Avanti

da DILI, TIMOR EST  Questa è una terra in cui le cose antiche assumono spesso un valore sacro. Non si toccano, non si spostano, un velo di mistero le rende inavvicinabili. Che si tratti di una roccia, di un monte, di una casa isolata o di un lago nella foresta, se è “lulik” non si tocca. Immaginiamo cosa accade con le tradizioni e credenze antiche, dalle origini che si perdono nella notte dei tempi. A riprova del fatto che l’uomo è per sua natura religioso e la religione è per sua natura immobile: se vuoi continuare a vivere, guarda indietro e ripeti. Gesù è senza religione. Lui stesso afferma di non aver terminato di trasmettere il suo messaggio: Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Negli anni, nei secoli, il messaggio di Gesù verrà ampliato, completato, sviluppato e compreso. Lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità e vi annuncerà le cose future, prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Insomma: Gesù sta ancora parlando, sta ancora predicando, sta ancora prendendo decisioni e annunciando novità. È scritto in questa pagina, parole dirette di Gesù all’ultima cena. È dunque impossibile per un cristiano respingere le novità con affermazioni quali “è millenaria consuetudine; sin dalle origini della Chiesa; la tradizione ci consegna…”. La tradizione ci consegna questa pagina di vangelo. E qui si legge che lo Spirito suggerirà passi ulteriori e sentieri nuovi. Chi è appassionato di immutabili rocce sacre, riti ancestrali e lingue morte, sarà mio gradito ospite in queste foreste magiche. Vi garantisco che il loro fascino è forte, ma la libertà dello Spirito di Gesù è incomparabile.

Gv 16 (durante l’ultima cena disse Gesù ai suoi discepoli)
«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

È sceso

da DILI, TIMOR EST   Ora vado e siete tristi, ma sarà quando uscirete di casa alla sera, stanchi di un giorno piovoso ed infangato di fatiche, che vedrete il cielo sorridervi tra le pozze e le luci delle auto. Allora lo Spirito vi ricorderà di me, del luogo in cui sono, di quanto vi amo e vi seguo. Persino una pozzanghera è per me un canale per raggiungervi e ridarvi speranza. Se non avete la forza di alzare lo sguardo, sono io a rispecchiarmi in basso così che tra i vostri piedi bagnati di pioggia crediate che Io Sono sempre con voi e in voi. Voi mi seguite e, obbedienti al mio Vangelo, camminate tra le miserie della terra. Non dimenticate che il cielo è sempre su di voi. Vi ho scelto come amici e il mio Spirito resta su di voi.

“Non ti nasconderai a chi ti cerca, Tu che ti rivelasti a chi non ti attendeva”.*

Gv 16,5-11 (durante l’ultima cena disse Gesù ai suoi discepoli)
«Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore.
Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi.
E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».

*da una “antifona dopo la Comunione” della Messa.

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Scompiglio

da DILI, TIMOR EST   È tutto un lasciarsi coinvolgere dalla presenza di Dio nella nostra giornata. Un lasciarsi ispirare in ogni minima parola, nei dettagli di ogni azione. E ciò non perché tutto vada bene, senza fatiche, ma perché le fatiche non ci mettano in dubbio d’aver seguito il maestro sbagliato. Viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. Non scandalizzatevi, letteralmente non inciampate nelle cattiverie altrui. Non sempre l’amore incondizionato del Vangelo trova accoglienza. Un amore così destabilizza le gerarchie religiose, detronizza i potenti, smaschera gli egoismi e le vanità. Ricordiamocelo sempre: una  religione in più non guasta, ma un evangelizzatore autentico porta scompiglio nelle coscienze.

Gv 15,26-16,4 disse Gesù ai suoi discepoli:
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto».

Dio in te

da DILI, TIMOR EST  Perché parla di un altro Paraclito? Quanti sono dunque questi Paracliti? Paraklētos in greco significa difensore, aiutante, colui che ti assiste da vicino. Viene da pensare che Gesù intendesse un altro oltre a me, un altro come me. Di più: un altro me. Sì perché, se leggiamo bene, notiamo che Gesù parlando “confonde” se stesso, lo Spirito e il Padre. Dio Trinità è Paraclito. Il suo nome è Io Sono Con Te. Io Sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Fermiamoci e lasciamoci avvolgere ed entusiasmare da questa realtà. Rendiamola efficace in noi.

Gv 14,15-21 (Durante l’ultima cena Gesù disse ai suoi discepoli): «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

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Scelti

da DILI, TIMOR EST   Non era venuto a salvare il mondo? Certamente. Qui però mondo non significa umanità ma mentalità mondana. Quel modo di intendere la vita che non è compatibile con il vangelo. Chi segue il vangelo insomma non può pensare d’essere capito e accettato sempre ed ovunque, sia fuori che dentro la Chiesa. Sì, perché la mentalità del mondo si insinua tra le panche delle chiese, nelle anticamere dei vescovadi, ovunque possa danneggiare la purezza del messaggio di Gesù. Ma è pur vero che la mentalità di Gesù può diffondersi, con forza propria, nelle più remote foreste, nel cuore dei più semplici degli esseri umani scelti da Lui come amici. E così ti trovi di fronte ad una povera donna nella sua umile casa, seduta sul suo giaciglio di bamboo, con la stessa maestà di un vescovo che porta il Santissimo sotto il baldacchino.

