Una sola risposta

da Dili, Timor Est     I dottori della legge di Dio ne hanno gettato la chiave di lettura, così hanno potuto interpretarla a modo loro facendola diventare una legge umana, la legge del “non si può”. Piuttosto che far entrare il popolo nella conoscenza diretta della legge, hanno rinunciato loro stessi a entrarvi e Dio da mistero è diventato un segreto. Così segreto che nemmeno loro ne ricordano più il nome: non restano che quattro consonanti impronunciabili. Da allora siamo convinti che Dio sia cattivo e, di riflesso, abbiamo paura gli uni degli altri, facendone dei mostri. Paura alimenta paura e il mondo diventa violento. Non abbiate paura, risuona di continuo nel vangelo. Soprattutto non abbiate paura di Dio perché la sua è una legge d’amore e lui è il primo a rispettarla. Spesso l’unico. Molti sono gli argomenti di cui parlare ma la risposta è sempre una: la legge di Dio, nascosta in ogni cosa, è l’amore.

Lc 11,47-54    Signore disse: «Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi testimoniate e approvate le opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite.
Per questo la sapienza di Dio ha detto: “Manderò loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno”, perché a questa generazione sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccarìa, che fu ucciso tra l’altare e il santuario. Sì, io vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione.
Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito».
Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca.

Tu instancabile

da Dili, Timor Est      Voi uomini della religione, di ogni religione, voi caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!  Tu invece, Gesù, i tuoi pesi te li porti. Per primo tu dai l’esempio. Tu, il grande pescatore di uomini, instancabile cercatore di anime, ci ripeschi da ogni male e ci inviti a seguirti. Se anche restassi solo al mondo, tu continueresti a lanciare la tua rete. Non hai mai caricato gli altri di pesi che tu per primo non stessi già portando. Tu non sei un sacerdote delle grandi religioni, che dal trono guarda gli altri vivere. Tu sei il figlio dell’uomo, il tuo altare è il mondo, il tuo calice sono i nostri cuori con il bene e il male che contengono, con le gioie e con i dolori. Tu ci porti tutti sulla croce, caricata sulle tue spalle. Tu sei la verità del mondo e della vita, incontenibile in alcuna religione, tu sei il Cristo, la Sapienza di Dio infusa in ogni atomo che compone questo bellissimo mondo. Sta a noi usare questa materia per fare il bene o il male, seguirti e pescare con te o lasciare la gente affondare negli abissi della sua solitudine, caricata di pesi insopportabili. Tu che ci chiami a seguirti, insegnaci l’amore incondizionato. Ci basti la gioia di avere te per maestro.

Lc 11,42-46   il Signore disse: «Guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».
Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: «Maestro, dicendo questo, tu offendi anche noi». Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!».

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Nel piatto

da Dili, Timor Est    Poche storie, nessuna scusa: Date in elemosina quello che avete dentro il piatto e il cuore. Parole dirette di Gesù, che provoca il padrone di casa non lavandosi le mani secondo tradizione. Insomma: se non nutri anche gli altri, hai le mani sporche. Gesù pone fine alle religioni che attribuiscono solo a Dio il bene e il male, insegnando che solo a lui spetta nutrire i suoi figli. Siamo figli dello stesso padre, dice Gesù, quindi fratelli. Sta a noi essere perfetti come il Padre, nutrirci gli uni gli altri, accudirci, prenderci cura degli altri. La terra da cui scrivo vanta di essere il paese, in percentuale, più cattolico del pianeta dopo lo Stato Vaticano. Mi diverto spesso a provocare i giovani: se è vero che siete i più cattolici del mondo, perché ci sono così tanti poveri e bimbi malnutriti? Che cosa vi suggerisce il Signore durante le bellissime processioni, i rosari di quartiere, le devozioni e le novene di cui è piena la vostra vita? Cosa insegnava Gesù, il digiuno o la condivisione? Sono provocazioni senza confini, che interrogano tutti noi.

Lc 11,37-41     mentre Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo.
Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro».

