Sereni

Ci piacerebbe proprio riuscire a vivere così almeno un giorno. Almeno una sera addormentarci affidando il domani al nostro Padre del Cielo con quella certezza di fondo, con quella fede assoluta che ci fa credere che l’unico modo per risolvere le nostre preoccupazioni è non pre-occuparci ma occuparci del presente, lasciando il domani al creatore del tempo. Sarebbe bello davvero, almeno una volta, una volta sola, riuscire a confidare le nostre ansie a chi l’ansia la può scacciare infondendoci in cuore serenità. Tutto è nelle tue mani Signore, e tu sai di cosa abbiamo bisogno ancora prima che te lo chiediamo. Il ricco teme di perdere i suoi tesori e il povero teme di non giungere a sera, ma tutti dobbiamo tornare bambini contenti di andare a dormire, sicuri che il domani, assieme alle sue pene, porterà le sue gioie. La vita diventerà un gioco dove gli ostacoli non sono fallimenti ma prove da cui uscire vincenti e divertiti.

Mt 6   Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

Il tesoro

Ogni volta che apro Facebook vedo foto di qualche persona di Timor Est che mostra pacchi di dollari guadagnati con fatica all’estero. Accumulàti al centro della baracca di lamiera, sembrano promettere un futuro radioso. Il povero cerca d’arricchirsi e il ricco veglia il suo tesoro ma, se è in terra, prima o poi scomparirà. Con il tesoro scomparirà il cuore, perché il tuo cuore sarà dove è il tuo tesoro. Cosa dunque è per te prezioso? Gesù ci dice di non accumulare tesori in terra ma in cielo. Accumulare sì, ma in cielo. Il mio tesoro è in cielo. Il mio tesoro è l’amore. Considero unica vera ricchezza sapere amare d’amore incondizionato, come Gesù. Accumuliamo capacità d’amare. Tutto il resto vale, ma solo per un istante.

Mt 6,19-23  Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.
La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!».

Nei cieli

Quanto ci infastidiscono quelli che ci accostano lungo la strada chiedendo aiuto. Credono di essere ascoltati a forza di parole e a volte è proprio così: sfiniti, cediamo. La nostra preghiera non dev’essere così. Il vangelo ce lo ripete ancora una volta: noi non siamo mendicanti di attenzioni da Dio. Se siamo figli chiediamo da figli: Padre nostro… Se siamo figli parliamo certi d’essere conosciuti, senza bisogno di spiegare a Dio chi siamo e cosa abbiamo bisogno. Il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Lo stesso vale nelle relazioni con gli altri. Non mendichiamo attenzioni e amore. Domandiamo, parlando senza paura e senza pretese. Tenendo conto che, diversamente da Dio Padre, spesso gli altri non sanno di quali cose abbiamo bisogno se non gliele chiediamo.

Mt 6    Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

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Nel segreto

Per essere ammirati, per essere lodati, per essere visti. Ecco il motivo che spinge molti a compiere opere sante, ahimè dissacrandole. C’è sempre, in fondo al cuore, un angolo buio che attende d’essere colmato da ammirazione e lodi della gente. Come garantirci da questo rischio? Il consiglio di Gesù è forte e chiaro: resta nel segreto. Agisci, fai il bene, e dimenticalo: non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra. E se il bene che compi non può essere nascosto perché è pubblico, puoi sempre chiedere la grazia di sentirti in imbarazzo di fronte ai complimenti e trovare un cambio rapido d’argomento. Che la gente se ne accorga o meno, il fiore sboccia comunque e Dio lo vede.

Mt 6   Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Ama sempre

Un vero mistero. Questa pagina sta davanti a noi come una parete di roccia verticale e Gesù ci dice: “forza, sali, altrimenti in cosa differisci da chi non mi conosce?”. Ma è un mistero. È lì da vedere, ma come capire da che parte iniziare la salita? Anzitutto facendo come Gesù, cioè ammettendo che abbiamo dei nemici. Gente che ci ha ferito, danneggiato, che ha cattive intenzioni verso di noi. Smettiamola di fingere che sono tutti buoni, che ci vanno tutti bene. Consapevolezza dunque, essere cosciente di chi ci è nemico, non amico. E poi guardarlo come lo guarda Dio, e Dio lo guarda come guarda te. Con amore. Perché tu puoi anche non essere amico di Dio, ignorarlo e disprezzarlo, ma lui non cesserà d’amarti. Amico o nemico, buono o cattivo che tu sia.

