Il suo volto

Gesù di Nazareth era un maestro di vita e dunque di preghiera. Una preghiera assoluta, personale ed interiore. Una preghiera senza libri, senza nemmeno liturgia, fatta di meditazione pura e silenziosa, che ti fa passare la barriera del tempo e dello spazio ed entrare in contatto con Dio e con chi vive in lui. Allora, nella meditazione silenziosa, nella preghiera del cuore, è possibile parlare con chi non è più su questa terra o con chi è quaggiù ma distante da noi. Lì, nel cuore dove Dio abita, tutti siamo uno e possiamo parlare con volto luminoso, splendenti di quella gioia che possiede chi sa di essere ascoltato e capito all’istante.

Trasfigurazione Mt 17,1-9   Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

Lunedì 10 agosto partirò per Timor Est, dopo due mesi esatti in Italia. Grazie alla generosità di molti, il progetto Expansion ha avuto inizio ed è bene che io sia presente per dare una mano. Ringrazio di cuore tutti quelli che ho potuto incontrare e che mi hanno offerto ascolto, amicizia e aiuto. Molti altri avrebbero voluto incontrarmi ma il tempo di ferie ha reso difficile vedersi. A tutti il mio grazie! Come sempre rimaniamo legati attraverso la Locanda della Parola.

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Lo supplicava

Li aveva sentiti, aveva captato i loro discorsi quando parlavano dicendo che il Messia era stato mandato solo per gli israeliti. Si era accorto dei loro commenti quando rimanevano perplessi perché si curava dei cagnolini, cioè dei figli dei pagani. Ora era lì, come un maestro severo, che ripeteva le loro stesse parole così che ne vedessero l’effetto. Perché quando sei distante sei sempre un grande giustiziere, ma quando senti la voce e incontri lo sguardo di chi ti supplica, ti si stringe il cuore. E questa è una gran bella cosa, perché significa che, nonostante le mille delusioni, il tuo cuore funziona ancora bene.

Mt 15,21-28   Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore, – disse la donna – eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

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Cambiare

Lasciateli stare, dice Gesù, non perdete tempo ad argomentare con loro. Spetta a Dio sradicare le piante che non ha piantato lui. Se uno è cieco, dovrebbe capirlo da solo che non può guidare un altro cieco. Eppure anche oggi molti si ergono a difensori di una tradizione che in realtà non capiscono. Tradizione significa consegna e vero tradizionalista è chi cerca di non sciupare il messaggio del vangelo che gli è stato consegnato. Ma se non conosci a fondo il messaggio di Gesù, confondi la tradizione del vangelo con le antichità, la Chiesa con un museo, e riduci il vangelo ad una delle tante religioni, tutte fondate sull’immutabilità. Il cuore della tradizione, del messaggio che ti è stato consegnato, consiste in queste parole: il crocifisso è risorto! Se Gesù è vivo, devi credere che ancora sta insegnando e rivelando cose nuove tramite lo Spirito, come lui stesso disse. Unica tradizione è la docilità al cambiamento che Dio indica.

Mt 15  alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti quando prendono cibo non si lavano le mani!».
Riunita la folla, Gesù disse loro: «Ascoltate e comprendete bene! Non ciò che entra nella bocca rende impuro l’uomo; ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l’uomo!».
Allora i discepoli si avvicinarono per dirgli: «Sai che i farisei, a sentire questa parola, si sono scandalizzati?».
Ed egli rispose: «Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata. Lasciateli stare! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!».

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Pochi passi

Così, come niente fosse, Pietro scende dalla barca in mezzo al mare, solo perché Gesù gli dice vieni! Sì certo, noi ricordiamo solo che ha compiuto pochi passi, ma chi di noi sarebbe sceso? Che bello amare una persona e fidarsi così tanto di lei da compiere l’impossibile, anche solo per pochi passi. Che bello credere che anche solo sfiorare il lembo del mantello di Gesù possa guarirci. E lui sempre pronto ad afferrarci al primo grido d’aiuto. Coraggio, sono io, non abbiate paura!

