Tu sei

da Dili, Timor Est    Ieri abbiamo ascoltato le parole di Simon Pietro nel momento in cui riconosce Gesù, nel momento in cui gli si aprono gli occhi del cuore e vede e capisce l’identità profonda del maestro: tu sei il Cristo. Oggi ci viene narrato lo stesso importante momento di un altro apostolo, Natanaele. Anche lui riconosce Gesù nella sua identità: tu sei il figlio di Dio! Ognuno di noi ha il suo momento, il suo cammino, i suoi dubbi da superare per poi giungere a credere in Gesù con il cuore e non soltanto ripetendo frasi imparate all’ombra del campanile, che nella Bibbia si dice all’ombra del fico (simbolo della fresca protezione che gode chi vive sotto la legge di Dio). Quando qualcuno che amiamo ci pare ancora lontano da Gesù, non insistiamo. Semmai affidiamolo nella preghiera al maestro. Se davvero noi abbiamo riconosciuto in Gesù il Cristo, allora sappiamo che nulla gli è impossibile e che si prende cura di tutti e trova il modo di conquistare tutti i cuori.

San Bartolomeo (Natanaele) Apostolo Gv 1,45-51    Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».
Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

Le chiavi

da Dili, Timor Est   Una pagina di Vangelo che va assolutamente letta nel contesto di tutto il messaggio di Gesù. La storia ci insegna che estrapolare queste parole può portare molto lontano dalla volontà del Maestro di Nazareth. E pure da quella del pescatore Simone detto Pietro.

Mt 16,13-20    Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

Uno solo guida

da Dili, Timor Est   Stava alla finestra così come mamma l’aveva fatto. “Vestite monsignore!”, urlavano le infermiere della casa di cura dove ero per alcune settimane di servizio, anni fa. Eh sì, anche senza fascia rossa era comunque un monsignore. Questo ricordo è riaffiorato leggendo questa pagina. Forse è l’unico modo di superare l’imbarazzo davanti a questo elenco di titoli ecclesiastici vietati da Gesù e in gran voga tuttora nella Chiesa. Intanto il mondo ci lascia al nostro carnevale e se ne va da un’altra parte. Ieri, a distanza di un giorno, hanno aperto un secondo supermercato cinese a cinquanta metri dalla nostra casa. Credo di essere stato il primo straniero “malae” a entrarci. Le commesse nelle loro uniforme nuova erano esaltatissime e vistosamente emozionate. La musica era altissima, il posto enorme pieno di qualsiasi cosa, da mortali cibi cinesi in scatola a tricicli per bambini. La sensazione era di un enorme mostro potentissimo e invadente che contrastava con queste piccole ragazzine timoresi ancora una volta ridotte a servette, come i loro antenati che servivano i portoghesi e le loro nonne prese per fame dagli indonesiani. E così, tutto solo, mi sono gustato il primo giorno di un supermercato cinese, atterrato nella periferia di Dili a pochi metri da Uma Matak. Un’economia allo sbando, una nazione che non sa da che parte ricominciare. E noi che non vogliamo alcuna insegna e per guida abbiamo solo il Cristo.

Mt 23,1-12   Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

Invocami

da Dili, Timor Est Null’altro può salvarci se non l’amore. Non ci sono parole, discussioni, argomentazioni, paure che possano essere più forti dell’amore. Quando un fratello sta davanti a noi nella bruttezza del suo carattere difficile, nella pesantezza dei suoi problemi, nell’irruenza delle sue emozioni, a nulla serve rinfacciarglielo. Già sa e già non si piace, perché tutti sentiamo di essere poco attraenti e siamo a disagio quando siamo inquieti, arrabbiati e feriti come belve ringhianti per il loro dolore. Ma solo l’amore guarisce. Un amore fatto di silenzio, altre volte fatto di parole, certamente sempre fatto di preghiera. Se una persona è difficile da amare, sappi che anche a lei riesce difficile amarsi in quell’istante. Dunque non allarghiamo e approfondiamo la sua ferita, curiamola con lo Spirito dell’amore. Invochiamo lo Spirito su di lei e lasciamo che la guarigione avvenga.

Mt 22,24-40    i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

La festa

da Dili, Timor Est    Il semaforo era già verde ma ho fatto in tempo a scattare questa immagine. Non è un granché, ma ve la voglio mostrare lo stesso. Quello bianco è il muro di un supermercato e le commesse, prima della chiusura, stavano portando in strada delle scatole. Quel gruppo di bambini ha attraversato di corsa la strada e si è precipitato sulle scatole, cercando di arraffare tutto quello che ancora era buono. Gridavano dall’entusiasmo, aiutandosi a vicenda nello scoprire il tesoro, mentre a me si chiudeva lo stomaco. La parabola di oggi racconta di persone che hanno avuto la fortuna di essere invitate da un re a palazzo e per pigrizia non ci vogliono andare. Ce ne sono pure di quelle invitate pur non avendone diritto, che si fanno trovare impreparate e ingrate. I bambini della foto non sono stati invitati a una festa e per loro il banchetto è di prodotti scaduti. C’è chi, per molto meno, manifesta molto più entusiasmo. Ma attenzione: non ha più entusiasmo perché ha molto meno. Ha più entusiasmo nonostante abbia di meno, e ciò rende ancora più colpevole la pigrizia di chi, avendo tutte le possibilità per crescere,  invecchia soltanto restando immaturo.

Mt 22,1-14  Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Un’ora soltanto

da Dili, Timor Est  A volte le giornate hanno come grande fatica la noia. Lo pensavo ieri quando, seduto su un secchio capovolto, guardavo i giovani muratori lavorare. Devo proprio stare qui tutto il giorno senza fare niente? Essere straniero a volte comporta anche questo sentirsi un poco inutile, perlomeno nelle cose pratiche, non potendo né parlare indonesiano con il capo cantiere né tetun con i muratori. La giornata può riscattarsi nell’ultima ora, mi dicevo leggendo questo Vangelo. Quando, ormai buio, si caricava l’ultimo furgone, mi è stato chiesto se potevo riaccompagnare i giovani muratori a casa perché non avevano mezzi. Un’ora alla guida da un capo all’altro della città, parlando in qualche modo e ridendo delle facce dei ragazzini stupiti di vedere tre giovani timoresi con un autista europeo. Quando ho chiuso la giornata mi sono sentito felice e meritevole di riposo come quelli che avevano sopportato il peso della giornata e il caldo. Non c’è giustizia, è vero, c’è però bontà. Perché Dio non paga a ore, ma al bisogno.

Mt 20,1-16   Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.
Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

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Rigenerazione

da Dili, Timor Est   Difficilmente un ricco entrerà nel regno di Dio, difficilmente entrerà nelle situazioni dove Dio non ha paura di essere presente. E dunque farà fatica a incontrarlo. Non ho avuto il coraggio di fotografare la donna che pascolava questa vacca nella spazzatura. Sono solo stato contento di non incrociare il suo sguardo quando ho aperto il cancello di casa e sono uscito con l’auto. Mi sarei sentito in imbarazzo anche se non ne ho motivo. Gesù infatti non ce l’aveva con i ricchi, semmai con la miseria. Ce l’aveva con chi fa finta di non vederla e non la combatte. Alla rigenerazione del mondo la miseria finalmente scomparirà perché i ricchi, rigenerati, avranno capito che non basta augurare buona fortuna o dare buoni consigli a chi è messo male. I ricchi si accorgeranno dei poveri e smetteranno di averne paura. È la paura di dover lasciare ad altri le cose che ci danno sicurezza che ci fa stare sulla difensiva giudicando. Chi lascia, chi distacca il cuore da ciò che ha, diviene leggero e passa. Passa attraverso la cruna di un ago, passa attraverso le paure sue e altrui ed entra nel cuore dei fratelli dove Dio regna. Entra nel regno di Dio.

Mt 19,23-30   Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».
A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile».
Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi».

Ho visto e spero

da Dili, Timor Est  Esistono davvero persone che si fanno la stessa domanda di quel tale: che cosa devo fare di buono? Molte non se ne vanno tristi, ma ascoltano e restano e vendono quello che hanno e lo danno ai poveri. Non posso fare nomi, sono così tanti che rischierei di dimenticarne qualcuno. Eppure davvero io ho visto persone vendere la casa, i ricordi di famiglia, vendere mobili e pianoforti, per dare ai poveri. Ho visto bambini della prima Comunione cambiare i regali con offerte, ho visto fare lo stesso a ragazzini della Cresima, a giovani coppie per il Matrimonio e il Battesimo dei figli. Ho visto presidi di scuole organizzare raccolte, gruppi di paesi darsi da fare per collette e lotterie. Ho visto girare la tredicesima e le premialità straordinarie ai poveri. Ho visto persone che non incontravo da anni far di tutto per vedermi e darmi aiuti. Ho visto arrivare offerte da persone che non conosco e altre lasciarmele nella casella delle lettere chiedendomi di non essere ringraziate. Ho visto professionisti aiutarmi gratuitamente per lavori e consulenze varie. Io ho visto. Se sono qui è perché molte persone hanno letto questa pagina di vangelo e l’hanno messa in pratica. Questo basta a dare speranza.

Mt 19,16-22    un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Gli chiese: «Quali?».
Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?». Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!».
Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze.

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La straniera

da Dili, Timor Est  Stiamo attenti a quello che diciamo quando, a distanza, sistemiamo il mondo con quattro sentenze impulsive. (Guarda anche il video di YouTube qui sotto ⬇️)

Mt 15,21-28   partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

https://youtu.be/RUjdpgdO-b8?si=PQGEIA61e4ddv27Z

In corsa

da Dili, Timor Est  Maria si alzò e andò in fretta. La fretta, ecco cosa avverto in questa città di lamiere, piena di vita riaggiustata, di gente che ce la mette tutta per tirare avanti più in là possibile. La fretta. Siamo convinti di essere noi gli stressati sempre in corsa e certo lo siamo. Ci immaginiamo che nei paesi più poveri si viva una vita non invidiabile ma per lo meno calma. È l’idea romantica della povertà che colleghiamo all’idea della semplicità e della vita di campagna. Ma i poveri, vi assicuro, vanno di fretta perché hanno poco tempo.     Life is now, dicono, e il domani è incerto anche a vent’anni.  C’è poco da far ferie… Non c’è ferragosto qui, dove ogni giorno è uguale all’altro sotto lo stesso sole infuocato, senza stagioni. Ma in questa fretta c’è vita, c’è un traguardo da tagliare, un’alba in più da raggiungere sperando che porti pace al cuore sempre in ansia per il domani.

Assunzione di Maria Lc 1    in giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Buona Assunta a tutti!