da DILI, TIMOR ESTSospirò profondamente. Ci immaginiamo un sospiro impaziente, uno sbuffare irritato. Nulla di tutto ciò. Anche il più malmesso e improvvisato maestro di spiritualità online lo insegna: si parte dal controllo del respiro. Se vuoi recuperare il controllo delle tue emozioni, respira in modo consapevole. Sospirò, prese Spirito. Lo volevano mettere alla prova con le loro discussioni e lui superò la prova: sospirò. Poi parlò. Parlò e agì: non vi sarà dato alcun segno. Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva. Non fu dunque una risposta accomodante, fu un secco no. Ma non fu dato d’impulso, non fu frutto della provocazione di quella gente. Fu una risposta ispirata. Impariamo a respirare e, mentre respiriamo, chiediamo Spirito.
Mc 8,11-16 vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova. Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno». Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva.
Oggi apriamo le iscrizioni ai nostri corsi di inglese per bambini e adulti. Un passo veramente importante e a lungo atteso. Tutto questo è possibile grazie a chi ci ha sostenuto e ci sostiene.
da DILI, TIMOR EST Dare pieno compimento alla legge di Dio, cioè trovarne la radice. Ecco cosa ha fatto Gesù. Tutt’altro che abolire la legge. Certo, se la vita è un viaggiare cercando di non essere multati, allora la legge non è che il limite da non superare. Se invece la vita è un camminare seguendo Gesù, allora la legge è letta con i suoi occhi e il suo cuore. Che sono poi quelli del Padre suo. Un Dio che ha dato una legge perché Lui è il primo a rispettarla. La legge dell’amore infinito.
Mt5,17-37 Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli. Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo! Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna. Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio. Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».
Novantanove anni fa, come oggi, nasceva Carlo Maria Martini. Chi l’ha conosciuto ed è cresciuto sotto la sua guida, non cessa di ringraziare Dio, sentendo anche la responsabilità di un tale dono.
da DILI, TIMOR EST Due fratelli santi, veri figli della Pentecoste. Missionari in terre di cultura non greca ma slava, Cirillo e Metodio fecero ogni sforzo per innestarvi il messaggio del vangelo. Tradussero la Bibbia e celebrarono Messa in lingua locale, ben milleduecento anni prima del Concilio Vaticano II (e c’è chi ritiene che il Concilio abbia rinnegato la tradizione). Noi seguiamo la tradizione di Cirillo e Metodio che sapevano cosa significa parlare le lingue altrui come a Pentecoste, senza imporre la propria. Non è facile entrare in un’altra mentalità, a volte è un’impresa ardua. Ma una cosa è certa: il Vangelo è adatto ad ogni cultura, perché parla al cuore di ogni uomo e donna. E come un uomo e una donna di cultura diversa si possono amare, così il Vangelo può far innamorare chiunque, in qualunque angolo della terra, parlando la lingua di ciascuno. Buona festa dei santi Cirillo e Metodio, patroni d’Europa, e buona festa di San Valentino patrono dei fidanzati!
Santi Cirillo e Metodio Lc 10,1-9 il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».
da DILI, TIMOR EST Guardate che belli i nostri futuri insegnanti. Guardate le loro espressioni, di gente che si mette in gioco, si lascia coinvolgere dalle attività formative proposte. Non è facile diventare una squadra. Effatà! Ancora oggi si ripete questo gesto durante il Battesimo, toccando orecchi e bocca del battezzato. Effatà! Apriti! Ascolta, parla, non temere l’incontro. Apriti. Apri la mente, capisci, studia, non cessare mai di imparare. Apri il cuore, dona, non chiamare nulla tua proprietà perché un giorno tutto lascerai. Apriti, lascia entrare nella tua vita anche chi non t’aspettavi. Ma ricorda: prima di ascoltare e prima di parlare chiedi a Gesù di toccarti orecchi e bocca. Che tu non abbia a rimpiangere di non essere sordomuto.
Mc 7,31-37 Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».
da DILI, TIMOR EST Qui è ancora così. I cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole cadute. I giovani che sono stati in Europa raccontano agli amici increduli che “da loro i cani sono considerati persone, amati e accuditi come figli”. Ma il problema non finisce qui. Peggiora quando a raccogliere le briciole come cani sono i figli. Bimbi che cercano qualcosa di recuperabile nella spazzatura, come quelli in foto. Intere nazioni che vivono dello scarto, che sono uno scarto. C’è davvero un demonio da scacciare e il suo nome è cecità. Donaci occhi Signore, inquieta le nostre coscienze. Inquietale della santa inquietudine di Gesù che “mai si chiuse alle necessità e alle sofferenze dei fratelli. Con la vita e la parola annunziò al mondo che Tu hai cura di tutti i tuoi figli”.*
*preghiera eucaristica V/c rito romano
Mc 7,24-30 Gesù andò nella regione di Tiro. Entrato in una casa, non voleva che alcuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto. Una donna, la cui figlioletta era posseduta da uno spirito impuro, appena seppe di lui, andò e si gettò ai suoi piedi. Questa donna era di lingua greca e di origine siro-fenicia. Ella lo supplicava di scacciare il demonio da sua figlia. Ed egli le rispondeva: «Lascia prima che si sazino i figli, perché non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Ma lei gli replicò: «Signore, anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli». Allora le disse: «Per questa tua parola, va’: il demonio è uscito da tua figlia». Tornata a casa sua, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n’era andato.
