “Che vergogna, come posso rimediare Signore?”. Piuttosto si cercano argomenti di ogni tipo, con l’unico fine di discolparsi: “Dovrebbero darsi da fare, perché non sviluppano questo e quello, bisognerebbe far capire che….”. Ma solo lo Spirito ci dirà la parola giusta e il suo pensiero.

Lc 12,8-12  Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio.
Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato.
Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire».

https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2026-10/papa-leone-xiv-gemelli-aggiornamento-16-ottobre-2026.html

Papa Leone celebra messa in ospedale (foto Vaticannews)

Migliaia

da Dili, Timor Est    Migliaia di persone si accalcano qua e là, ognuna rincasa presa dalla sua vita e dai suoi segreti. Ci sorpassiamo e calpestiamo a vicenda pur di arrivare ognuno alla nostra meta. Due lieviti in questa massa: quello dell’ipocrisia che fa aumentare le distanze, le falsità e la sicurezza di poter andare avanti con una doppia faccia che invece prima o poi verrà svelata. L’altro è il lievito del regno di Dio, simile a quello che una donna mescola con la farina. Gesù, nell’Eucaristia, è un pane senza lievito. Lascia a noi decidere quale usare. Se calpestare gli altri a colpi di ipocrisia pur d’arrivare, o se crescere nell’amore silenzioso. Altro invece sono i misteri. Non vi è nulla di segreto nei misteri, realtà difficili da capire con la sola mente. È un mistero la malattia che uccide il corpo. Un giovane dolce Papa come Leone, aggredito da un tumore, è un mistero. Mistero è la vecchiaia, mistero ogni sofferenza. Ma Gesù non ha segreti, ha pianto in pubblico davanti alla morte. E noi ci fidiamo di lui.

Lc 12,1-7    si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda, e Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli:
«Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze.
Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui.
Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!».

Una sola risposta

da Dili, Timor Est     I dottori della legge di Dio ne hanno gettato la chiave di lettura, così hanno potuto interpretarla a modo loro facendola diventare una legge umana, la legge del “non si può”. Piuttosto che far entrare il popolo nella conoscenza diretta della legge, hanno rinunciato loro stessi a entrarvi e Dio da mistero è diventato un segreto. Così segreto che nemmeno loro ne ricordano più il nome: non restano che quattro consonanti impronunciabili. Da allora siamo convinti che Dio sia cattivo e, di riflesso, abbiamo paura gli uni degli altri, facendone dei mostri. Paura alimenta paura e il mondo diventa violento. Non abbiate paura, risuona di continuo nel vangelo. Soprattutto non abbiate paura di Dio perché la sua è una legge d’amore e lui è il primo a rispettarla. Spesso l’unico. Molti sono gli argomenti di cui parlare ma la risposta è sempre una: la legge di Dio, nascosta in ogni cosa, è l’amore.

Lc 11,47-54    Signore disse: «Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi testimoniate e approvate le opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite.
Per questo la sapienza di Dio ha detto: “Manderò loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno”, perché a questa generazione sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccarìa, che fu ucciso tra l’altare e il santuario. Sì, io vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione.
Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito».
Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca.

Tu instancabile

da Dili, Timor Est      Voi uomini della religione, di ogni religione, voi caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!  Tu invece, Gesù, i tuoi pesi te li porti. Per primo tu dai l’esempio. Tu, il grande pescatore di uomini, instancabile cercatore di anime, ci ripeschi da ogni male e ci inviti a seguirti. Se anche restassi solo al mondo, tu continueresti a lanciare la tua rete. Non hai mai caricato gli altri di pesi che tu per primo non stessi già portando. Tu non sei un sacerdote delle grandi religioni, che dal trono guarda gli altri vivere. Tu sei il figlio dell’uomo, il tuo altare è il mondo, il tuo calice sono i nostri cuori con il bene e il male che contengono, con le gioie e con i dolori. Tu ci porti tutti sulla croce, caricata sulle tue spalle. Tu sei la verità del mondo e della vita, incontenibile in alcuna religione, tu sei il Cristo, la Sapienza di Dio infusa in ogni atomo che compone questo bellissimo mondo. Sta a noi usare questa materia per fare il bene o il male, seguirti e pescare con te o lasciare la gente affondare negli abissi della sua solitudine, caricata di pesi insopportabili. Tu che ci chiami a seguirti, insegnaci l’amore incondizionato. Ci basti la gioia di avere te per maestro.

Lc 11,42-46   il Signore disse: «Guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».
Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: «Maestro, dicendo questo, tu offendi anche noi». Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!».

https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2026-10/papa-leone-xiv-operazione-nodulo-polmone-gemelli-vaticano.html

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Nel piatto

da Dili, Timor Est    Poche storie, nessuna scusa: Date in elemosina quello che avete dentro il piatto e il cuore. Parole dirette di Gesù, che provoca il padrone di casa non lavandosi le mani secondo tradizione. Insomma: se non nutri anche gli altri, hai le mani sporche. Gesù pone fine alle religioni che attribuiscono solo a Dio il bene e il male, insegnando che solo a lui spetta nutrire i suoi figli. Siamo figli dello stesso padre, dice Gesù, quindi fratelli. Sta a noi essere perfetti come il Padre, nutrirci gli uni gli altri, accudirci, prenderci cura degli altri. La terra da cui scrivo vanta di essere il paese, in percentuale, più cattolico del pianeta dopo lo Stato Vaticano. Mi diverto spesso a provocare i giovani: se è vero che siete i più cattolici del mondo, perché ci sono così tanti poveri e bimbi malnutriti? Che cosa vi suggerisce il Signore durante le bellissime processioni, i rosari di quartiere, le devozioni e le novene di cui è piena la vostra vita? Cosa insegnava Gesù, il digiuno o la condivisione? Sono provocazioni senza confini, che interrogano tutti noi.

Lc 11,37-41     mentre Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo.
Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro».

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Come vedete dalle foto satellitari, gli incendi che stanno devastando le foreste indonesiane sollevano un fumo di tale quantità da raggiungere anche Timor Est dove il cielo non è blu ma giallo/grigio da ormai tre giorni.

Questa generazione

da Dili, Timor Est   Non so se questa generazione è una generazione malvagia. Non so cosa diventeranno questi bambini, cresciuti nelle strade della capitale. Finché si è piccoli, tutto è un parco giochi e la natura aiuta ancora, anche in città, a vivere una vita semplice fatta di tanti amici e qualche straniero in riva al mare. Poi si cresce e la prospettiva è quella di andarsene lontani, non per ascoltare Salomone ma per cercare qualche dollaro.   C’è sempre qualcuno che, per molto meno, crede molto di più alla vita. Per un dollaro lascia la famiglia, per un titolo di studio passa notti intere a studiare testi in lingua straniera. C’è sempre qualcuno che, per avere ciò che noi abbiamo trovato nella culla, lotta e sogna per anni. E, grazie a Dio, c’è sempre qualcuno che gli tende una mano, che costruisce ponti, che allevia i pesi di una vita colma di ostacoli e così, forse, anche la miseria serve a qualcosa. A qualcuno. A te.

Lc 11,29-32    mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:
«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.
Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2026-10/papa-leone-xiv-annuncio-operazione-nodulo-polmone.html