Ovunque chiunque

Ieri Luca parlava di un tale. Oggi Matteo ci narra che era uno scriba quello che disse a Gesù: Maestro, ti seguirò dovunque tu vada. Lo disse mentre Gesù stava passando all’altra riva, quella pagana. Dunque uno scriba, un esperto della Legge divina, vuole imbarcarsi con Gesù verso la sponda straniera. Non è poco. Questo dovunque tu vada è in realtà un ‘da chiunque tu vada’. Il Figlio dell’uomo non sa dove poserà il capo la sera. Perché non va in cerca di luoghi, ma di persone. Ovunque siano.

Mt 8,18-22 Vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all’altra riva.
Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, ti seguirò dovunque tu vada». Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
E un altro dei suoi discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli rispose: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti».

A denti stretti

A denti stretti vai, deciso a non cambiare idea, sapendo che sarà in salita. Gerusalemme non è in basso, ma sul monte. Non ci costringi a seguirti, ma neppure ci illudi che sarà una passeggiata. No, non lo sarà. È una salita. Il vangelo è una salita, poche storie. E come tutte le salite, ripaga. Ma in questo mondo di divani, c’è ancora qualcuno che prepara lo zaino? Ascolta il commento audio qui sotto

Lc 9,51-62 Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».

Cuore di Maria

Chi ci ama sa dove trovarci, sempre. Chi ci ama poco, ci conosce poco. Crede di sapere dove siamo, ma ci cerca invano. Solo frate Leone poteva raggiungere Francesco, quando se ne stava depresso e nascosto nelle grotte a La Verna. Quando ci perdiamo, è chi ci ama che ci viene a prendere. Gli altri, anche volendo non riescono. Eppure Maria e Giuseppe non trovavano Gesù, smarrito dodicenne a Gerusalemme. Perché? Perché mi cercavate? Perché mi avete cercato per giorni? Non sapete ancora chi sono? È vero, non sappiamo ancora chi sei. Non finiremo mai di conoscerti.

Lc 2,41-51 Cuore immacolato di Maria I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore.

Sacro Cuore

Non lo raccontò ad una generica folla, ma a scribi e farisei. A gente che puntava a vivere in modo tanto perfetto da non avere bisogno di conversione. Gente che usava il 100% delle proprie forze per cercare di essere al 100% in regola. A persone così, Gesù racconta che se anche si dovesse giungere al 99% di perfezione, sarebbe l’1% di errore riconosciuto a causare gioia a Dio. Ciò che entusiasma Dio, insomma, non è tanto il cammino spedito ed impeccabile, quanto la capacità di accorgersi che il percorso è sbagliato, ricalcolarlo e ripartire. Forse perché è in questo che si dimostra d’avere n cuore come il suo: nel trovare e nel concedere sempre una seconda possibilità. Vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.

Lc 15,3-7 Gesù disse ai farisei e agli scribi questa parabola:
«Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova?
Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”.
Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione».

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Giovanni Battista

Il bambino visse e crebbe in regioni deserte. Come del resto ogni bambino. Per quanto li fotografiamo e filmiamo e ricolmiamo d’attenzioni, i bimbi passano lunghe ore da soli. Ora nel deserto solitario del sonno, ora in quello dei giochi, chissà dove vanno con l’anima, ancora in gran parte in cielo. Per questo stare con loro ci fa bene, ci riconcilia il cuore. Per questo trovare momenti di deserto e di silenzio ci guarisce, facendoci tornare bambini.

Nascita di S.Giovanni Battista     Lc 1,57-66.80     Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui. Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

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Il vero profeta

Forse oggi Gesù non direbbe più che dai frutti si riconosce se l’albero è buono, se il profeta è vero o falso. Non amava e non ama suscitare sensi di colpa, e questo vangelo potrebbe crearcene. Pensiamoci: se noi siamo i frutti del vangelo di Gesù, come verrà giudicato lui che ne è l’albero? Come ha potuto un profeta come Gesù produrre spesso frutti cattivi, come purtroppo insegnano la storia della Chiesa e la singola storia di ciascuno di noi? Insomma: che figura gli facciamo fare?

Mt 7,15-20 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete.
Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete».

Fra un mese esatto atterrerò a Timor Est. Aiutami ad aiutarli. https://lalocandadellaparola.com/bdbf-onlus/

Anche voi

Dunque esistono cose sante e poi esistono i cani. E i cani non sono santi. Né lo sono i gatti né altri animaletti simpatici sui quali, a volte, riversiamo tanto di quell’amore e tante di quelle attenzioni, che la metà basterebbe a sfamare molti e a fare la pace con tutti. Stretta è la porta che ci fa entrare in una relazione umana. Pochi sono quelli che la trovano, meno ancora quelli che la cercano. Raramente infatti gli uomini e le donne sanno comprenderci l’anima, apprezzando le perle di vita che vi custodiamo. Spesso ci deludono non facendo per noi quello che vorremmo. Ma questa è la via angusta che conduce alla vita: fare agli altri quello che vorresti che facessero a te.

Mt 7,6.12-14   Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti.
Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!».

Consigli

Non giudicate per non essere giudicati. Da chi? Il primo interprete del testo biblico è la Bibbia stessa. Per questo osiamo dire che Dio Padre non è un giudice ma un amore che perdona. Gesù quindi si starebbe riferendo al giudizio umano, dandoci consigli per vivere nella pace con gli altri. Sono loro, gli altri, i nostri primi imputati e i nostri più temuti giudici. È davanti ai nostri fratelli che abbiamo paura di perdere la faccia e ciò accadrà nella misura in cui mettiamo in cattiva luce la loro. Le nostre incoerenze sono tanto evidenti – ci avvisa Gesù – da renderci addirittura ridicoli. Attenzione dunque a dispensar giudizi e facili consigli. Rischieremmo, come diceva sempre un anziano sacrista, di “insegnare al Papa a dir Messa”. O, più volgarmente, di fare come il bue che dice all’asino cornuto.

Mt 7,1-5 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Corpus Domini

In quasi tutte le religioni troviamo elenchi di alimenti vietati. Nel mondo occidentale, che ormai di religione non ne ha più, sono in aumento le persone che per i più disparati motivi, si astengono da alcuni alimenti. Resta Gesù a dire mangiatene tutti. Resta il cristianesimo la religione del nutrimento. Nutrimento dell’anima e del corpo, proprio e altrui. Se il corpo senza cibo resiste ben poco e te ne accorgi, la denutrizione dell’anima non la noti subito. Ti sembra che fare o meno la Comunione, cambi ben poco. E piano piano la luce va calando.

1Cor 11,23-26  Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».
Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.

Oggi

Non preoccupatevi, semmai occupatevi. Non vivete una vita sincopata, fuori tempo, anticipando il domani ad oggi. State nel presente, nell’adesso. Non preoccupatevi dunque del domani, occupatevi dell’oggi. La vostra pena, la vostra fatica, sia aderire adesso al regno di Dio e alla sua giustizia. Cioè ragionare e agire come il vangelo insegna.

Mt 6,24-34  Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena»