Tempesta

Eccola di nuovo, la nostra grande nemica. La paura. Per quanto ci dichiariamo e crediamo di essere coraggiosi, in realtà il nostro cuore è pieno di paure. Dicono che ognuno di noi ha la sua paura base, dovuta a chissà quali complicati meccanismi inconsci. Ma sempre di paura si tratta e ogni onda sembra una tempesta. Così non ci accorgiamo della presenza silenziosa di Colui che domina ogni sconvolgimento del cuore e della mente. Salvaci, Signore, siamo perduti! Calma i nostri pensieri, placa le paure. Tu sei con noi, sulla stessa barca. Nulla è fuori controllo.

Mt 8,23-27   salito Gesù sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva.
Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?». Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia.
Tutti, pieni di stupore, dicevano: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?».

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Libero

Storia di Pietro, di Paolo e degli altri. Storia di detenuti, persone arrestate, maltrattate e condannate. Storia di potenti che per farsi belli davanti al popolo eliminano e condannano. Storia di persone che non perdono la fede neanche nei momenti più oscuri e drammatici. Pietro che riesce a dormire con le catene ai piedi e i soldati che lo controllano. Il messaggio del vangelo è inarrestabile e più si cerca di ostacolarlo con la pesantezza di catene e sbarre di ferro più gli angeli leggeri fanno passare e liberano uomini e parole. E tutto questo agire soprannaturale è paradossalmente di una naturalezza sconvolgente. Per questo ho aggiunto sotto al testo della liturgia di oggi il suo seguito. Andate a leggere cosa fa Pietro, una volta che si trova da solo, libero, per le vie di Gerusalemme. Di come bussa alla porta della madre di Marco (che diventerà l’evangelista) e la ragazzina Rode per la gioia corre a dirlo a tutti, dimenticandosi di farlo entrare…

Santi Pietro e Paolo Atti 12    il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa. Fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni. Vedendo che ciò era gradito ai Giudei, fece arrestare anche Pietro. Erano quelli i giorni degli Àzzimi. Lo fece catturare e lo gettò in carcere, consegnandolo in custodia a quattro picchetti di quattro soldati ciascuno, col proposito di farlo comparire davanti al popolo dopo la Pasqua.
Mentre Pietro dunque era tenuto in carcere, dalla Chiesa saliva incessantemente a Dio una preghiera per lui. In quella notte, quando Erode stava per farlo comparire davanti al popolo, Pietro, piantonato da due soldati e legato con due catene, stava dormendo, mentre davanti alle porte le sentinelle custodivano il carcere.
Ed ecco, gli si presentò un angelo del Signore e una luce sfolgorò nella cella. Egli toccò il fianco di Pietro, lo destò e disse: «Àlzati, in fretta!». E le catene gli caddero dalle mani. L’angelo gli disse: «Mettiti la cintura e légati i sandali». E così fece. L’angelo disse: «Metti il mantello e seguimi!». Pietro uscì e prese a seguirlo, ma non si rendeva conto che era realtà ciò che stava succedendo per opera dell’angelo: credeva invece di avere una visione.
Essi oltrepassarono il primo posto di guardia e il secondo e arrivarono alla porta di ferro che conduce in città; la porta si aprì da sé davanti a loro. Uscirono, percorsero una strada e a un tratto l’angelo si allontanò da lui.
Pietro allora, rientrato in sé, disse: «Ora so veramente che il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha strappato dalla mano di Erode e da tutto ciò che il popolo dei Giudei si attendeva».

Dopo aver riflettuto, si recò alla casa di Maria, madre di Giovanni, detto Marco, dove molti erano riuniti e pregavano. Appena ebbe bussato alla porta esterna, una serva di nome Rode si avvicinò per sentire chi era. Riconosciuta la voce di Pietro, per la gioia non aprì la porta, ma corse ad annunciare che fuori c’era Pietro. “Tu vaneggi!”, le dissero. Ma ella insisteva che era proprio così. E quelli invece dicevano: “È l’angelo di Pietro”. Questi intanto continuava a bussare e, quando aprirono e lo videro, rimasero stupefatti. Egli allora fece loro cenno con la mano di tacere e narrò loro come il Signore lo aveva tratto fuori dal carcere, e aggiunse: “Riferite questo a Giacomo e ai fratelli”. Poi uscì e se ne andò verso un altro luogo.

Non più di me

In entrambi i vangeli di oggi (romano ed ambrosiano) Gesù parla in termini così forti che rischiano di non essere capiti. L’invito è quello di metterlo al primo posto, non tanto in ordine di importanza o preferenza quanto di centralità. Se lui è al centro di ogni nostra relazione, anche la più cara e la più naturale, allora tutto troverà un senso. Se invece al centro ci saranno le nostre relazioni, difficilmente troveremo le forze per scegliere in base al suo pensiero e non al nostro o a quello dei nostri cari e alle loro aspettative.

Rito ambrosiano Lc 9   Mentre camminavano per la strada, un tale disse al Signore Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».

Mt 10,37-42 Gesù disse ai suoi apostoli:
«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

Alcune parole

Di’ soltanto una parola; scacciò gli spiriti con la parola. La parola che immediatamente realizza ciò che dice. Se divenissimo più consapevoli d’essere battezzati, se il seme del Battesimo portasse frutto in noi, la nostra parola avrebbe la stessa forza. Certo, di parole ne escono tante dalla nostra bocca. Parole che spesso chiamano gli spiriti piuttosto che scacciarli. Parole che mettono in circolo le amarezze e i lamenti. Parole che sono sfoghi di rabbia e risentimenti antichi. Le parole sono sempre efficaci, ma solo alcune salvano, curano e scacciano il male. Le altre lo attirano come un magnete negativo

Mt 8,5-17   entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito.
Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva.
Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
“Egli ha preso le nostre infermità
e si è caricato delle malattie”.

