
da DILI, TIMOR EST “Così tra questa immensità s’annega il pensier mio: e il naufragar m’è dolce in questo mare”. Penso all’infinito racchiuso in un piccolo bambino. Il Signore del cielo e della terra è lì, in un piccolo inconsapevole. Poi crescerà e le ferite si faranno sentire. La sete insaziabile di denaro, la voglia d’essere ricchi, di annegare le frustrazioni nell’abbondanza e iniziare ad avere tutto. Per poi accorgersi, forse, che la gioia è altrove. E tornare ad aver nostalgia del villaggio e della mamma accanto al fuoco nella cucina affumicata e il maiale che razzola libero finché può, mentre la vecchia zia accucciata in terra mastica bua*. Perché tutti abbiamo desiderio di semplicità, di tornare piccoli. Tu ci offri la tua vicinanza e il tuo sostegno nelle stanchezze e oppressioni della vita. E non ti diciamo tutto.
Mt 11,25-30 Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
*la noce di Betel, qui chiamata Bua, una volta essicata viene masticata per ore dalle persone semplici dei villaggi, attenuando fame e stanchezza, producendo alla lunga danni collaterali a bocca e stomaco.












