
Dicono che con Dio non si può avere una relazione molto diversa da quella che si ha con le altre persone e viceversa. Non per niente, amare Dio e amare il prossimo sono un unico comandamento. Se dunque vogliamo avere un’idea della nostra capacità di ascolto di Dio, non c’è che osservare come ci ascoltiamo. Ormai è innegabile: la nostra capacità di ascoltare è malata. Che siano giovani o anziani, che siano amici o incontri occasionali, si constata sempre più spesso una soglia di ascolto vicina allo zero. Mentre parliamo anche di cose importanti, dolori, preoccupazioni, grandi gioie e scelte di vita, gli occhi del nostro interlocutore ogni cinque secondi vanno al telefonino (sempre che non abbia il cattivo gusto di usarlo). Anche nei rari casi in cui l’attenzione è totale, senza alcun disturbo, capita sempre più spesso di rendersi conto, a distanza di breve tempo, che l’altro ha totalmente dimenticato ciò che gli avevamo confidato, magari con le lacrime agli occhi. È così, siamo diventati così. E se questa è la nostra capacità di ascoltare e trattenere ciò che ci viene consegnato dagli altri, possiamo immaginare cosa succede con ciò che Dio ci dice attraverso una pagina di Vangelo, una intuizione, un sogno o le parole di qualcuno. Appunto. Chi ha orecchi, ascolti. E chi ascolta, trattenga.
Mt 13,1-9 Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Rito Ambrosiano Lc13 Il Signore Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».