Mt 5,43-48   Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Lascia

Occhio per occhio, dente per dente, vita per vita.  È la regola base della reazione che deve essere pari – non superiore – al male subìto. È evidente che non ci siamo ancora arrivati. Nelle nostre città si uccide per un parcheggio rubato, per una partita persa, per un messaggio di troppo alla ragazza. Amicizie che durano da una vita sono troncate da una sola parola sbagliata. La nostra reazione al male ricevuto è sempre esagerata. Dunque sarà bene non considerare la legge del taglione un’usanza primitiva: noi non ci siamo ancora arrivati. La parola di Gesù è quindi fantascienza? No. È Vangelo, che significa “buona notizia”. È possibile saltare direttamente dalla brutalità degli istinti alla vita evangelica. Da un’esagerazione all’altra. Non si tratta di ridurre la forza e di frenare ma di invertirne la direzione. A chi ruba, lascia. A chi chiede, dai.

Mt 5,38-42. Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio” e “dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.
E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due.
Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle».

https://buonodentrobuonofuori.com/come-aiutarci/ Grazie!

Sfinite

A pensarci bene, questa pagina è impressionante. Predicate che il regno dei cieli è vicino: guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demoni. Accadono ancora queste cose nella Chiesa? Certamente di prediche ne abbiamo ascoltate tante, ma di guarigioni, esorcismi e resurrezioni probabilmente non abbiamo mai avuto esperienza diretta. A messa si va e si ascolta la predica. Difficilmente qualcuno esce di chiesa guarito o liberato dai suoi demoni. Forse abbiamo sentito parlare di qualche stravagante sacerdote o mistico che opera guarigioni ma – appunto –  sono considerate persone strane, fuori dalla norma se non addirittura fuori dalla Chiesa. In questa pagina Gesù conferisce questo potere ai dodici discepoli ma, in altre pagine del vangelo, questo potere è dato a ciascuno di noi. Un potere che Gesù ci invita a usare senza trattenerlo per noi: gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Così, come nulla fosse, ci viene detto che abbiamo il potere di scacciare il male, in quanto discepoli. Attorno a noi ci sono folle di persone stanche e sfinite. Noi le guardiamo e abbiamo il potere di guarire, risuscitare, scacciare i demoni.

Mt 9   Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

Perché mi cercate?

Perché angosciati mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio? E le cose del Padre mio siete voi. Devo occuparmi di voi, non voi di me. Sono io che cerco voi, perché dunque mi cercavate? Lui sa sempre dove siamo, in che situazione ci troviamo, quali angosce ci tolgono il sonno. Noi cerchiamo di tutto, ovunque, cerchiamo chiunque ci possa rallegrare la vita e calmare le ansie delle corse. A volte cerchiamo Dio, sperando di trovarlo, supplicandolo di rendersi presente. Lo cerchiamo e lo troviamo nel tempio a fare domande inquietando le menti e le coscienze. A questo serve il tempio, se funziona, serve a farsi domande non ad addormentare il cuore come un oppio dei popoli. Perché mi cerchi – ci chiede – non sai che sono io a occuparmi di te? Se invece di correre agitato ti fermassi, ti raggiungerei più facilmente.

Cuore immacolato di Maria   LC 2,41-51 i genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore.

A te

ITALIA     Con più serenità dobbiamo parlarti Gesù, senza paura di disturbare. Conosci già ogni moto del nostro cuore, ma dobbiamo parlare. Non possono restare non dette le nostre ansie, almeno a te. Non possiamo nascondere le stanchezze a te, che lavori per la nostra gioia con inarrestabile speranza. Fermatevi e sappiate che Io Sono Dio. Dobbiamo fermarci Signore, fermarci e stare con te. Fare di te il nostro riposo. Allora, solo allora, saremo il riposo degli altri.

Mt 11,25-30   Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Sono rientrato in Italia. Chi desiderasse incontrarmi mi può contattare e proporre una data. A presto!

Parole di azione

dall’Italia    Barabba, Bar-abbá, non vuol dire altro che “figlio di suo padre, figlio di papà”. Un non nome. Barnaba, Bar-nabha o Bar-naviya, vuol dire “figlio del profeta, della profezia, della esortazione e della consolazione”. La consolante profezia che porta chi nel nome di Gesù – non nel proprio – predica dicendo che il regno dei cieli è vicino, guarisce gli infermi, risuscita i morti, purifica i lebbrosi, scaccia i demòni. La più efficace esortazione è quella fatta di parole e opere. Di opere che fanno accadere quanto si dice. Noi, così abituati a separare cattedra e vita, pulpito e carità, ricordiamoci che predicare è una azione, un fatto. Guarire, purificare, esorcizzare, sono comandi, sono parole. Parole così potenti da non poterle distinguere dai fatti.

San Barnaba Mt 10,7-13 disse Gesù ai suoi apostoli:
«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi».