How much?

da DILI, TIMOR EST    How much? Quanto? È la domanda che più spesso mi sento rivolgere qui. Mi umilia, mi riduce, mi fa sentire poco interessante. Che io abbia in mano la macchina fotografica o il casco della moto, non importa. Mi chiedono quanto ho pagato. Era così anche nei corridoi a scuola, in Italia. È così ovunque, anche all’ultima cena. Quanto mi date? Se tradisci Gesù, non farlo per soldi. Fallo perché non lo sopporti più, perché hai nausea del suo amore illimitato per i colpevoli, gli arroganti e gli ignoranti. Ma forse andò proprio così. Prima in Giuda venne la perplessità, poi la disistima e infine i soldi. Se ami davvero, non c’è soldo che tenga. Se si arriva a discutere di soldi, l’amore si è già incrinato da tempo.

Mercoledì santo  Mt 26,14-25   uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariòta, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».

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Mi seguirai

da DILI, TIMOR EST    Come è possibile prendere un boccone intinto da Gesù stesso durante l’ultima cena di Pasqua e subito essere colmi della presenza di Satana? Questo fa paura. La nostra libertà è più forte di ogni gesto di Comunione. Potremmo anche ricevere un boccone da Gesù stesso e rimanere sempre gli stessi, sempre con oscure intenzioni nel cuore. Quante Comunioni, quante messe, quante preghiere e ritiri e sacramenti… e non siamo in comunione con Lui né tra noi. Anche qui in città, al mattino presto, è tutto un cantare di galli. Ricordano a tutti che non basta essere formalmente il paese con la più alta percentuale di cattolici al mondo. Dare la vita per Gesù e per gli altri è ben altro. Lo seguiremo più tardi, sempre tardi. Perché non è facile, non è come dirlo. Non basta un boccone.

Martedì santo  Gv 13 mentre era a mensa con i suoi discepoli, Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà».
I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui.
Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte.
Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire».
Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte».

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Sempre con voi

da DILI, TIMOR EST   La pioggia trasforma la strada in un labirinto di pozzanghere. La ragazza non vuole bagnare e rovinare le ciabatte e cammina a piedi nudi, reggendole in mano. Una scena su cui Olmi costruì il suo capolavoro “L’albero degli zoccoli”. Una scena che per me, qui, è normale. I poveri infatti li avete sempre con voi, dice Gesù. Se siete miei discepoli, certamente avete a che fare con i poveri, li avete sempre con voi. Poveri di ogni tipo. Generazioni scalze in cerca di un futuro o generazioni marce che sgozzano insegnanti mentre i loro coetanei sui social commentano “giusto, quella prof se lo merita”. I poveri li avete sempre con voi, ma non sempre avete me. E se non abbiamo Gesù, non riusciremo ad amare né i poveri né i ricchi. È Te che dobbiamo avere, è di Te che abbiamo bisogno, è con Te che dobbiamo stare. Il contatto con ogni tipo di povertà ci esaurisce in breve, se non abbiamo Te Gesù. Tu ci insegni come amare, tu ci dai la misura dell’amore. Un amore senza misura.

LUNEDÌ SANTO   Gv 12,1-11 Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali.
Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo.
Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.
Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Làzzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Làzzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

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Ingresso

da DILI, TIMOR EST   Si entra a Gerusalemme. Si entra nella settimana santa. Tutto è pronto. Qui le strade sono piene di venditori di rami di palma, c’è agitazione e i bimbi corrono sotto la pioggia, contagiati da una festa che non sanno cosa sia. Ma è festa. In una settimana quante cose possono cambiare, si può passare da un Osanna a un crocifiggilo, dalla morte alla resurrezione. Ma ogni passaggio avviene – appunto – a passi, un minuto dopo l’altro, stando nell’attimo senza pensare al dopo.

Verità

da DILI, TIMOR EST   Insomma, anche sbagliando la fece giusta. Caifa di fatto disse una grande verità, anche se lui stesso non capì. Conviene che muoia uno solo per salvare tutti. Per lui non era che un’eliminazione tattica. Eppure disse la verità. Come Pilato che farà scrivere re dei giudei sulla croce, dimenticando di specificare costui dice di essere il re dei giudei. A volte la verità avanza intatta e luminosa in mezzo alle cattiverie, annunciata proprio da chi ha le peggiori intenzioni. Non dedichiamo troppe energie a smentire le menzogne altrui. Cerchiamo di compiere passi veri.

Gv 11,45-56 molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che Gesù aveva compiuto, [ossia la risurrezione di Làzzaro,] credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.
Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinèdrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione».
Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.
Gesù dunque non andava più in pubblico tra i Giudei, ma da lì si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Èfraim, dove rimase con i discepoli.
Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?».

Azione

da DILI, TIMOR EST    Una ragazza di qui mi diceva che non sopporta lo stile NATO. Nulla a che vedere con l’alleanza atlantica. NATO sta per “No Action Talk Only”, nessuna azione solo parole. È il sunto del vangelo di oggi. Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere. Sono le opere che dicono chi siamo davvero. Se sono opere di misericordia, allora stiamo agendo mossi dallo Spirito. Ed è in un attimo che agisci, che ti giochi la coerenza di ogni bella dichiarazione. La bimba della foto poteva ignorarmi. Si è sporta dall’auto gridando il mio nome e tendendomi la mano per rompere la solitudine di fine giornata. Sono le azioni che ci salvano. Sii pronto a coglierle, Dio ti accarezza quando sa che oltre non puoi.

