In corsa

da Dili, Timor Est  Maria si alzò e andò in fretta. La fretta, ecco cosa avverto in questa città di lamiere, piena di vita riaggiustata, di gente che ce la mette tutta per tirare avanti più in là possibile. La fretta. Siamo convinti di essere noi gli stressati sempre in corsa e certo lo siamo. Ci immaginiamo che nei paesi più poveri si viva una vita non invidiabile ma per lo meno calma. È l’idea romantica della povertà che colleghiamo all’idea della semplicità e della vita di campagna. Ma i poveri, vi assicuro, vanno di fretta perché hanno poco tempo.     Life is now, dicono, e il domani è incerto anche a vent’anni.  C’è poco da far ferie… Non c’è ferragosto qui, dove ogni giorno è uguale all’altro sotto lo stesso sole infuocato, senza stagioni. Ma in questa fretta c’è vita, c’è un traguardo da tagliare, un’alba in più da raggiungere sperando che porti pace al cuore sempre in ansia per il domani.

Assunzione di Maria Lc 1    in giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Buona Assunta a tutti!

Autentici

da Dili, Timor Est   Che non convenga sposarsi è ormai opinione comune e i motivi sono i più vari. La domanda più forte è piuttosto su chi non si sposa (si fa eunuco) per il regno dei cieli. Gesù infatti parla di chi si rende eunuco da sé contrapposto a chi è reso tale dagli altri. Ciò che fa la differenza è dunque la scelta personale. Imporre e forzare la vita in solitudine è fuori dalla visione di Gesù. Lui non impose mai ai suoi discepoli di farsi eunuchi.   E fu così per circa quindici secoli. C’è molto da riflettere. O forse non occorre, dato che Papi e Vescovi han già detto tutto questo. Ci sarebbe solo da decidere. Lo constato ogni giorno, anche qui: ciò che conta è essere persone autentiche e capaci di amare senza interessi. Buoni operai del Vangelo capaci di saldare legami di umanità.

Mt 19,3-12    si avvicinarono a Gesù alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?».
Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: “Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne”? Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
Gli domandarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e di ripudiarla?».
Rispose loro: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all’inizio però non fu così. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un’altra, commette adulterio».
Gli dissero i suoi discepoli: «Se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi».
Egli rispose loro: «Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».

Ieri sono arrivato a Dili dopo un lungo viaggio di 4 giorni. Tutto è andato bene e ora mi dedico anche io al progetto di  allargamento della casa.

Semi di pace

da Aeroporto di Denpasar, Bali, Indonesia    Quando leggerete queste parole probabilmente avrò già lasciato questo aeroporto e sarò in volo verso Timor Est. A causa dei vari ritardi, il biglietto che avevo acquistato è andato perso ma non è stato difficile comprarne un altro. Non è sempre stato così. Ricordo i racconti dei missionari che ho conosciuto negli anni passati, suore e preti che hanno vissuto l’occupazione indonesiana. Pare ieri, ma era ormai dieci anni fa, che padre Locatelli mi mostrava nella foresta vari luoghi, raccontandomi di stragi, sepolture, morte. Quante volte dovrò perdonare?Quando vedo timoresi e indonesiani parlare tra loro, mi domando se i loro genitori si sono ammazzati. Avranno risentimenti nascosti? Sono riusciti a perdonarsi? Hanno tentato di riparare il male commesso? Non possiamo leggere i cuori altrui. So però che ora timoresi, indonesiani e italiani, stiamo costruendo insieme le nuove aule di Uma Matak. E anche questo è un seme di perdono e di un Mondo nuovo.

Mt 18   Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?».
E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano.

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Ti segue

da DOHA, Qatar   In un hotel a 5 stelle, dove ci hanno sistemato in attesa del prossimo volo, noto una colomba alla finestra. Sono proprio dappertutto, mi dico, si adattano ad ogni ambiente. Fossimo così anche noi… Fuori ci sono 53 gradi percepiti eppure sta tranquillamente sul mio davanzale. Proprio come lo Spirito che come una colomba silenziosamente si posa e ti segue ovunque tu sia. Suggerisce ciò che vale la pena di chiedere, suggerisce come mettersi d’accordo nel chiedere, suggerisce di mettersi d’accordo anzitutto con Lui.

Mt 18,15-20  
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Nessuno si perda

da Aeroporto Malpensa   È freddo l’aeroporto di notte, freddo e deserto nonostante sia agosto. Il lungo viaggio verso Timor Est si è già allungato per un forte ritardo che mi terrà fermo a Doha ventiquattro ore. In fila con me, centinaia di persone attendevano. Il ragazzino bengalese mi spiega che è la prima volta che torna a casa in sei anni di lavoro a Milano. Starà là una decina di giorni, le ferie che ha. “Suora ho fame”, fa lo spavaldo parlando a delle suore africane. Sarà difficile intimidirle, mi dico, hanno appena chiesto la coincidenza per Kigali, Rwanda. Sono giovani, ma certamente nel ’94 c’erano già. Cosa avranno visto? Saranno Hutu o Tutsi? Intanto un signore italiano fissa la mia grande borsa. Gli piace, si vede, e ha ragione. Piace anche a me. Ripasso mentalmente il contenuto: le medicine per un papà, le scarpe rosa per la ragazzina e quelle bianche per sua mamma e quante altre cose. Arriveranno in città o nella foresta con un unico scopo: non fare sentire dimenticati. Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? È volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda.

Santa Chiara d’Assisi Mt 18  i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse:
«In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.
Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».

Se non lo getti

Se non sai cosa sta facendo il contadino che semina, lo scambi per un matto che butta in terra il frutto di tante fatiche. Gettare e seminare sono lo stesso gesto, ma non la stessa cosa. Così, con gli occhi del mondo tante azioni non hanno senso ma in Dio hanno un significato eterno. Le attenzioni che diamo agli altri, la cura che ci perdiamo di loro, tutte le energie che dedichiamo alla causa del Vangelo, possono sembrare un inutile spreco a chi non vede le cose con gli occhi di Dio. Se invece tutto è visto avvolto nel regno dei cieli, allora i matti diventano sapienti e il perdere la vita significa trovarla.

Gv 12,24-26    Gesù disse ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà».

Stasera partirò per Timor Est. Secondo i programmi, arriverò a Dili quando in Italia sarà il mattino di mercoledì 12. Un grazie di cuore a tutti voi, che vi siete lasciati coinvolgere dall’avventura più bella: dare la vita, dare il tempo, per chi da solo non potrebbe fare altro che continuare a sognare da lontano un mondo migliore.

“Le radici non sono confini, ci danno la forza di raggiungere gli altri”.

Cammina

Leggiamo in parallelo i vangeli di oggi per constatare che sì, è vero, a volte camminare in mezzo alla gente seguendo il Vangelo è proprio come camminare sulle acque. Da un momento all’altro si può sprofondare, essere inghiottiti come agnelli che camminano in mezzo a lupi. Se si vuole seguire il Vangelo di Gesù non bisogna fare troppo gli spiritosi. C’è da essere astuti come i serpenti e docili come le colombe. Il male esiste e, oggi più che mai, è fatto di instabilità come l’acqua su cui camminava Pietro. Siamo in un mondo di selfie, ci specchiamo tutto il giorno come Narciso nell’acqua in cui affondò. Se davanti a noi sta Gesù, se camminiamo perché lui ce lo ordina e ci dice vieni, allora ci possiamo fidare che, passo dopo passo, riusciremo a compiere il nostro cammino.

Mt 14,22-33Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

Rito ambrosiano Mt 10,16-20 Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi».

Domani partirò per Timor Est, dopo due mesi esatti in Italia. Grazie alla generosità di molti, il progetto Expansion ha avuto inizio ed è bene che io sia presente per dare una mano. Ringrazio di cuore tutti quelli che ho potuto incontrare e che mi hanno offerto ascolto, amicizia e aiuto. Molti altri avrebbero voluto incontrarmi ma il tempo di ferie ha reso difficile vedersi. A tutti il mio grazie! Come sempre rimaniamo legati attraverso la Locanda della Parola.

