
da DILI TIMOR EST Mandare, mandare, questo verbo torna e ritorna più volte in questa pagina. Chi è mandato sappia di non essere più grande di chi lo ha mandato. Ma chi lo accoglie, sappia che costui non è da meno: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me. Basterebbe questo a spogliarsi di insegne, anelli e mantelli e titoli regali. Basterebbe questo ad accogliersi a vicenda come accoglieremmo Cristo in persona. Perché “vicario di Cristo” può essere chiunque, non solo il vescovo di Roma. Anzi, teologicamente non è il successore di Cristo ma di Pietro. Cristo non ha successori, essendo attualmente vivo. Dunque chi la vita ci manda, accogliamolo come fosse inviato da Gesù. Se è una bella persona, ringraziamo. Se invece è una persona cattiva, accogliamola come un severo maestro che ci insegna a pregare per chi ci fa del male. Al calare della giornata, spesso mi siedo al cancello di Uma Matak e ciò che vedo è in foto. Chi passa lo saluto. Chi risponde con amore “good evening teacher!”, chi sorride, chi va troppo veloce per notarmi. Tutto va bene. Tutti inviati.
Gv 13,16-20 Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù disse loro:
«In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica.
Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma deve compiersi la Scrittura: “Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno”. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io sono.
In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».