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Come vedete dalle foto satellitari, gli incendi che stanno devastando le foreste indonesiane sollevano un fumo di tale quantità da raggiungere anche Timor Est dove il cielo non è blu ma giallo/grigio da ormai tre giorni.

Questa generazione

da Dili, Timor Est   Non so se questa generazione è una generazione malvagia. Non so cosa diventeranno questi bambini, cresciuti nelle strade della capitale. Finché si è piccoli, tutto è un parco giochi e la natura aiuta ancora, anche in città, a vivere una vita semplice fatta di tanti amici e qualche straniero in riva al mare. Poi si cresce e la prospettiva è quella di andarsene lontani, non per ascoltare Salomone ma per cercare qualche dollaro.   C’è sempre qualcuno che, per molto meno, crede molto di più alla vita. Per un dollaro lascia la famiglia, per un titolo di studio passa notti intere a studiare testi in lingua straniera. C’è sempre qualcuno che, per avere ciò che noi abbiamo trovato nella culla, lotta e sogna per anni. E, grazie a Dio, c’è sempre qualcuno che gli tende una mano, che costruisce ponti, che allevia i pesi di una vita colma di ostacoli e così, forse, anche la miseria serve a qualcosa. A qualcuno. A te.

Lc 11,29-32    mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:
«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.
Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

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Ci interessa?

. Mi

da Dili, Timor Est   “Donaci di accogliere sempre le sorprese del tuo amore”, così dice una delle preghiere della messa di oggi. E a noi interessa questo amore di Dio che ci sorprende? Perché il regno di Dio sembra non interessare a nessuno?

Mt 22,1-14     Gesù, riprese a parlare con parabole ai capi dei sacerdoti e ai farisei e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali». Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Moltiplica la gioia

da Dili, Timor Est   Forse di figli non ne aveva, altrimenti non avrebbe gridato una cosa del genere. Difficilmente una madre proclama pubblicamente che il figlio di un’altra è migliore. Chissà poi se fu dello stesso parere quando Maria era sotto la croce e tutte le altre a tenersi stretti i figli che avevano, così come erano. Meglio un figlio balordo vivo che uno santo morto.    Brutta bestia l’invidia, è un demone portato in grembo da quello dell’orgoglio. La povertà, lo constato ogni giorno, rende estremamente invidiosi. Basta avere soldi sufficienti a dipingere le pareti di casa e già si è oggetto dell’invidia di tutto il quartiere. Qui le auto usano i vetri oscurati anche frontali, che nessuno possa vedere chi guida. È tutto un invidiare e temere d’essere invidiati. L’invidia infatti rende come minimo ladri. Non desiderare le cose altrui, sta scritto. Ma non è tutto qui. Il successo, la bellezza, l’intelligenza, la gioia non possono essere rubate e dunque l’invidia, anziché ladri, rende desiderosi che la gioia altrui svanisca. Essere invidiati qui significa rischiare maledizioni, malocchi, invocazione di spiriti malvagi, per il gusto di veder spegnere un sorriso e sentirsi di nuovo tutti disgraziati allo stesso modo. Chissà, forse un giorno capiremo che la gioia altrui non toglie nulla alla nostra e, anzi, la moltiplica.

Lc 11,27-28    mentre Gesù parlava, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!».
Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

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Con un soffio di luce

da Dili, Timor Est     Divide et impera, dicevano i romani, dividili e li comanderai. È un suggerimento demoniaco da cui il demonio si guarda bene, sapendo che ogni regno diviso in se stesso va in rovina. Demone non tradisce demone. Le chiese invece sono tutte divise fra loro e in tutte le religioni è sempre una gara a chi è più bravo. State con me, dice Gesù. Non disperdete energie e tempo a raccogliere consensi e seguaci. State con me, altro non serve. Non ci sono mezze misure, chi non è con me, è contro di me. State con me, perché è giunto a voi il regno di Dio. Perché disperdervi in tanti regni, se l’unico che conta è quello di Dio? Scaccio i demoni con il dito di Dio,  allontano il male dalla tua vita con l’amore di Dio, con il soffio della sua luce.