da DILI, TIMOR EST Alcuni giorni fa siamo andati nel quartiere indonesiano a fare acquisti per la scuola. Al momento dei saluti, la ragazza che mi accompagnava ha stretto amichevolmente la mano alla signora di cui vedevo solo gli occhi ma intuivo il sorriso da dentro il sacco nero che la copriva fino a terra. D’istinto ho teso anch’io la mano, ma è rimasta immobile mettendo le mani giunte. Le ho sorriso, pensando che che con le mani così sembrava una bimba alla prima Comunione. Paradossi religiosi! Chissà, forse un giorno lo capiremo. Apprezzeremo lo sforzo che ha compiuto Gesù per farci superare i blocchi delle religioni che ancora oggi si occupano di cibi proibiti da Dio e altre invenzioni simili di cui abbiamo scritto ieri. Dichiarava puri tutti gli alimenti. I discepoli di Gesù, diversamente dai credenti di tutte le religioni, possono mangiare tutto e vestirsi come gli pare. Troppo bello per essere vero! Ecco che nei secoli ci siamo riscritti elenchi di cibi vietati, di vesti proibite, di gioie negate. Tuttora veliamo le nostre donne migliori, avvolgendole in abiti medievali. Chi non crede non è da meno e si crea i suoi elenchi di diete complicate. Probabilmente mangiare di tutto è un gesto di tale libertà che spaventa. I divieti, diciamocelo, ci piacciono perché ci fanno sentire bravi quando li rispettiamo. Eppure il vangelo è molto più esigente di una rinuncia a un panino col salame. Dio è più serio di una ricetta di cucina. Il vangelo non ci chiede di controllare che cibo c’è nel nostro piatto, ma se in quello altrui vi è qualcosa. Allora sì che scatta il digiuno, la capacità di non trattenere e dare. Dare da mangiare, da bere, da vestire, a chi non ne ha. Allora sì che la questione si fa seria. Perché la fame altrui non è mai sazia.
Mc 7,14-23 Gesù, chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti. E diceva: «Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».
da DILI, TIMOR EST Se bisogna imporre alla gente norme igieniche, o si emette un DPCM (ricordate i tempi della pandemia?) o si dice che la tradizione sacra lo impone. Cibi facilmente avariabili o pericolosi, malattie che richiedono isolamento ecc, quale mezzo più efficace per convincere il popolo se non la religione? Qui da dove scrivo gli antichi sciamani come evitavano che la gente mangiasse carne cruda in un paese caldissimo e ovviamente sprovvisto di ghiaccio? Semplicemente dicendo che mangiandola si rischiava di diventare una strega. È così in ogni religione. Poi passa il tempo e si dimentica il motivo della regola. Resta però l’obbligo, insensato quanto inamovibile. Non divino ma scambiato per tale: mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini. Con Gesù tutto questo finisce. Si torna a Dio solo. Certo, la tentazione di elevare a rango divino le tradizioni umane è ancora forte in molti, fuori e dentro le sacrestie. Ma appunto è una tentazione e chi ne cade vittima va aiutato a rialzarsi come ogni peccatore. (guarda il video di Papa Francesco qui sotto).
Mc 7,1-13 si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?». Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio”, non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».
da DILI TIMOR EST A volte basta poco. Una parola, forse nemmeno, e tutto cambia. Quando al termine di una giornata difficile, al lembo di una trama di ore e impegni, ci sfiora un gesto d’amore tutto cambia. Giorni fa mi ha accostato un motorino. La bimba mi guardava curiosa, aggrappata alla sua mamma che guidava. Superandole, ho allungato la mano verso la sua. Lei ha subito risposto stendendo il braccino e battendo il palmo sul mio. Ci siamo sorrisi. È bastato, a me e a lei, per sentirci fratelli. L’amore è una forza così grande che basta un tocco a salvarci. Perché Dio è amore.
Mc 6,53-56 Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono. Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse. E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati.
da DILI, TIMOR EST Siate o siete? Perché dirci siate luce è una raccomandazione che sa di impossibile. Dire siete luce, siete sale, è per noi una presa di coscienza potentissima. Se lo credessimo davvero, se fossimo consapevoli di ciò che siamo, molte paure svanirebbero lasciando il posto a giornate faticose ma costruttive, impegnative ma piene di gusto. Siete, è scritto siete. Ma finché non ne diverremo coscienti leggeremo “siate”. E perderemo sapore spegnendoci.
Mt 5,13-16 Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
da DILI, TIMOR EST Sapeva bene che ci vogliono tempi di recupero, per questo aveva portato i Dodici in un luogo deserto per riposare dopo la missione.La folla bisognosa invece pensa sempre a sé, non ti dà tregua come i bisogni che la assillano. Li aveva preceduti rovinando la piccola vacanza. Ma Gesù non si indispettisce e un moto di compassione lo invade. Avete notato che solo lui Gesù scende dalla barcae si mette a insegnare? I Dodici devono riposare. A volte dobbiamo andare avanti da soli. Vorremmo fermarci ma sappiamo che dobbiamo continuare perché spetta a noi e solo a noi procedere. Mentre tutti dormono o si distraggono un po’, tu preghi e chiedi luce e tieni viva la speranza. Loro altrimenti verrebbero meno. Non avere paura, solo del tutto non sei mai. Gesù ti insegnerà il prossimo passo, ti insegnerà a camminare.
Mc 6,30-34 gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.