Beatitudini

Un testo difficile, quello delle beatitudini. Parole che vanno lasciate nel vangelo perché, se estratte e isolate, possono portare lontano. Non sono un inno alla miseria, una visione masochista della vita, quasi che più si soffre meglio si sta. Parole quindi che vanno ascoltate come le ascoltarono i discepoli la prima volta: avvicinandosi a Gesù. Sono una sua confidenza, la confidenza della sua personale esperienza di vita. Lui aveva sperimentato la beatitudine nelle difficoltà più forti e per questo poteva dire beati voi cheAscolta, scarica e diffondi il commento audio qui sotto ⬇️

Mt 5,1-12 Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Dormire

Lo presero in barca così com’era ed evidentemente era stanco, stanchissimo, tanto che si addormentò a poppa sul cuscino. Anche Matteo e Luca lo narrano ed è l’unica volta in cui si racconta una cosa simile: Gesù crolla di sonno. Nemmeno la tempesta lo sveglia: lui dorme sul cuscino. Lo svegliano urlando, lo accusano di infischiarsene: non ti importa? Gli importa eccome, ci tiene alla pelle, tant’è che sgrida il mare e il vento e li placa. Sarà poi tornato a dormire come chi, spenta la sveglia, si gira dall’altra parte e riprende sonno? E noi riusciamo ancora a dormire, venuta la sera delle nostre giornate vorticose? Sappiamo ancora abbandonarci sul cuscino? I nostri figli, quando senza salutarci spariscono nelle loro camere, vanno a dormire o ad affrontare la loro seconda giornata, navigando online tra una tempesta di chat e di idiozie fino all’alba?

Mc 4,35-41      Venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

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Accadrà

Quale migliore descrizione della preghiera? Cos’è infatti pregare se non gettare un seme e poi andare via? Con cura prepari il terreno, con attenzione vi poni il seme, poi non devi che abbandonarlo, là nascosto sotto terra. Lo lasci perché sai, perché credi, perché sei certo che accadrà. Accadrà cioè che il seme germoglierà, uscirà dalla terra e tu lo vedrai. Come, tu stesso non lo sai. Ma sai che accadrà. È questa fede, questa certezza, che ti fa nascondere nel cuore di Dio la tua preghiera. È questa fede che ti fa poi riaprire gli occhi, rialzare, tornare alla tua attività. Come avverrà, tu non lo sai. Ma sai che avverrà. Questo è pregare: sapere che avverrà e non curarsi del come e del quando. Curiamoci di seminare bene pregando. Il resto lo fa Dio.

Mc 4,26-34 Gesù diceva alla folla: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Li invio’ in ogni città

Chi lavora ha diritto alla sua ricompensa, dice Gesù ai settantadue discepoli che invia a predicare. Dunque annunciare il vangelo è un lavoro? Non deve certo diventare un mestiere, qualcosa che si fa per un salario, in attesa delle ferie. In questo senso no, non è un lavoro. Ma è di certo una fatica, a volte estenuante. La predica infatti si fa con le azioni e spesso ci si trova da soli a sgobbare per il vangelo. Gli operatori di misericordia sono pochi, dice Gesù stesso, forse per prepararci. Non amareggiamoci il cuore quindi, se pochi ci seguono. Quando si parla di Vangelo, di poveri, di condivisione dei beni, difficilmente si viene seguiti dalle masse. A chi chiede aiuto, la gente dà consigli. Se così non fosse, se tutti donassero ogni giorno, ad ogni occasione, senza rinviare e senza scuse, allora i poveri sarebbero certo di meno. Invece ogni giorno aumentano. E anche se lavorano, non hanno ricompensa.