Gv 15,18-21   disse Gesù ai suoi discepoli:
«Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia.
Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato».

Amici

da DILI, TIMOR EST   Conosco un giovane papà che era diventato amico di Papa Francesco. I suoi racconti sanno di incredibile*. Qui le persone spesso mi chiedono di scattare una foto insieme, per mostrare di aver conosciuto uno straniero. Tutto questo è nulla in confronto a ciò che ci dice oggi il Vangelo. Chi può immaginare che la relazione uomo-Dio sia amicizia? Sarà semmai sottomissione, devozione, tutt’al più alleanza. Ma amicizia suona davvero incredibile. Le amicizie e gli amori poi, siamo abituati a guadagnarceli, a conquistarceli e a doverli mantenere vivi. Quella con Gesù è invece un’amicizia scelta da lui: Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi. Dunque lo diciamo ancora: Gesù ti ha scelto come amico, come amica. Quando ti senti solo, non capito o ignorato, fermati e ripeti: Gesù mi ha scelto come amico. Un amico per cui dare la vita. E io che amico sono?

Gv 15,12-17 (disse Gesù ai suoi discepoli durante l’ultima cena):
«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.
Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

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Credere alla gioia

da DILI, TIMOR EST  Cerco di non pensare che queste parole le pronunciasti durante l’ultima cena, consapevole che era giunta la tua ora. Non ci penso, sarebbe troppo difficile da accettare un amore così. Forse non riuscirei a crederci, a credere che sei morto pensando alla mia gioia. Tutto ciò che ci hai detto aveva lo scopo di farci felici. Certo, nei secoli abbiamo ricostruito una religione fatta di sensi di colpa, paura dell’inferno, timore di sbagliare. Ma Tu, Gesù, ci parli perché la tua gioia sia in noi e la nostra gioia sia piena. Non ti vanno i nostri volti tristi, non ti piace vederci preoccupati, stai male al vederci soffrire. Rimanete nel mio amore, ci dici. Non cambiate amore, rimanete nel mio amore, l’amore incondizionato. Continuate a crederci, anche nelle più dure prove, nei più feroci tradimenti. Siete su questa terra per portare l’amore incondizionato di Dio. E se amerete così, la gioia sarà in voi.

Gv 15,9-11 (Durante l’ultima cena disse Gesù ai suoi discepoli):
«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.
Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.
Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».

Se Rimanete

da DILI, TIMOR EST    Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. Perché siete una cosa sola con me e dunque, come me, create e date vita. Non si tratta forse di chiedere a Dio qualcosa per ottenerla, ma di essere con Dio e con Lui chiedere, con Lui pronunciare parole che creano. Essere con Lui quando dice sia la luce, quando dice alzati e cammina o vattene Satana. Lasciarsi attraversare dalla forza di Dio, come faceva Gesù, e riportare Dio in terra. Non dunque chiedere per avere e poi andarsene, ma essere alla sua Presenza per vivere tutto con Lui. Non è la formula per ottenere tutto quello che vogliamo, ma è il modo per far sì che tutto quello che vogliamo coincida con tutto quello che vuole Lui.

Gv 15,1-8   disse Gesù ai suoi discepoli:
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

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La mia pace

da DILI, TIMOR EST   Non vedendo più articoli, molti si sono allarmati. Non sono sparito e non mi è successo nulla di brutto. Semplicemente il mio telefono si è rotto proprio sull’isola di Jaco dove, grazie al Cielo, negozi di elettronica non ci sono. Come vi dicevo e come vedete in foto, non c’è proprio nulla se non sabbia bianca, acqua azzurra, un fitto misterioso bosco abitato da piccoli cervi. Come tutti i luoghi disabitati, Jaco incute un certo senso di timore. Anche questa volta sono stato tentato di portare via un sassolino colorato dalla spiaggia, ma mi pareva di rubare. Guardandomi dal mio tavolo a Dili o in Italia, mi avrebbe fatto sentire un rapitore. L’ho lasciato al suo posto, accanto all’impressionante scheletro di balena che da anni riposa lì in pace, in attesa di diventare sabbia. La pace, quella pace interiore che tutti vogliamo e che il mondo non può dare. Nemmeno se fuggi a Jaco Island. Perché la vera pace è dentro di noi e solo Uno la può dare.

Gv 14,27-31 (durante l’ultima cena,disse Gesù ai suoi discepoli):
«Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.
Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.
Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il prìncipe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco».

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Il tuo volto

da Valusere, Tutuala, TIMOR EST   Sono all’estremo Est dell’isola di Timor Est. Più di così non posso spingermi verso l’alba, verso la luce. C’è un limite oltre il quale non sappiamo nulla né di Dio né di noi. L’isola che vedete è dell’isola di Jaco. Mai abitata da essere umano. È considerata sacra, intoccabile. La si può visitare ma poi si deve rientrare. Non c’è nulla: una sorta di Paradiso terrestre senza orma d’uomo. Per questo dico che non c’è nulla, perché senza qualcuno che la ammiri, è come se non fosse. Così è per Dio. Senza una voce che chieda mostrami il tuo volto, è come se non ci fosse. Dio si è mostrato, ha il volto di Gesù. Chi ha visto me ha visto il Padre. Chi ha visto come agisco, chi sa cosa penso, sa chi è Dio, cosa fa e cosa pensa Dio.

Gv 14,7-14 disse Gesù ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.