Lc 11,15-26      dopo che Gesù ebbe scacciato un demonio, alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.
Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.
Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino.
Chi non è con me, è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde.
Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima».

Presenza

da Dili, Timor Est    Il Padre del cielo darà lo Spirito a coloro che glielo chiedono. E lo Spirito farà sorgere in noi la più bella delle domande: insegnaci a pregare, come abbiamo ascoltato nel Vangelo di ieri. Perché se uno sa come pregare e cosa chiedere, ha tutto. La preghiera del discepolo non è la preghiera del mendicante, di chi spera di ricevere attenzioni pur non avendone diritto. La preghiera del discepolo è una preghiera guidata dallo Spirito stesso di Dio. È dunque immergersi in un flusso, in una corrente, che è Dio stesso. Allora in quella preghiera, in quello scorrere di forza Divina, nascono le domande, giungono le risposte, le illuminazioni, soprattutto nasce il silenzio. Nella fiducia ci si lascia trasportare e pieni di Spirito si comanda a demoni e a malattie, si placano le tempeste di emozioni che ci hanno scosso e sbilanciato. Tutto ritorna in Dio e Dio ritorna in noi. Si diviene consapevoli cioè della sua costante e fedele presenza in noi.

Lc 11,5-13   Gesù disse ai discepoli:
«Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”, e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

Padre

da Dili, Timor Est     Non abbandonarci alla tentazione. La tentazione di abbandonare, di lasciar perdere, di smettere. La tentazione di lasciare indietro gli altri, di lasciarli andare quando non ci danno più alcuna soddisfazione, quando il peso di portarli diventa eccessivo. Qui persino i bambini possono essere pesanti, quando per la strada non fanno che chiederti soldi e mai che ti chiedano chi sei e come stai. Liberaci dalla tentazione di abbandonarli e ricorda a tutti noi che, se siamo stati mandati in una certa situazione, è proprio perché solo i tuoi discepoli hanno la forza di restare e tu conti su di noi.    Liberaci dalla tentazione di sentirci abbandonati, come tu stesso in croce hai gridato. La tentazione di sentirci lasciati persino da te. Tentazione che ci rende ciechi e non vediamo più quanti sono con noi, in cielo e in terra, e ci sostengono nelle vicende quotidiane, ogni attimo della giornata, nel traffico in tangenziale, nelle beghe dell’ufficio, nelle fatiche dell’età, nelle stanchezze dei rientri a casa, con i figli intrattabili che ci fanno sentire sbagliati. Non abbandonarci alla tentazione dell’abbandono, perché nulla è più lontano da te che l’idea di lasciarci. Tu sei con noi tutti i giorni, fino alla fine del tempo.

Lc 11,1-4     Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».
Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione».

Il tuo posto

da Dili, Timor Est     Gli era stata proposta la parte migliore, tuttora il sogno di molti: vivere alla corte papale e diventare arcivescovo. Per lui però, era migliore ben altro: tornare alla vita silenziosa della solitudine, in comunione con i suoi amici. Si chiamava Bruno di Colonia. San Bruno, fondatore dei monaci certosini. Ho vissuto con loro giorni bellissimi. Mi confidavano una loro regola per non perdere la pace e non giudicare il fratello o la sorella. Quando notavano una sua assenza o un suo comportamento diverso dal solito, davano per certo che quel monaco avesse fatto discernimento con il fratello maggiore, cioè che fosse al suo posto, che stesse facendo la cosa giusta. Così non si distoglievano dal proprio compito e non perdevano la pace. Marta stava cucinando per Gesù. Non capita tutti i giorni. Insomma, non è poco! Eppure perse il gusto di quel momento unico perché intenta a controllare la sorella che l’aveva lasciata sola a servire. Forse anche Maria avrebbe cucinato volentieri qualcosa di buono per il suo Maestro, ma in quel momento la sua parte era ascoltarlo. Stiamo al nostro posto, con attenzione e gratitudine. Non ci sarà tolto da nessuno, perché dunque perderlo?

San Bruno monaco   Lc 10,38-42     mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

https://it.wikipedia.org/wiki/Bruno_di_Colonia