Lc 10,1-9 Il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

Papa Francesco intervista https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2023-01/papa-francesco-intervista-associated-press.html

Prossimo viaggio del Papa https://www.avvenire.it/amp/papa/pagine/viaggi-in-congo-e-sud-sudan-papa-francesco-31-gennaio2023

Scoprire tutto

Non si tratta di un cambio di religione, ma di cuore. Paolo: un giovane uomo “tutto d’un pezzo”, straconvinto d’essere nel giusto. E in nome di questa giustezza, attivo, zelante, prodigo di sforzi, affannato amante del suo credo. In corsa da Gerusalemme a Damasco, con i mandati di cattura, per condurre in catene a Gerusalemme tutti quelli che avesse trovato, uomini e donne, appartenenti a questa Via, a questo movimento spirituale eretico che seguiva Gesù di Nazareth, falso Messia. E poi vede. Accecato da una luce, vede. Vede Gesù in quelli che perseguitava. Ecco la conversione, il capovolgimento: non è più così sicuro di sé. Non vede nulla, è guidato per mano da altri, deve essere istruito. Il mondo è pieno di gente che sa già tutto. Tutti condottieri, tutti maestri, tutti esperti. Mai che facciamo una domanda, mai che ce ne venga rivolta una. Persino i giovani si danno un tono di vecchi sazi di giorni ed esperienze, vissute però sul divano guardando video. È così bello imparare, così bello scoprire tutto daccapo. Chi sei? Sono Gesù, che tu perseguiti. Ma àlzati, ti sarà detto ciò che devi fare. Ti sarà detto, non lo dirai tu. Perché non lo sai. Impara.

Conversione di San Paolo Atti 9,1-22 Saulo, minacciando ancora minacce e stragi contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco, al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme tutti quelli che avesse trovato, uomini e donne, appartenenti a questa Via.
E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e, cadendo a terra, udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perséguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». Ed egli: «Io sono Gesù, che tu perséguiti! Ma tu àlzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare».
Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce, ma non vedendo nessuno. Saulo allora si alzò da terra, ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco. Per tre giorni rimase cieco e non prese né cibo né bevanda.
C’era a Damasco un discepolo di nome Ananìa. Il Signore in una visione gli disse: «Ananìa!». Rispose: «Eccomi, Signore!». E il Signore a lui: «Su, va’ nella strada chiamata Diritta e cerca nella casa di Giuda un tale che ha nome Saulo, di Tarso; ecco, sta pregando, e ha visto in visione un uomo, di nome Ananìa, venire a imporgli le mani perché recuperasse la vista». Rispose Ananìa: «Signore, riguardo a quest’uomo ho udito da molti quanto male ha fatto ai tuoi fedeli a Gerusalemme. Inoltre, qui egli ha l’autorizzazione dei capi dei sacerdoti di arrestare tutti quelli che invocano il tuo nome». Ma il Signore gli disse: «Va’, perché egli è lo strumento che ho scelto per me, affinché porti il mio nome dinanzi alle nazioni, ai re e ai figli di Israele; e io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome».
Allora Ananìa andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: «Saulo, fratello, mi ha mandato a te il Signore, quel Gesù che ti è apparso sulla strada che percorrevi, perché tu riacquisti la vista e sia colmato di Spirito Santo». E subito gli caddero dagli occhi come delle squame e recuperò la vista. Si alzò e venne battezzato, poi prese cibo e le forze gli ritornarono.
Rimase alcuni giorni insieme ai discepoli che erano a Damasco, e subito nelle sinagoghe annunciava che Gesù è il Figlio di Dio. E tutti quelli che lo ascoltavano si meravigliavano e dicevano: «Non è lui che a Gerusalemme infieriva contro quelli che invocavano questo nome ed era venuto qui precisamente per condurli in catene ai capi dei sacerdoti?».
Saulo frattanto si rinfrancava sempre di più e gettava confusione tra i Giudei residenti a Damasco, dimostrando che Gesù è il Cristo.

Fraternità

Non disconobbe mai sua madre, i suoi fratelli e le sue sorelle, così come non chiese di farlo a chi voleva e vuole seguirlo. Gesù non chiede di abbandonare o declassare nessuno. Quindi non disconobbe i suoi, ma considerò suoi tutti quelli che volevano seguire Dio: Chiunque fa la volontà di Dio è mio fratello, sorella e madre. I legami di fraternità vanno alimentati, lo sappiamo bene. Non basta essere nati fratelli, bisogna rimanerlo. Così è con Gesù di Nazareth. Nel battesimo siamo nati suoi fratelli e sorelle, ma dobbiamo rimanere tali. Praticando ciò che il vangelo ci indica, noi restiamo fratelli e sorelle di Gesù. Diversamente, lo saremo ma solo di nome. Non sarà una fraternità gustata, avvertita in ogni istante. Sapremo sì di avere un fratello di nome Gesù, come potremmo avere un fratello lontano che sentiamo ogni tanto. Ma vivere la fraternità quotidiana con lui è tutt’altra cosa.

