Se non lo getti

Se non sai cosa sta facendo il contadino che semina, lo scambi per un matto che butta in terra il frutto di tante fatiche. Gettare e seminare sono lo stesso gesto, ma non la stessa cosa. Così, con gli occhi del mondo tante azioni non hanno senso ma in Dio hanno un significato eterno. Le attenzioni che diamo agli altri, la cura che ci perdiamo di loro, tutte le energie che dedichiamo alla causa del Vangelo, possono sembrare un inutile spreco a chi non vede le cose con gli occhi di Dio. Se invece tutto è visto avvolto nel regno dei cieli, allora i matti diventano sapienti e il perdere la vita significa trovarla.

Gv 12,24-26    Gesù disse ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà».

Stasera partirò per Timor Est. Secondo i programmi, arriverò a Dili quando in Italia sarà il mattino di mercoledì 12. Un grazie di cuore a tutti voi, che vi siete lasciati coinvolgere dall’avventura più bella: dare la vita, dare il tempo, per chi da solo non potrebbe fare altro che continuare a sognare da lontano un mondo migliore.

“Le radici non sono confini, ci danno la forza di raggiungere gli altri”.

Cammina

Leggiamo in parallelo i vangeli di oggi per constatare che sì, è vero, a volte camminare in mezzo alla gente seguendo il Vangelo è proprio come camminare sulle acque. Da un momento all’altro si può sprofondare, essere inghiottiti come agnelli che camminano in mezzo a lupi. Se si vuole seguire il Vangelo di Gesù non bisogna fare troppo gli spiritosi. C’è da essere astuti come i serpenti e docili come le colombe. Il male esiste e, oggi più che mai, è fatto di instabilità come l’acqua su cui camminava Pietro. Siamo in un mondo di selfie, ci specchiamo tutto il giorno come Narciso nell’acqua in cui affondò. Se davanti a noi sta Gesù, se camminiamo perché lui ce lo ordina e ci dice vieni, allora ci possiamo fidare che, passo dopo passo, riusciremo a compiere il nostro cammino.

Mt 14,22-33Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

Rito ambrosiano Mt 10,16-20 Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi».

Domani partirò per Timor Est, dopo due mesi esatti in Italia. Grazie alla generosità di molti, il progetto Expansion ha avuto inizio ed è bene che io sia presente per dare una mano. Ringrazio di cuore tutti quelli che ho potuto incontrare e che mi hanno offerto ascolto, amicizia e aiuto. Molti altri avrebbero voluto incontrarmi ma il tempo di ferie ha reso difficile vedersi. A tutti il mio grazie! Come sempre rimaniamo legati attraverso la Locanda della Parola.

Con un soffio

Tutti si agitano e scalpitano. Il demonio butta nel fuoco e nell’acqua il ragazzo posseduto. Il padre si getta in ginocchio davanti a Gesù. E possiamo immaginare con quanti sforzi i discepoli avessero tentato di scacciare il demonio. Poi arriva Gesù che in un secondo risolve tutto e spiega: non l’avete guarito per la vostra poca fede. La fede deve essere pari a un granello di senape, non di più. Chi ha poca fede conta su grandi gesti, grandi cerimonie, potenti suppliche. Chi invece ha una forte fede sa che deve agire nel silenzio, nella pace, con un soffio. Come il soffio che trasporta il piccolo seme, lo fa passare ovunque sinché arriva lontano, senza fare rumore. La fede agisce nella sottile dimensione dello Spirito. Non sposta le montagne spingendole, ma semplicemente con un sorriso. Probabilmente fu così che Gesù minacciò il demonio. Quella bestiaccia scappa davanti a chi, pur nella difficoltà, resta calmo e  sorride.

Mt 17,14-20    si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio e disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio! È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell’acqua. L’ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo».
E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo qui da me». Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito.
Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in disparte, e gli chiesero: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli rispose loro: «Per la vostra poca fede. In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: “Spòstati da qui a là”, ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile».

