
da Dili, Timor Est Nell’antica cultura di questo paese, Dio non ha un volto né un nome preciso. Ciò che però è certa è l’esistenza oltre la morte. Una certezza assoluta, al punto che la vita quaggiù si svolge sotto il costante sguardo di chi è già passato oltre, uno sguardo che a volte è addirittura temuto. Qui nessuno mette in dubbio che i propri cari siano vivi e non semplicemente spariti. Ciò che si teme, ciò di cui ci si preoccupa, è che stiano bene e che siano in pace con noi. E mentre in Occidente cerchiamo con il cervello di convincerci che qualcosa possa esistere oltre la materia, qui tutti gli sforzi sono concentrati nel cogliere i messaggi che giungono dall’aldilà. Se da noi è tutto un “chissà, forse”, qui non è inusuale sentir dire che “il nonno si è arrabbiato; la mamma mi ha perdonato; mio padre dice che posso partire”. Ed è meglio non sorridere e non chiamarla ingenuità, perché forse è più ingenuo credere che tutto finisca con l’ultimo respiro del corpo. Il respiro, lo spirito, non cessa mai, semplicemente si sposta. Chi non ha perso l’uso dei sensi interiori può continuare a udirne i messaggi.
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Commemorazione di tutti i defunti Gv 6,37-40 Gesù disse alla folla:
«Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno.
Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».