Con un soffio

Tutti si agitano e scalpitano. Il demonio butta nel fuoco e nell’acqua il ragazzo posseduto. Il padre si getta in ginocchio davanti a Gesù. E possiamo immaginare con quanti sforzi i discepoli avessero tentato di scacciare il demonio. Poi arriva Gesù che in un secondo risolve tutto e spiega: non l’avete guarito per la vostra poca fede. La fede deve essere pari a un granello di senape, non di più. Chi ha poca fede conta su grandi gesti, grandi cerimonie, potenti suppliche. Chi invece ha una forte fede sa che deve agire nel silenzio, nella pace, con un soffio. Come il soffio che trasporta il piccolo seme, lo fa passare ovunque sinché arriva lontano, senza fare rumore. La fede agisce nella sottile dimensione dello Spirito. Non sposta le montagne spingendole, ma semplicemente con un sorriso. Probabilmente fu così che Gesù minacciò il demonio. Quella bestiaccia scappa davanti a chi, pur nella difficoltà, resta calmo e  sorride.

Mt 17,14-20    si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio e disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio! È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell’acqua. L’ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo».
E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo qui da me». Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito.
Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in disparte, e gli chiesero: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli rispose loro: «Per la vostra poca fede. In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: “Spòstati da qui a là”, ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile».

Lunedì 10 agosto partirò per Timor Est, dopo due mesi esatti in Italia. Grazie alla generosità di molti, il progetto Expansion ha avuto inizio ed è bene che io sia presente per dare una mano. Ringrazio di cuore tutti quelli che ho potuto incontrare e che mi hanno offerto ascolto, amicizia e aiuto. Molti altri avrebbero voluto incontrarmi ma il tempo di ferie ha reso difficile vedersi. A tutti il mio grazie! Come sempre rimaniamo legati attraverso la Locanda della Parola.

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L’eterno scultore

“Alla fine l’hai trovata la tua missione, la tua passione, l’hai trovata! – mi diceva ieri una cara lettrice salutandomi per l’imminente partenza – Un passo alla volta si è chiarita ed ora vai con gioia”. È vero, un po’ alla volta viene fuori, sempre più chiaro, dove, per quanto e per chi dobbiamo dare la vita. Se il blocco di marmo non volesse perdere pezzi, la scultura che contiene non verrebbe fuori. Ma perdendo, lasciando, poco alla volta emerge il disegno. Fidiamoci dell’eterno scultore, dell’eterno Creatore.

Mt16,24-28   Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni.
In verità io vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il Figlio dell’uomo con il suo regno».

Lunedì 10 agosto partirò per Timor Est, dopo due mesi esatti in Italia. Grazie alla generosità di molti, il progetto Expansion ha avuto inizio ed è bene che io sia presente per dare una mano. Ringrazio di cuore tutti quelli che ho potuto incontrare e che mi hanno offerto ascolto, amicizia e aiuto. Molti altri avrebbero voluto incontrarmi ma il tempo di ferie ha reso difficile vedersi. A tutti il mio grazie! Come sempre rimaniamo legati attraverso la Locanda della Parola.

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Il suo volto

Gesù di Nazareth era un maestro di vita e dunque di preghiera. Una preghiera assoluta, personale ed interiore. Una preghiera senza libri, senza nemmeno liturgia, fatta di meditazione pura e silenziosa, che ti fa passare la barriera del tempo e dello spazio ed entrare in contatto con Dio e con chi vive in lui. Allora, nella meditazione silenziosa, nella preghiera del cuore, è possibile parlare con chi non è più su questa terra o con chi è quaggiù ma distante da noi. Lì, nel cuore dove Dio abita, tutti siamo uno e possiamo parlare con volto luminoso, splendenti di quella gioia che possiede chi sa di essere ascoltato e capito all’istante.

Trasfigurazione Mt 17,1-9   Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

Lunedì 10 agosto partirò per Timor Est, dopo due mesi esatti in Italia. Grazie alla generosità di molti, il progetto Expansion ha avuto inizio ed è bene che io sia presente per dare una mano. Ringrazio di cuore tutti quelli che ho potuto incontrare e che mi hanno offerto ascolto, amicizia e aiuto. Molti altri avrebbero voluto incontrarmi ma il tempo di ferie ha reso difficile vedersi. A tutti il mio grazie! Come sempre rimaniamo legati attraverso la Locanda della Parola.

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