Lunedì 10 agosto partirò per Timor Est, dopo due mesi esatti in Italia. Grazie alla generosità di molti, il progetto Expansion ha avuto inizio ed è bene che io sia presente per dare una mano. Ringrazio di cuore tutti quelli che ho potuto incontrare e che mi hanno offerto ascolto, amicizia e aiuto. Molti altri avrebbero voluto incontrarmi ma il tempo di ferie ha reso difficile vedersi. A tutti il mio grazie! Come sempre rimaniamo legati attraverso la Locanda della Parola.

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L’eterno scultore

“Alla fine l’hai trovata la tua missione, la tua passione, l’hai trovata! – mi diceva ieri una cara lettrice salutandomi per l’imminente partenza – Un passo alla volta si è chiarita ed ora vai con gioia”. È vero, un po’ alla volta viene fuori, sempre più chiaro, dove, per quanto e per chi dobbiamo dare la vita. Se il blocco di marmo non volesse perdere pezzi, la scultura che contiene non verrebbe fuori. Ma perdendo, lasciando, poco alla volta emerge il disegno. Fidiamoci dell’eterno scultore, dell’eterno Creatore.

Mt16,24-28   Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni.
In verità io vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il Figlio dell’uomo con il suo regno».

Lunedì 10 agosto partirò per Timor Est, dopo due mesi esatti in Italia. Grazie alla generosità di molti, il progetto Expansion ha avuto inizio ed è bene che io sia presente per dare una mano. Ringrazio di cuore tutti quelli che ho potuto incontrare e che mi hanno offerto ascolto, amicizia e aiuto. Molti altri avrebbero voluto incontrarmi ma il tempo di ferie ha reso difficile vedersi. A tutti il mio grazie! Come sempre rimaniamo legati attraverso la Locanda della Parola.

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Il suo volto

Gesù di Nazareth era un maestro di vita e dunque di preghiera. Una preghiera assoluta, personale ed interiore. Una preghiera senza libri, senza nemmeno liturgia, fatta di meditazione pura e silenziosa, che ti fa passare la barriera del tempo e dello spazio ed entrare in contatto con Dio e con chi vive in lui. Allora, nella meditazione silenziosa, nella preghiera del cuore, è possibile parlare con chi non è più su questa terra o con chi è quaggiù ma distante da noi. Lì, nel cuore dove Dio abita, tutti siamo uno e possiamo parlare con volto luminoso, splendenti di quella gioia che possiede chi sa di essere ascoltato e capito all’istante.

Trasfigurazione Mt 17,1-9   Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

Lunedì 10 agosto partirò per Timor Est, dopo due mesi esatti in Italia. Grazie alla generosità di molti, il progetto Expansion ha avuto inizio ed è bene che io sia presente per dare una mano. Ringrazio di cuore tutti quelli che ho potuto incontrare e che mi hanno offerto ascolto, amicizia e aiuto. Molti altri avrebbero voluto incontrarmi ma il tempo di ferie ha reso difficile vedersi. A tutti il mio grazie! Come sempre rimaniamo legati attraverso la Locanda della Parola.

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Lo supplicava

Li aveva sentiti, aveva captato i loro discorsi quando parlavano dicendo che il Messia era stato mandato solo per gli israeliti. Si era accorto dei loro commenti quando rimanevano perplessi perché si curava dei cagnolini, cioè dei figli dei pagani. Ora era lì, come un maestro severo, che ripeteva le loro stesse parole così che ne vedessero l’effetto. Perché quando sei distante sei sempre un grande giustiziere, ma quando senti la voce e incontri lo sguardo di chi ti supplica, ti si stringe il cuore. E questa è una gran bella cosa, perché significa che, nonostante le mille delusioni, il tuo cuore funziona ancora bene.

Mt 15,21-28   Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore, – disse la donna – eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

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Pianoforte August Forster 1934 generosamente messo in vendita pro
“buono dentro buono fuori”
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Cambiare

Lasciateli stare, dice Gesù, non perdete tempo ad argomentare con loro. Spetta a Dio sradicare le piante che non ha piantato lui. Se uno è cieco, dovrebbe capirlo da solo che non può guidare un altro cieco. Eppure anche oggi molti si ergono a difensori di una tradizione che in realtà non capiscono. Tradizione significa consegna e vero tradizionalista è chi cerca di non sciupare il messaggio del vangelo che gli è stato consegnato. Ma se non conosci a fondo il messaggio di Gesù, confondi la tradizione del vangelo con le antichità, la Chiesa con un museo, e riduci il vangelo ad una delle tante religioni, tutte fondate sull’immutabilità. Il cuore della tradizione, del messaggio che ti è stato consegnato, consiste in queste parole: il crocifisso è risorto! Se Gesù è vivo, devi credere che ancora sta insegnando e rivelando cose nuove tramite lo Spirito, come lui stesso disse. Unica tradizione è la docilità al cambiamento che Dio indica.

