Come il fiume

Un fiume non è composto solo dall’acqua che vediamo. Vi è una parte d’acqua sommersa, che scende nel terreno, non la si vede ma scorre insieme al fiume, non contro. Così è il vangelo. Vi sono i discepoli visibili, che hanno scelto di seguire Gesù di Nazaret. Vi sono anche persone che non sono parte attiva del gruppo, forse nemmeno sanno di seguire il vangelo, eppure la loro vita non è contro il messaggio di Gesù. Di fatto lo seguono, ne diffondono i valori, ci credono. Sono come l’acqua sommersa del fiume. Non possiamo che esserne felici.

Lc 9,46-50 Nacque una discussione tra i discepoli, chi di loro fosse più grande.
Allora Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino e disse loro: «Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande».
Giovanni prese la parola dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi». Ma Gesù gli rispose: «Non lo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi».

Il ricco e il povero

Lc 16,19-31      Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Rito ambrosiano ⬇️⬇️⬇️

Continua

Gesù sentiva in sé che il tempo rimasto era poco, che stava per essere tradito e consegnato. Eppure continuava a fare cose ammirevoli, a curare, ascoltare, consolare, sorridere. È proprio questa la forza di un uomo: continuare a donare il bene a tutti nonostante dalla vita si riceva del male. È il medico che cura pur essendo lui stesso malato, è colui che consiglia essendo lui stesso nel dubbio, è chi rasserena gli altri anche se nel cuore è ferito. Così era Gesù, fino all’ultimo suo giorno.

Lc 9,43-45 Mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini».
Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.

Per tutto

Oggi ci lasciamo incantare da questo testo dell’antico testamento, che di antico non ha proprio nulla. È un testo attualissimo, quasi una fotografia delle nostre giornate. Tutto, troviamo il tempo per tutto. Piangere e ridere, tacere e parlare, conservare e buttar via, amare e odiare. Facciamo tutto e il contrario di tutto. Qoelet, il libro “ateo” della Bibbia, non mette nell’elenco la preghiera. Forse nemmeno noi la mettiamo. L’inizio del vangelo di oggi pare rispondere all’uomo moderno Qoelet con l’immagine di Gesù che prega in un luogo solitario e i discepoli con lui. Trovavano il tempo per tutto, quindi anche per pregare. Il luogo era solitario, non loro, non Gesù. Loro erano insieme. Ognuno a pregare in silenzio, sapendo che a pochi metri i fratelli erano lì, pregando. La nostra preghiera personale è sempre fatta unendosi a quella di Gesù. Troviamo il tempo. Perché il tempo c’è.

Qoelet 3,1-8 Tutto ha il suo momento, e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo.
C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare quel che si è piantato.
Un tempo per uccidere e un tempo per curare,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per fare lutto e un tempo per danzare.
Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per conservare e un tempo per buttar via.
Un tempo per strappare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace.

Lc 9,18 Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui.

Vederlo

La gente ne diceva di cose su Gesù. Tutte piuttosto inquietanti per chi, come Erode, voleva regnare senza intralci. Giovanni Battista l’aveva messo in difficoltà con Erodiade, ma ormai era decapitato. Il re però non era tranquillo e tutte queste voci lo turbavano. Vox populi vox déi, voce di popolo voce di Dio, sentiva dire spesso dai romani, e il popolo diceva che Gesù fosse un profeta risorto o addirittura il Battista stesso. Cercava di vederlo, ma cosa voleva vedere esattamente? L’abbiamo udito l’altro ieri: chi praticava la Parola era per Gesù un fratello e una madre e, dunque, lo poteva vedere senza difficoltà. Perché invece Erode cercava, tentava, di vederlo invano? Forse perché voleva vederlo senza rischiare d’esser visto a sua volta. Temeva che Gesù l’avrebbe guardato negli occhi: avrebbe potuto sostenere quello sguardo, resistere alla sua chiamata? Seguimi, gli avrebbe detto, come a Matteo Levi. Ma lui voleva solo regnare.

Lc 9,7-9 Il tetràrca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elìa», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti».
Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo.

In foto: Dili, TIMOR EST, sulla sommità della collina, l’enorme statua di Cristo Re.