Gv 10,31-42    Giudei raccolsero delle pietre per lapidare Gesù. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».
Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: “Io ho detto: voi siete dèi”? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata –, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.

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La vita

da DILI, TIMOR EST   Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno. Che belli questi due verbi, queste azioni di occhi e cuore: osservare e vedere. Osservare la Parola significa molte cose: obbedire, praticare, stare sottomessi alla Parola di Gesù. Ma anche guardarla. Semplicemente guardare con interesse, osservare, la Parola. E questa Parola di Gesù, poco alla volta, giorno dopo giorno, modifica lo sguardo, cambia la vista. E anziché morte si vede vita, si vede il giorno di Gesù, ogni giorno lo si vede operare invisibile ma vivo. Gli occhi e ogni nostra attenzione si allenano e selezionano. Lasciano andare tutte le tracce di morte e vedono tracce di vita anche nelle più miserabili situazioni. È la speranza che viene a Dio.

Gv 8,51-59  Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: “Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno”». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?».
Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».
Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».
Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

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Un corpo mi hai dato

da DILI TIMOR EST   Non hai voluto né sacrificio né offerta,
un corpo invece mi hai preparato. Parole misteriose e bellissime, in questa festa dell’Annuncio a Maria. Qui l’antica religione ancora si fa sentire forte. È tutto un sacrificare. Le tappe della vita, le nozze, la morte, le importanti decisioni e persino i debiti rimasti in sospeso coi defunti, tutto passa attraverso sacrifici di animali, offerte di stoffe pregiate, denaro. Il cristianesimo non ha cambiato granché. Sappiamo bene quanta forza abbia ancora per noi l’idea del sacrificio: digiuni, fioretti, sassolini nelle scarpe, sforzi di volontà d’ogni genere. Mi hai preparato un corpo e con questo corpo amerò. Ecco, il mio sacrificio sarà il mio stesso corpo. Non perché mi butterò nel fuoco, ma perché farò sacra la mia incarnazione, la mia vita umana. La mia vita su questa terra, vissuta in questo corpo e questo sangue, sarà fatta sacra – sacrificata – dalle opere di misericordia che compirò. Non hai voluto né sacrificio né offerta,
un corpo invece mi hai preparato.

ANNUNCIAZIONE Eb 10,4-10   Fratelli, è impossibile che il sangue di tori e di capri elimini i peccati. Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice:
«Tu non hai voluto né sacrificio né offerta,
un corpo invece mi hai preparato.
Non hai gradito
né olocausti né sacrifici per il peccato.
Allora ho detto: “Ecco, io vengo
– poiché di me sta scritto nel rotolo del libro –
per fare, o Dio, la tua volontà”».
Dopo aver detto: «Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato», cose che vengono offerte secondo la Legge, soggiunge: «Ecco, io vengo a fare la tua volontà». Così egli abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo. Mediante quella volontà siamo stati santificati per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre.

Si indoravano

da DILI TIMOR EST    Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. A volte lo diceva esplicitamente, non riusciva a trattenere la sua nostalgia di Cielo, il suo disagio in terra. Lui era la luce e la densità buia del mondo lo frenava, lo metteva a disagio. Le discussioni, la doppiezza d’animo, le segrete intenzioni, lo facevano sentire più solo che mai. Eppure lui continuava, non fuggiva e al suo passaggio le tenebre si indoravano di luce e gli uomini alzavano gli occhi al cielo e molti credevano in lui.

Gv 8,21-30    Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?».
E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati».
Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre.
Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.

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Libera

da DILI, TIMOR EST   Gli undici versetti più pericolosi del vangelo. Pare che per anni nessun evangelista se la sentisse di inserire questa pagina nei suoi testi.* Gesù salva la giovane donna senza che lei dia cenno di pentimento. Un perdono preventivo e unilaterale, che potrebbe far smarrire il senso del peccato. Ma andò così e il vangelo non lo nasconde. La volevano lapidare, dunque si trattava di una donna vincolata dal fidanzamento ufficiale ma non ancora convivente col marito. Diversamente sarebbe stata strangolata. Dobbiamo dunque supporre che avesse circa 15 anni. La situazione è la stessa che, anni prima, Giuseppe aveva affrontato riguardo a Maria. Forse Gesù rivide in quella ragazza sua madre. Forse pensò per un attimo che se lui era vivo lo doveva a Giuseppe, che non aveva trascinato Maria in piazza, a Nazaret, come questi uomini. Forse Gesù intuì che c’era qualche forzatura dietro a quel fidanzamento, magari combinato dalle famiglie, contro la scelta della ragazza. Anche qui da dove scrivo, paese formalmente super cattolico, nei villaggi accadono ancora queste cose. Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei. Non peccare più, le disse, e la lasciò andare. Nessuno ti ha condannata, nemmeno io che ne avrei titolo.

Gv 8,1-11 Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adultèrio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adultèrio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

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