Mt 15  alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti quando prendono cibo non si lavano le mani!».
Riunita la folla, Gesù disse loro: «Ascoltate e comprendete bene! Non ciò che entra nella bocca rende impuro l’uomo; ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l’uomo!».
Allora i discepoli si avvicinarono per dirgli: «Sai che i farisei, a sentire questa parola, si sono scandalizzati?».
Ed egli rispose: «Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata. Lasciateli stare! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!».

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Pochi passi

Così, come niente fosse, Pietro scende dalla barca in mezzo al mare, solo perché Gesù gli dice vieni! Sì certo, noi ricordiamo solo che ha compiuto pochi passi, ma chi di noi sarebbe sceso? Che bello amare una persona e fidarsi così tanto di lei da compiere l’impossibile, anche solo per pochi passi. Che bello credere che anche solo sfiorare il lembo del mantello di Gesù possa guarirci. E lui sempre pronto ad afferrarci al primo grido d’aiuto. Coraggio, sono io, non abbiate paura!

Mt 14,22-36    Dopo che la folla ebbe mangiato, subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».
Compiuta la traversata, approdarono a Gennèsaret. E la gente del luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia in tutta la regione; gli portarono tutti i malati e lo pregavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello. E quanti lo toccarono furono guariti.

Basterà

Leggiamo contemporaneamente i due vangeli di oggi, romano e ambrosiano. Emerge l’immagine di Gesù in disparte che osserva i bisogni e il comportamento della gente. Lo scoraggiamento di fronte ai bisogni enormi e alle risorse limitate: qui non abbiamo altro che due pesci! Affermazione che può diventare anche una scusa: tanto che cosa cambierà mai? cosa posso fare io? Poi abbiamo quelli che donano in pubblico con una certa soddisfazione. Danno però il superfluo e ne danno solo una parte. In fondo, siamo tutti convinti che ai poveri basti poco per vivere. Nel nostro immaginario, una moneta sfama un villaggio. Poi compare l’immagine di questi pochi pani e di queste poche monete. Tutto quello che avevano trovato, tutto quello che la vedova aveva. Nelle mani di Dio, il tuo tutto che non basta sfama tutti e anche di più. È il vertice della generosità, che alcuni raggiungono dopo un lungo cammino di educazione al dono e di lotta alla tirchieria. È la generosità totale, quella che non ti fa dare solo ciò che non hai più bisogno ma ciò che hai bisogno ancora, sicuro che basterà e avanzerà per tutti, te compreso.

Mt 14,13-21   avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.
Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Rito ambrosiano Mc 12,41-44   Seduto di fronte al tesoro, il Signore Gesù osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

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Connessione

Erode potrebbe anche essere chiamato “coerente ingarbuglio”. Ha infatti un modo tutto suo di rimanere fedele a ciò che pensa, riuscendo al contempo a essere infedele alla verità. Fa ammazzare Giovanni Battista per coerenza al giuramento di fronte agli invitati, dimostrando di temere di più il loro giudizio di quello di Dio. Eppure per tutta la vita sente la coscienza rimordere e gli pare di vedere ovunque il Battista risorto dai morti. Pare che quando Giovanni Paolo II incontrò in carcere il suo attentatore Alì Agca, costui non gli chiese perdono. Fissandolo gli domandò: “io ti ho colpito con precisione, ma tu non sei morto. Chi sei?”. Non basta essere coerenti, calcolatori e precisi in ciò che si fa, bisogna essere connessi con l’amore di Dio.

Mt 14,1-12 al tetrarca Erode giunse notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!».
Erode infatti aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla con te!». Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta.
Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. Ella, istigata da sua madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».
Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione. La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre.
I suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù.