
da Dili, Timor Est Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. Durante la preghiera nacque in lui una domanda: le folle che dicono che io sia? Nella pagina precedente è narrato che Gesù aveva moltiplicato il pane per la folla, quella folla che era ancora presente nel suo cuore mentre pregava. Forse troppo spesso nella preghiera cerchiamo risposte ai nostri dubbi, alle perplessità e ai dolori: perché, perché Signore? Ma più che risposte esatte, son da cercare le domande giuste. Ci sono infatti domande sbagliate, che contengono già una risposta, un preconcetto o delle aspettative. Forse non avremo mai risposte esatte ed esaustive, ma le domande giuste ci aiuteranno a imboccare la strada giusta, ad essere attratti da ciò che vale la pena di inseguire. Chi dice la gente che io sia? Cosa vedono quando passo in questa città, tra queste baracche, un ricco, un fuggitivo, un volontario? Cosa dici tu di me, Signore, tu che mi conosci meglio di me stesso? Dimmi di me. Non solo quindi le nostre richieste, ma pure le nostre domande devono passare nella preghiera ed esserci suggerite da Dio stesso. Sono infatti le domande e le attese che orientano la nostra vita. Se si attende il sole girati verso ovest, non arriverà mai.
Lc 9,18-22 Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».








