Tommaso

da DILI, TIMOR EST  Non mi stancherò mai di ringraziare Tommaso. Con un po’ di invidia…

Gv 20   La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

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Non dissero niente

da DILI TIMOR EST  Le donne, dopo aver incontrato un angelo nel sepolcro, uscirono e fuggirono via dal sepolcro, perché erano piene di spavento e di stupore. E non dissero niente a nessuno, perché erano impaurite. Così terminava il vangelo di Marco, dicono gli studiosi. Più tardi l’evangelista aggiunse un secondo finale, che è la pagina che leggiamo oggi. Certo è che la prima finale è molto suggestiva e spinge a farsi molte domande. Una fra tutte: se non dissero niente a nessuno, come fece Marco a raccontare che non dissero niente a nessuno? Insomma, lo dissero eccome. Magari non subito, ma lo dissero. Perché dunque Marco fece inizialmente terminare così il Vangelo? Forse per inquietarci la coscienza: sei forse tu come quelle donne? Hai paura a parlare della resurrezione e non dici niente a nessuno?

Mc 16,9-15 Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero.
Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch’essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro.
Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura».

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Già era l’alba

da DILI, TIMOR EST  Un po’ come quando si accetta una sigaretta solo perché l’amico apre il pacchetto. Un gesto abituale per fingere di fare qualcosa. Erano andati a pescare, giusto perché Pietro aveva preso l’iniziativa. Veniamo anche noi con te! Ma non presero nulla, perché non stavano facendo nulla. Non stavano pescando con intenzione. Può capitare che, dopo eventi che sconvolgono la vita, anziché euforia giunga invece un senso di vuoto: e adesso? La cena, l’arresto, il tradimento. Poi la morte in croce, la sepoltura e poi di nuovo l’incontro con lui. Tutto in tre-quattro giorni. Con linguaggio moderno diremmo che c’è un lutto da elaborare, e pure il fallimento del tradimento. Gesù infatti era risorto, ma da solo. Loro non avevano avuto alcuna parte. Il loro contributo era finito al canto del gallo. Pietro si buttò subito in acqua, perché voleva buttarsi tra le sue braccia. Ma non lo fece, non parlò. Nessuno parlò. L’unica voce che si sentiva era quella di Gesù. Sapevano bene che era lui. Parlava, cercava di tranquillizzarli con parole e gesti da madre: venite a mangiare, diceva dando pane e pesci. E il fuoco li asciugava mentre la testa bruciava di pensieri.

Gv 21,1-14   Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

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Di corsa

da DILI, TIMOR EST  Ci avete fatto caso? I due discepoli di Emmaus cenarono con Gesù, lo riconobbero, corsero fino a Gerusalemme per dirlo agli Undici e agli altri e, mentre parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Poi, questa volta non nella locanda ma nel cenacolo, Gesù mangiò. Prova insistente che non si trattava di una allucinazione né di una visione. Come si saranno sentiti quei due? Come avranno vissuto dopo quella giornata? Come vivremmo noi se dovesse capitarci una cosa simile? Aiutaci, Signore, perché spesso parliamo di te e tu sei in mezzo a noi ma invisibile, non in persona. Non mangi davvero ciò che cuciniamo, non abbiamo la gioia di aprire il frigo col cuore in gola e scaldare qualcosa per te. Non vogliamo che la tua presenza sia solo uno sforzo di immaginazione. Vorremmo veramente mangiare con te in persona, veramente constatare che tutto questo non è solo nella nostra testa. E invece probabilmente anche oggi mangeremo con chi ci sarà, e forse non sarà nemmeno chi vorremmo. Tu non ci sarai, ma proveremo a trattare chi ci sarà come tratteremmo te. Sappi però che non è facile. Ci manchi, ci manchi così tanto che forse abbiamo smesso di desiderarti. Tu sai dove siamo. Renditi presente. Almeno il tempo di un boccone, di un bicchiere d’acqua.

Lc 24,35-48    i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.
Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

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Nella locanda

da DILI, TIMOR EST Ovunque io la legga, questa pagina mi fa sempre pensare a quel giorno del 2014, quando dovevo decidere il nome di questo sito. Non è scritto, ma ho sempre immaginato che il luogo dove i due discepoli invitarono quel forestiero fosse una locanda. Resta con noi, perché si fa sera. Ed egli entrò per rimanere con loro. Dopo averlo riconosciuto nello spezzare il pane, tornarono a Gerusalemme incuranti del buio, con un cuore ardente di Parola e Pane eucaristico. Da qui il nome “Locanda della Parola”. Un breve commento ispirato dal Vangelo della Messa del giorno, per riprendere il cammino senza indugio. Un attimo di sosta con il maestro, che ci ascolta e ci racconta di lui.

Di tanto in tanto, i vari testi della “Locanda” diventano libri cartacei, per aiutarci a non dimenticare. Li trovate tutti a questa pagina https://buonodentrobuonofuori.com/il-libro/ specialmente l’ultimo, appena uscito.