Mt 14,22-36    Dopo che la folla ebbe mangiato, subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».
Compiuta la traversata, approdarono a Gennèsaret. E la gente del luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia in tutta la regione; gli portarono tutti i malati e lo pregavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello. E quanti lo toccarono furono guariti.

Basterà

Leggiamo contemporaneamente i due vangeli di oggi, romano e ambrosiano. Emerge l’immagine di Gesù in disparte che osserva i bisogni e il comportamento della gente. Lo scoraggiamento di fronte ai bisogni enormi e alle risorse limitate: qui non abbiamo altro che due pesci! Affermazione che può diventare anche una scusa: tanto che cosa cambierà mai? cosa posso fare io? Poi abbiamo quelli che donano in pubblico con una certa soddisfazione. Danno però il superfluo e ne danno solo una parte. In fondo, siamo tutti convinti che ai poveri basti poco per vivere. Nel nostro immaginario, una moneta sfama un villaggio. Poi compare l’immagine di questi pochi pani e di queste poche monete. Tutto quello che avevano trovato, tutto quello che la vedova aveva. Nelle mani di Dio, il tuo tutto che non basta sfama tutti e anche di più. È il vertice della generosità, che alcuni raggiungono dopo un lungo cammino di educazione al dono e di lotta alla tirchieria. È la generosità totale, quella che non ti fa dare solo ciò che non hai più bisogno ma ciò che hai bisogno ancora, sicuro che basterà e avanzerà per tutti, te compreso.

Mt 14,13-21   avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.
Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Rito ambrosiano Mc 12,41-44   Seduto di fronte al tesoro, il Signore Gesù osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

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Connessione

Erode potrebbe anche essere chiamato “coerente ingarbuglio”. Ha infatti un modo tutto suo di rimanere fedele a ciò che pensa, riuscendo al contempo a essere infedele alla verità. Fa ammazzare Giovanni Battista per coerenza al giuramento di fronte agli invitati, dimostrando di temere di più il loro giudizio di quello di Dio. Eppure per tutta la vita sente la coscienza rimordere e gli pare di vedere ovunque il Battista risorto dai morti. Pare che quando Giovanni Paolo II incontrò in carcere il suo attentatore Alì Agca, costui non gli chiese perdono. Fissandolo gli domandò: “io ti ho colpito con precisione, ma tu non sei morto. Chi sei?”. Non basta essere coerenti, calcolatori e precisi in ciò che si fa, bisogna essere connessi con l’amore di Dio.

Mt 14,1-12 al tetrarca Erode giunse notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!».
Erode infatti aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla con te!». Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta.
Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. Ella, istigata da sua madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».
Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione. La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre.
I suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù.

Mai durante la tempesta

La gente rimaneva stupita da Gesù, non capendo come potesse un figlio di falegname essere così sapiente. Presi dall’agitazione si scandalizzavano (letteralmente inciampavano) e non riuscivano più a seguirlo. È difficile infatti capire se le emozioni e le sensazioni che sopraggiungono sono da ascoltare o da rigettare. Oggi festeggiamo Sant’Ignazio di Loyola, fondatore dei gesuiti, grande maestro dell’arte del “discernimento degli spiriti”, come lui amava chiamare questo problema. A volte noi prendiamo decisioni importanti, frutto di confronti, consigli e preghiera. Poi sopraggiungono immancabilmente le difficoltà e i dubbi si affacciano. Arrivano anche fortissime crisi che scuotono nelle fondamenta tutto il nostro progetto e annientano gli entusiasmi. Ed ecco sopraggiungere l’idea liberante: cancellare il piano, annullare tutto, azzerare. Sant’Ignazio però ci lascia questa regola d’oro: mai in tempo di crisi cambiare decisioni prese in tempo di serenità. L’ira, la tristezza, l’angoscia, l’euforia e tutte le forti emozioni, non consentono una lucida decisione di cambiamento. Quando la tempesta si sarà calmata, allora potremo riflettere se sia davvero il caso di cambiare rotta.

Mt 13,54-58 Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

Papa Francesco e il Cardinal Martini, due gesuiti, grandi maestri del discernimento. Nei loro insegnamenti non si nota mai l’atteggiamento di chi ha una ricetta rigida da applicare sempre per chiunque. C’è semmai il tentativo di capire quale sia la decisione migliore per te,  in quel momento della tua vita. Cosa il Signore sta dicendo a te in quel momento, attraverso ciò che stai vivendo in quel momento.   Da qui la delusione di molti che avrebbero preferito a ricevere da loro indicazioni rigide e chiare, da applicare alla vita di tutti nella stessa misura, senza passare dalla coscienza della persona interessata. Ma questo un vero gesuita (e a dir la verità ogni vero cristiano) non lo farà mai.

Verranno gli angeli

Questa immagine degli angeli che gettano i cattivi nella fornace ardente dove piangeranno è un’immagine molto lontana da noi. Per secoli l’inferno ha tenuto a bada i cristiani, costringendoli a un comportamento morale più per paura che per amore. Ora viceversa siamo quasi imbarazzati a raccontare di condanne, inferno e fiamme ardenti per l’eternità. Ma queste pagine di Vangelo non sono cancellate. Sono immagini forti, che ci ammoniscono: il male che è in noi va estirpato prima o poi. Se non lo facciamo noi adesso, dovranno farlo gli angeli così che possiamo incontrare Dio in condizioni meno indecenti.

Mt 13,47-53   Gesù disse ai suoi discepoli:
«Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Terminate queste parabole, Gesù partì di là.

La mia parte

Ognuno ha la sua parte nel grande gioco della vita, ma vogliamo sempre fare la parte degli altri. Se stanno bene, li invidiamo; se ci chiedono aiuto, diamo consigli; se ci chiedono consiglio, gli diciamo di fare come si sentono. Se non siamo felici del posto che occupiamo nella vita, ci carichiamo di rabbia e rancore che scarichiamo sugli altri in mille modi diversi, perfino su Dio: Signore non ti importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? A pensarci bene, non è che capiti tutti i giorni di cucinare un pranzo per Gesù… Eppure Marta non si gode la sua parte perché pensa a quella della sorella. Siamo tutti Marta, tutti. A volte non vogliamo nemmeno essere nei panni dell’altro, vorremmo che l’altro fosse dei nostri. Vorremmo che provasse le nostre fatiche e le nostre preoccupazioni. Ci fa rabbia che viva un momento di serenità e ci pare che la sua gioia faccia diminuire la nostra. Se ognuno vivesse fino in fondo la sua parte tutti saremmo in perfetta letizia. Ma abbiamo capito quale è la nostra parte, quella migliore per noi, che non ci verrà mai tolta?

Lc 10,38-42   mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

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Purificazione

La zizzania seminata dal nemico viene lasciata crescere insieme al buon grano. Ciò non significa che il male il bene si equivalgono e che dobbiamo accettare questa convivenza per sempre. Verrà il momento, in questa vita o nell’altra, in cui dentro il nostro cuore verrà fatto ordine, rivelando e bruciando tutto ciò che non è da Dio. Ci costerà lacrime e fatica ma è consolante sapere che, prima o poi, splenderemo come il sole e non dovremo più constatare di essere un misto di bene e male, di buone e cattive intenzioni. Certo, meglio prima che dopo. Se dunque qualcosa non va esattamente secondo i nostri programmi, lasciamo che sia questa difficoltà a lavorarci il cuore. Magari è un’occasione per rimuovere qualche spigolosità e non rinviare la nostra purificazione.

Mt 13,36-43   Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».
Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

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