La lebbra

Che sia perché contagioso o perché ripugnante, poco cambia. Intoccabile, ecco cos’era e cos’è un lebbroso. Una persona costretta alla distanza, alla separazione. Gesù avrebbe potuto sanarlo con una parola, ma tese la mano e lo toccò. Voleva essere il primo a rompere la distanza, a fargli sentire sulla pelle d’essere riammesso alla vita sociale. Guarite i malati, purificate i lebbrosi, diceva Gesù ai suoi. I lebbrosi non erano forse malati? Perché nominarli a parte? Forse proprio perché essere lebbroso è essere messo da parte e lui non voleva che gli esclusi fossero dimenticati. Quante lebbre da sanare, quanti esclusi da riammettere! Dobbiamo darci da fare e toccare con mano, senza paura, la vita di chi è escluso.

Mt 8,1-14   Quando Gesù scese dal monte, molta folla lo seguì.
Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi».
Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita.
Poi Gesù gli disse: «Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno; va’ invece a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro».

La roccia e l’acqua

Qualche giorno fa abbiamo detto è un vero peccato trascurare il dono di poter guarire gli altri, scacciare i demoni, purificare i lebbrosi, nel nome di Gesù come lui ci ha comandato di fare. Eppure questa pagina di vangelo ci dice che anche se dovessimo compiere questi prodigi nel suo nome a lui non basterebbe per riconoscerci come suoi autentici discepoli. Allontanare il male nel nome di Gesù non significa essere in comunione con lui. È la prova che non sono i nostri meriti o la nostra santità ma è il suo nome ad agire, anche quando a pronunciarlo è qualcuno che non è un autentico discepolo. Non basta quindi dire Signore Signore per essere discepoli del Signore. Occorre ascoltare e mettere in pratica i suoi insegnamenti, stabilirsi sulla roccia della parola per essere abitazione salda e non pericolosa, per dare ospitalità permanente ai tanti che vagano senza una fissa dimora, senza una speranza.

Mt 7,21-29 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».
Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.

Battista

È il grande inizio, l’inizio di generazioni capaci di seguire Dio che parla nella coscienza. È l’inizio di un popolo nuovo, che segue il Signore personalmente e con libertà. Non più sotto il giogo della paura di fare diversamente, ma anzi con il desiderio di progredire senza paura di cambiare. Che sarà mai di questo bambino? Chi sarà questo Giovanni? Sarà il battista, il battezzatore, colui che immerge la gente nel Giordano, colui che insegna a vivere immersi nello Spirito.

Natività di San Giovanni Battista    Lc 1    Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

La porta e lo spirito

Non è questione di tenersi per sé le perle di saggezza che abbiamo imparato dalla vita e i momenti santi che abbiamo vissuto. È invece una questione di capire se e quando condividere queste sante esperienze, perché non tutti sono in grado di recepirle. Ci sono tempi e momenti per ciascuno. Lo Spirito a volte ci suggerisce di parlare cuore a cuore con le altre persone, altre volte invece lo Spirito ci blocca e ci impedisce di comunicare. Ci chiede di attendere: Lui aprirà la porta stretta del cuore di ciascuna persona. Lui aprirà la via angusta per poter parlare al momento giusto delle cose giuste, risolvere questioni del passato, perdonarsi, confidarsi. Ricordiamolo sempre: la porta del cuore non si apre a spallate, ma con un soffio di Spirito.

Mt 7   Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti.
Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!».

Specchio

E se scoprissimo che non c’è poi una gran differenza tra noi e gli altri? Se capissimo che siamo molto più uniti e comunicanti di quanto crediamo? Con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. Più è intransigente il giudizio sugli altri, meno benevoli saremo con noi stessi. Meno saremo disposti al perdono, più difficile ci sarà accettare i nostri limiti. Se è vero – e lo è – che siamo un corpo solo, allora le nostre relazioni sono specchio della considerazione che abbiamo di noi stessi. Perché se all’apparenza nessuno può criticarci, in realtà siamo i più spietati giudici di noi stessi.

Mt 7,1-5    Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Voi di più

Voi volete più di molti passeri. Ma non dovete avere paura. Se continuerete ad avere paura gli uni degli altri non farete che sentirvi persone senza valore. Non abbiate paura degli uomini,  non abbiate paura degli altri esseri umani. Non passate dal disprezzo alla paura, dalla devozione al giudizio. Siate semplicemente voi stessi. La paura ahimè si trasmette e dicono sia la madre di ogni nostra colpa: per paura si giudica, per paura si uccide, per paura del domani si diventa tirchi ed egoisti. Non abbiate paura delle persone perché forse anche loro hanno paura di voi. “Prof, è meglio essere temuti o amati?”, chiedeva una ragazzina quindicenne affascinata da una vita di strada e risse. “Amati”, rispondeva l’insegnante, è molto meglio essere amati che essere temuti. Avere paura e incutere paura fa sentire terribilmente soli. Essere amati e amare è tutt’altra cosa. È cosa divina.

Mt 10,26-33  Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».