Mc 3,31-35 Giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo.
Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano».
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

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In queste città

I parenti dicevano che era fuori di sé. Gli scribi che era posseduto da Beelzebùl capo dei demoni. Tutto ciò perché scacciava gli spiriti impuri e perché allontanava il male, cioè faceva del bene. Lo distruggevano perché faceva del bene. Secondo loro lo faceva con la forza del demonio, faceva del bene con il male. Perché, perché vedere sempre una cattiva intenzione nell’operato altrui? Perché supporre un interesse personale, un guadagno nascosto, una doppia finalità in chi agisce a fin di bene? Esiste ancora chi opera gratuitamente la misericordia del vangelo, chi non vuole nulla in cambio, nemmeno un grazie. Esiste ancora chi ama. Non infanghiamo le opere di misericordia altrui, non bestemmiamo lo Spirito Santo, lo Spirito dell’amore. Piuttosto rendiamo lode a Dio se, in queste nostre anonime città, qualcuno ancora ama. E prendiamo esempio.

Mc 3,22-30 Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni».
Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito.
Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa.
In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna».
Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».

Urgono aiuti https://lalocandadellaparola.com/bdbf-onlus/

Galilea delle genti

Iniziò tutto da una terra di confine e di sconfinamenti tra popoli, culture e credenze religiose. Gesù iniziò in Galilea, al confine Nord. Non nascose mai la sua intenzione, la sua identità: essere il Messia di Israele e delle genti. Genti, gentili, termini che troviamo spesso del nuovo testamento: ethnikos. Cioè tutti coloro che non sono ebrei. A loro sarebbe giunto lo stesso messaggio, a loro sarebbe stata data la stessa possibilità di Israele. Tutte le genti, di qualunque etnìa, avrebbero potuto andare dietro al Messia di Israele. Questo sarebbe stato il compito dei pescatori di uomini. Ascolta l’audio e leggi in Vangelo qui sotto

Mt 4,12-23 Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

Presente

Qui è scritto che era entrato in una casa, e i suoi dicevano che era fuori di sé. C’era così tanta gente da non poter neppure mangiare. Ed anche per questo dicevano è fuori di sé. Ma dove sta il nesso? Che c’entra la follia con il non aver tempo di mangiare? Cosa vedevano in lui di così fuori? E lui, Gesù, come si sarà sentito? Fuori di sé o in sé? Siamo tutti alla ricerca di evasioni, distrazioni e divertimento. Tutti termini che hanno a che fare con l’andare fuori, altrove, lontano da sé e da ciò che si fa. Anche Gesù faceva quello che faceva per distrarsi e stare lontano da sé stesso? A ben pensarci, ci parrebbe uno ben focalizzato sull’attimo presente.

Mc 3,20-21   Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare.
Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé».

Ripetendo e ripostando

Dunque, leggendo bene, li inviò a predicare ma le loro prediche non erano quello che immaginiamo. Le prediche dei Dodici apostoli avevano il potere di scacciare i demoni. Che sarà mai questo predicare con il potere? Con parole potenti, efficaci, con parole che fanno quello che dicono. Con parole che allontanano il male, i demoni dei pensieri cattivi, dei vizi capitali, dei mali oscuri dell’inconscio. Un predicare che dunque è medicinale, guaritore, trasmettitore di forza. Prima di predicare essi stavano con lui. Diversamente, le loro prediche, le nostre prediche, le nostre belle parole, di tutti noi, sarebbero appunto solo parole e solo nostre. Non sue. Siamo tutti predicatori. Continuamente predichiamo dal pulpito dei nostri stati Whatsapp, delle nostre storie Instagram, dai nostri Tweet, dai post di Facebook e dalle foto di Bereal. Predichiamo ripetendo a pappagallo cose dette da altri, con una inefficacia pari al tempo che ci sprechiamo e a quello che non dedichiamo a stare con lui. La predica con potere, qualunque essa sia, si prepara in ginocchio.

Mc 3,13-19 Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni.
Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè “figli del tuono”; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.