Lc 24,13-35 in quello stesso giorno, [il primo della settimana], due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto.
Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

L’ho visto

da DILI, TIMOR EST   Apostola degli Apostoli, così era chiamata Maria Maddalena.* Fu la prima a vederlo, la prima ad annunciarlo: Ho visto il Signore! È dunque la prima evangelista. I vangeli infatti non sono dei libri, scritti a tavolino partendo dalla prima pagina. Sono appunti di testimonianze orali, e la prima è esattamente quella di Maddalena: Ho visto il Signore! Non occorreva altro, tutti sapevano di chi stava parlando e cosa era accaduto al Signore. Poi le pagine aumentarono, destinate a chi leggeva a distanza di tempo e spazio. Destinate a noi, che crediamo pur non avendolo visto. Da vedere e da mostrare non abbiamo che le opere di misericordia compiute nel suo nome. Non ho visto il Signore, ma ho visto persone che amavano come lui. Per questo credo.

Gv 20,11-18 Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto».
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”».
Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

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Quello che è

da DILI, TIMOR EST Ieri pomeriggio ho lasciato la strada principale e mi sono inoltrato dove la vita è quella che è. Ecco cosa ho visto il pomeriggio di Pasqua.

Con timore e gioia grande cerchiamo di dire che Cristo è risorto. Gioia, perché sappiamo di essere dove ci è stato chiesto di essere. Timore, perché sappiamo che è difficile credere. Lo è per noi, che pur abbiamo visto miracoli e ricevuto grazie. Lo è ancora di più per chi dalla vita e dagli uomini ha ricevuto poco o nulla. L’angelo rimosse la pietra con la sola forza della luce. Illuminaci Gesù, rasserenaci. Rimuoveremo pietre di povertà, pareti di indifferenza e odio. Risusciteremo i depressi e gli sfiduciati, i tristi e i soli. Illuminaci Gesù, e crederanno che la tua risurrezione è per tutti, non per te solo. Ma finché ci sarà un abbandonato in un sepolcro di solitudine, nemmeno la resurrezione strapperà un sorriso.

Mt 28 Dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba. Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte. L’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: «È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete». Ecco, io ve l’ho detto».
Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».

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Stupore

da DILI, TIMOR EST  Il mare e il cielo cambiano colore. Se stai con Gesù, se lo segui fin sotto la croce, se piangi al sepolcro, se piangi per tutti i sepolcri della tua e dell’altrui vita, tu lo vedrai. Vedrai tutto cambiare. Gli abissi e le altezze non saranno più ostacoli alla tua piccolezza. Per te si coloreranno come il disegno di una bimba. Non piangere. Ma se non riesci e piangi, fallo ai piedi di Gesù. Coltiva la sua presenza, vivi ogni attimo, ogni pensiero ed emozione, con lui. Parlagli di tutto, e lui ti farà sentire la sua presenza.

Buona Pasqua!

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In attesa

da DILI, TIMOR EST  Stamattina sentivo che in questo bar avrei trovato qualcosa che mi parlasse del sabato santo. L’anziana cinese danzava in abiti tradizionali davanti al suo cellulare, mentre non potevo trattenermi dal fotografarla. Poi mi ha mostrato soddisfatta il video postato su TikTok. Le era bastato un tasto per essere ringiovanita di trent’anni. Guardandomi attorno, non pare che ieri pomeriggio Dio sia morto. Il tempo lo si azzera con un dito, non occorre risorgere. Ho pensato che se Tu fossi stato qui, sulla sedia vuota dove ho posato il casco, mi avresti preso dalle mani la macchina fotografica per sorridere con me e con lei. Quando ci vedi allegri, tutto è compiuto per Te. È il nostro pianto che non sopporti, la nostra sofferenza. Mentre noi danziamo per strapparci un sorriso, tu agli inferi interrompi la danza macabra della morte e cambi musica, annunciando il Regno dell’amore a chi non ti conosce. Noi con Te siamo la luce del mondo, siamo il tuo sorriso in attesa del tuo ritorno.

SABATO SANTO Lc 23 Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe di Arimatea; esse osservarono il sepolcro e come era stato posto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo come era prescritto.

Giacomo Borlone de Buschis, 1485, Oratorio dei Disciplini di Clusone, Bergamo, Danza macabra.

Agli inferi

da DILI, TIMOR EST  Stamattina sono entrato in una piccola chiesa lungo la strada, fuori città. L’Eucarestia di ieri era attorniata da fiori e luce e le croci erano pronte per oggi pomeriggio. Solo un insetto era davanti a questo splendore. Mi sono chiesto come mai non ti bastò l’incarnazione. Scendere in terra non era forse già molto? Camminare nella storia delle persone, impolverarsi dei nostri deboli pensieri, cercare invano di insegnarci la legge dell’amore, non era già impresa ardua anche per Te? Tu volevi scendere di più e l’unico modo era morire, seguirci là dove andiamo senza il corpo, dove restiamo muti in compagnia delle emozioni che ci hanno guidato in terra. Scendesti e scendi negli inferi bui del nostro inconscio, dove mille traumi antichi si agitano come insetti striscianti e ci condizionano dannandoci la vita. Scendesti e scendi nelle tombe, agli inferi, nel regno dei morti. E liberi tutti. Tutti quelli per cui nessuno dall’alba dell’umanità mai ha pregato o sacrificato un animale o almeno bruciato un grano d’incenso o acceso una candela. Ci liberi dalla paura dell’aldilà. C’è l’amore di là, c’è la luce. Ci sei Tu che rischiari quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte.

VENERDÌ SANTO Mt 27 A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.
Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti.
Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».

Beato Angelico, XV sec, Cristo agli inferi.
Tintoretto, XVI sec,  Cristo irrompe agli inferi.