In attesa

da DILI, TIMOR EST  Stamattina sentivo che in questo bar avrei trovato qualcosa che mi parlasse del sabato santo. L’anziana cinese danzava in abiti tradizionali davanti al suo cellulare, mentre non potevo trattenermi dal fotografarla. Poi mi ha mostrato soddisfatta il video postato su TikTok. Le era bastato un tasto per essere ringiovanita di trent’anni. Guardandomi attorno, non pare che ieri pomeriggio Dio sia morto. Il tempo lo si azzera con un dito, non occorre risorgere. Ho pensato che se Tu fossi stato qui, sulla sedia vuota dove ho posato il casco, mi avresti preso dalle mani la macchina fotografica per sorridere con me e con lei. Quando ci vedi allegri, tutto è compiuto per Te. È il nostro pianto che non sopporti, la nostra sofferenza. Mentre noi danziamo per strapparci un sorriso, tu agli inferi interrompi la danza macabra della morte e cambi musica, annunciando il Regno dell’amore a chi non ti conosce. Noi con Te siamo la luce del mondo, siamo il tuo sorriso in attesa del tuo ritorno.

SABATO SANTO Lc 23 Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe di Arimatea; esse osservarono il sepolcro e come era stato posto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo come era prescritto.

Giacomo Borlone de Buschis, 1485, Oratorio dei Disciplini di Clusone, Bergamo, Danza macabra.

Agli inferi

da DILI, TIMOR EST  Stamattina sono entrato in una piccola chiesa lungo la strada, fuori città. L’Eucarestia di ieri era attorniata da fiori e luce e le croci erano pronte per oggi pomeriggio. Solo un insetto era davanti a questo splendore. Mi sono chiesto come mai non ti bastò l’incarnazione. Scendere in terra non era forse già molto? Camminare nella storia delle persone, impolverarsi dei nostri deboli pensieri, cercare invano di insegnarci la legge dell’amore, non era già impresa ardua anche per Te? Tu volevi scendere di più e l’unico modo era morire, seguirci là dove andiamo senza il corpo, dove restiamo muti in compagnia delle emozioni che ci hanno guidato in terra. Scendesti e scendi negli inferi bui del nostro inconscio, dove mille traumi antichi si agitano come insetti striscianti e ci condizionano dannandoci la vita. Scendesti e scendi nelle tombe, agli inferi, nel regno dei morti. E liberi tutti. Tutti quelli per cui nessuno dall’alba dell’umanità mai ha pregato o sacrificato un animale o almeno bruciato un grano d’incenso o acceso una candela. Ci liberi dalla paura dell’aldilà. C’è l’amore di là, c’è la luce. Ci sei Tu che rischiari quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte.

VENERDÌ SANTO Mt 27 A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.
Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti.
Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».

Beato Angelico, XV sec, Cristo agli inferi.
Tintoretto, XVI sec,  Cristo irrompe agli inferi.

Per noi

da DILI, TIMOR EST  Stamattina sono andato al mare. Sapevo che li avrei trovati, che dei bambini mi avrebbero regalato un’immagine per vivere questo giovedì santo. E così, spontaneamente, uno di loro ha ripetuto con le mani il gesto del sacerdote a Messa: Prendete, mangiatene tutti. E guardo quei piedi, che ci ricordano il tuo ultimo comando, Gesù: se io ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Quel fuoco sta lì, in un buco nella sabbia. Noi non siamo che sabbia, polvere plasmata dal suolo, ma arde un fuoco in noi e non si spegne. Un fuoco azzimo, che non cresce, come il pane stesso dell’Eucarestia. Da soli non si cresce, nulla evolve da sé. Siamo lievito gli uni per gli altri, come tu lo sei per noi. Solo in te cresciamo e si espande il nostro amore sino ai confini del mondo. Stanotte a questo fuoco ti rinnegheremo, nel cuore sempre ci riserviamo un posto senza te, dove con Pietro possiamo gridare non lo conosco! Abbiamo paura che essere tutti tuoi ci costi troppo e non porti a nulla. Abbiamo paura di restare azzimi per sempre, di essere schiacciati come acini d’uva. Non vogliamo diventare vino, essere bevuti dagli altri, versati in calici tenuti da mani sconosciute. Ma non è questo quello che tu fai con noi, Gesù? Capiamo quello che hai fatto per noi?

GIOVEDÌ SANTO 1Cor11   Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».
Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».
Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.

Gv13,1-15 Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

How much?

da DILI, TIMOR EST    How much? Quanto? È la domanda che più spesso mi sento rivolgere qui. Mi umilia, mi riduce, mi fa sentire poco interessante. Che io abbia in mano la macchina fotografica o il casco della moto, non importa. Mi chiedono quanto ho pagato. Era così anche nei corridoi a scuola, in Italia. È così ovunque, anche all’ultima cena. Quanto mi date? Se tradisci Gesù, non farlo per soldi. Fallo perché non lo sopporti più, perché hai nausea del suo amore illimitato per i colpevoli, gli arroganti e gli ignoranti. Ma forse andò proprio così. Prima in Giuda venne la perplessità, poi la disistima e infine i soldi. Se ami davvero, non c’è soldo che tenga. Se si arriva a discutere di soldi, l’amore si è già incrinato da tempo.

Mercoledì santo  Mt 26,14-25   uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariòta, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».

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Mi seguirai

da DILI, TIMOR EST    Come è possibile prendere un boccone intinto da Gesù stesso durante l’ultima cena di Pasqua e subito essere colmi della presenza di Satana? Questo fa paura. La nostra libertà è più forte di ogni gesto di Comunione. Potremmo anche ricevere un boccone da Gesù stesso e rimanere sempre gli stessi, sempre con oscure intenzioni nel cuore. Quante Comunioni, quante messe, quante preghiere e ritiri e sacramenti… e non siamo in comunione con Lui né tra noi. Anche qui in città, al mattino presto, è tutto un cantare di galli. Ricordano a tutti che non basta essere formalmente il paese con la più alta percentuale di cattolici al mondo. Dare la vita per Gesù e per gli altri è ben altro. Lo seguiremo più tardi, sempre tardi. Perché non è facile, non è come dirlo. Non basta un boccone.

Martedì santo  Gv 13 mentre era a mensa con i suoi discepoli, Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà».
I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui.
Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte.
Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire».
Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte».

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Sempre con voi

da DILI, TIMOR EST   La pioggia trasforma la strada in un labirinto di pozzanghere. La ragazza non vuole bagnare e rovinare le ciabatte e cammina a piedi nudi, reggendole in mano. Una scena su cui Olmi costruì il suo capolavoro “L’albero degli zoccoli”. Una scena che per me, qui, è normale. I poveri infatti li avete sempre con voi, dice Gesù. Se siete miei discepoli, certamente avete a che fare con i poveri, li avete sempre con voi. Poveri di ogni tipo. Generazioni scalze in cerca di un futuro o generazioni marce che sgozzano insegnanti mentre i loro coetanei sui social commentano “giusto, quella prof se lo merita”. I poveri li avete sempre con voi, ma non sempre avete me. E se non abbiamo Gesù, non riusciremo ad amare né i poveri né i ricchi. È Te che dobbiamo avere, è di Te che abbiamo bisogno, è con Te che dobbiamo stare. Il contatto con ogni tipo di povertà ci esaurisce in breve, se non abbiamo Te Gesù. Tu ci insegni come amare, tu ci dai la misura dell’amore. Un amore senza misura.

LUNEDÌ SANTO   Gv 12,1-11 Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali.
Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo.
Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.
Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Làzzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Làzzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

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Ingresso

da DILI, TIMOR EST   Si entra a Gerusalemme. Si entra nella settimana santa. Tutto è pronto. Qui le strade sono piene di venditori di rami di palma, c’è agitazione e i bimbi corrono sotto la pioggia, contagiati da una festa che non sanno cosa sia. Ma è festa. In una settimana quante cose possono cambiare, si può passare da un Osanna a un crocifiggilo, dalla morte alla resurrezione. Ma ogni passaggio avviene – appunto – a passi, un minuto dopo l’altro, stando nell’attimo senza pensare al dopo.

Verità

da DILI, TIMOR EST   Insomma, anche sbagliando la fece giusta. Caifa di fatto disse una grande verità, anche se lui stesso non capì. Conviene che muoia uno solo per salvare tutti. Per lui non era che un’eliminazione tattica. Eppure disse la verità. Come Pilato che farà scrivere re dei giudei sulla croce, dimenticando di specificare costui dice di essere il re dei giudei. A volte la verità avanza intatta e luminosa in mezzo alle cattiverie, annunciata proprio da chi ha le peggiori intenzioni. Non dedichiamo troppe energie a smentire le menzogne altrui. Cerchiamo di compiere passi veri.

Gv 11,45-56 molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che Gesù aveva compiuto, [ossia la risurrezione di Làzzaro,] credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.
Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinèdrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione».
Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.
Gesù dunque non andava più in pubblico tra i Giudei, ma da lì si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Èfraim, dove rimase con i discepoli.
Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?».

Azione

da DILI, TIMOR EST    Una ragazza di qui mi diceva che non sopporta lo stile NATO. Nulla a che vedere con l’alleanza atlantica. NATO sta per “No Action Talk Only”, nessuna azione solo parole. È il sunto del vangelo di oggi. Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere. Sono le opere che dicono chi siamo davvero. Se sono opere di misericordia, allora stiamo agendo mossi dallo Spirito. Ed è in un attimo che agisci, che ti giochi la coerenza di ogni bella dichiarazione. La bimba della foto poteva ignorarmi. Si è sporta dall’auto gridando il mio nome e tendendomi la mano per rompere la solitudine di fine giornata. Sono le azioni che ci salvano. Sii pronto a coglierle, Dio ti accarezza quando sa che oltre non puoi.

Gv 10,31-42    Giudei raccolsero delle pietre per lapidare Gesù. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».
Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: “Io ho detto: voi siete dèi”? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata –, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.

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La vita

da DILI, TIMOR EST   Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno. Che belli questi due verbi, queste azioni di occhi e cuore: osservare e vedere. Osservare la Parola significa molte cose: obbedire, praticare, stare sottomessi alla Parola di Gesù. Ma anche guardarla. Semplicemente guardare con interesse, osservare, la Parola. E questa Parola di Gesù, poco alla volta, giorno dopo giorno, modifica lo sguardo, cambia la vista. E anziché morte si vede vita, si vede il giorno di Gesù, ogni giorno lo si vede operare invisibile ma vivo. Gli occhi e ogni nostra attenzione si allenano e selezionano. Lasciano andare tutte le tracce di morte e vedono tracce di vita anche nelle più miserabili situazioni. È la speranza che viene a Dio.

Gv 8,51-59  Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: “Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno”». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?».
Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».
Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».
Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

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