Un altro sapore

Ci vogliono coraggio e devozione a sacrificare a Dio i frutti migliori e gli animali più belli. Ma è anche vero che si tratta del miglior Dio mai conosciuto. Ancora più forza occorre ad offrire un boccone a chi dio non è affatto e forse nemmeno uomo degno. Ci vogliono energie, pazienza, autocontrollo, autoironia e molta, molta convinzione interiore per stare ore e ore a tavola con gente diversa. Diverse le loro abitudini, diversa la loro morale, diverso persino il sapore del loro cibo e la musica delle loro danze. Velate di ironia pungente le loro domande, piene di doppi sensi le loro battute, provocanti e ambigui i loro sguardi. Questi erano quelli che Gesù frequentava. Faceva fatica, ma stava con loro. Non era rilassante e ne usciva stremato come un medico dalla corsia, come un insegnante dall’aula. Mangia con loro perché ne condivide le scelte, dicevano quelli che non capivano. Mangio con loro perché provino un altro sapore, rispondeva. E a quelli diceva: Seguimi.

San Matteo Apostolo ed evangelista Mt 9,9-13 Mentre andava via, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Mia madre

Erano tutti pronti a fare largo ai parenti. È una legge di natura pensare prima a quelli di casa. È giusto. Gesù non abolisce questa norma anzi, la fortifica. Estende l’idea di parentela a tutti quelli che ascoltano la Parola e la mettono in pratica. La fraternità con lui non è più legata al sangue ma è innestata nella pratica del vangelo. Il vangelo non è un libro che va saputo ma è una pratica che va vissuta. Vivendo secondo lo stile di Gesù, diventiamo realmente suoi fratelli, sorelle e madri. Quest’ultima parola, madre, ci toglie il fiato. Possiamo capire un legame fraterno con Gesù, ma non riusciamo a immaginare di essergli madre. Eppure, ogni volta che agiamo come lui, lo facciamo rinascere in terra. Chi attraverso di noi riceve le sue attenzioni, crede e gioisce perché davvero Dio si è fatto uomo nascendo da una madre terrena.

Lc 8,19-21 Andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla.
Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti».
Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».

Illuminaci

Se qualcosa di vero abbiamo capito, non occorre urlare e convincere. La verità è come la luce, se c’è si impone. L’importante è non credere di avere capito e invece non sapere ancora nulla. Abbiamo tante cose che magari sarebbero più utili ad altri. Altrettante crediamo di averne, e invece non le abbiamo. Crediamo di avere sempre ragione, crediamo di avere la verità in pugno e poter distinguere il bene dal male. Crediamo di avere l’unica giusta causa per cui lottare, mentre non è che una delle molte. Quello che davvero abbiamo è il vangelo, il messaggio di Gesù di Nazareth. Non è ancora compreso se non che in minima parte. Ma non è segreto, questa è la bella notizia. Il lume della ragione e dello Spirito ci faranno luce perché ci venga manifestato.

Lc 8,16-18     Gesù disse alla folla:
«Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce.
Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce.
Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».

La ricchezza

Lc 16,1-13 Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

Seminare

Interessa ancora quel che dico?, si chiede il predicatore. Questa parabola è la miglior consolazione dell’evangelizzatore che si sente fallito. “Semina, semina, qualcosa di certo resterà”, si sente dire. Ma sarà davvero questo il messaggio della parabola, cioè che l’importante è seminare sempre e comunque? Non voleva forse dire altro? Cioè che il risultato non è mai garantito e dipende anche dal terreno, dalla collaborazione dell’ascoltatore. Al seminatore però non resta il semplice incarico di spargere il seme della Parola, ma di scegliere il seme giusto nella giusta stagione. Non è onesto infatti dare la colpa al terreno, ai sassi, ai rovi o agli uccelli, se non si è usata intelligenza e attenzione nella semina. Tanti sforzi pastorali sono vani perché la gente ormai vive d’altro, è vero. Ma è pur vero che questi sforzi non hanno risultati perché sarebbero adatti a epoche e persone d’altri tempi e d’altri luoghi.

Lc 8,4-15 Poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: «Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché
vedendo non vedano
e ascoltando non comprendano.
Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza.