Ridi un po’

Se fosse stato normale vederlo così non avrebbero riportato questo episodio nei vangeli, a distanza di decenni. Vedere Gesù in lacrime dalla tristezza per il rifiuto e l’ostinazione di molte persone, fu una cosa che colpì molto i discepoli. Mai invece è narrato di Gesù che scoppia a ridere, probabilmente perché per loro era normale vederlo allegro. Del resto, chi è pieno di Spirito non può che essere anche spiritoso. Il buon umore e lo humor risolvono molti più problemi di tante grigie trattative di riconciliazione.

Lc 19,41-44 Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa dicendo:
«Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi.
Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata».

Cercare

È esattamente così: a chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. I ricchi sono sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri. Ma questa parabola Gesù non la raccontò per i ricchi, ma perché i discepoli pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro. Li cala dunque in questo racconto la cui dinamica è il darsi da fare. Il regno di Dio non si manifesta da sé, come un’apparizione che si impone a tutti, ma solo a chi investe energie per cercarlo. E poi cos’è questo regno di Dio? È il modo con cui Dio vede la vita, la sua mentalità, il suo modo di pensare e agire. Quando si manifesta questa divina mentalità? Ogni volta che qualcuno vive e pensa come Dio. E chi ne è capace? Anzitutto Gesù di Nazareth, che infatti è la manifestazione di Dio in terra. E poi chiunque vive secondo il suo stile di vita. Ed è logico che chi più ha questo stile e più lo cerca, più ne avrà. Chi non l’ha e non lo vuole, perderà anche il poco stile evangelico che ha.

Lc 19,11-28 Gesù disse una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro.
Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”. Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato.
Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci”. Gli disse: “Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”.
Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”. Anche a questo disse: “Tu pure sarai a capo di cinque città”.
Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”. Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”. Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. “Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”».
Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme.

Giustizia?

I film d’azione sono belli se alla fine il cattivo muore. Giustizia e giustiziare vanno sempre a braccetto nella nostra mente e, spesso, anche nei fatti. Le vittime di ogni violenza gridano vendetta al mondo e a Dio. Quando Gesù entrò in Gerico, Zaccheo non immaginava certo che la giustizia divina, quel giorno, si sarebbe abbattuta su di lui eliminandolo. Sprovveduto, fece di tutto per vedere Gesù, ma anche Gesù lo vide, lo prese, fece giustizia e liberò la città di Gerico dal capo dei cattivi. Dato però che per Dio giustizia è amore, Gesù giustiziò Zaccheo in modo nuovo. Lo amò a tal punto che quello se ne accorse, abituato com’era invece a sentire l’odio delle sue vittime e la falsità dei suoi alleati. Non sostenne lo sguardo di Gesù, si sentì al centro delle sue attenzioni sincere e si alzò. Proclamò la sentenza contro sé stesso e si diede da sé la pena: do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto. Da quel momento Gerico fu liberata da Zaccheo capo dei pubblicani. Qualcuno diceva che fosse stato ucciso, finalmente. Ma veniva smentito: Zaccheo era più che mai vivo. Lo vedevano in molti darsi da fare per i poveri, con l’intraprendenza di sempre. Dio aveva fatto giustizia senza uccidere nessuno.

Lc 19,1-10 Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto». ⬇️⬇️⬇️

➡️ Sullo stesso Vangelo https://lalocandadellaparola.wordpress.com/2022/10/30/giustiziare-zaccheo/?preview=true

Cosa miri?

La domanda non è per nulla fuori luogo, anche se lo sembra. Perché infatti chiedere a un cieco cosa vuoi che io faccia per te, se ti chiami Gesù Nazareno il guaritore, e il cieco mendicante ti grida pietà di me? Perché esprimere un desiderio lo rafforza, aumenta la convinzione e la fede che possa realizzarsi. Molte volte infatti, chiedendo a qualcuno cosa desideri?, ci sentiamo rispondere “non so”. E forse è proprio questo il problema: non sapere cosa vogliamo davvero. Come Socrate allora ci chiediamo: so di non sapere? So di essere cieco e non vedere ciò che voglio? Dove puntano i miei occhi, dove mira il mio sguardo? Che io veda di nuovo! Che io abbia desideri più grandi dell’elemosina.

Lc 18,35-43 Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!».
Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato».
Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.

Questo mondo

A Milano oggi inizia già l’avvento, ma il vangelo corre parallelo al nostro e pone le stesse domande, suscita le stesse inquietudini. Ma che mondo è questo? Guerre, pestilenze, rivoluzioni, queste sono le notizie quotidiane che, poco alla volta, ci abituano al male. O forse no, forse ci spingono a desiderare di vedere la fine di questo mondo, tanto da illuderci che sia vicino l’arrivo di un Dio che dica basta. Ma non sarà subito la fine. Perché la fine al male la dobbiamo porre noi, con la nostra vita fatta d’opere d’amore. Con la nostra perseveranza ci salveremo da questo male. Con la nostra testimonianza i nostri avversari si innamoreranno del vangelo. E il mondo sarà nuovo.

Lc 21,5-19 Mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Sempre

Luca introduce il tema della parabola: è necessario pregare sempre, senza stancarsi mai. La parabola stessa poi, racconta di una vedova che chiede giustizia al giudice. Fuor di parabola, Gesù unisce i due temi: Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Dunque: pregare incessantemente chiedendo giustizia. E cosa è giusto, per Dio, se non l’amore? Far giustizia significa per Lui riportare amore dove non c’è. Pregare dunque senza stancarsi mai, per non stancarsi mai d’amare. Questo è essere giusti.

Lc 18,1-8 Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Sullo stesso vangelo https://lalocandadellaparola.com/2022/10/16/chiedere-giustizia-a-dio/

Attimo

Non è una statua di un uomo che prega. È una persona vera. Fa parte dei molti calchi delle sedicimila vittime dell’eruzione di Ercolano e Pompei, nel 79 d.C. Le ceneri l’hanno sepolto così. Ognuno fu sepolto così come stava, intento a fare ciò che stava facendo. “Se ora giungesse la fine del mondo, cosa faresti?”, chiese don Bosco al piccolo Domenico Savio che stava giocando. “Continuerei a giocare”, gli rispose tranquillo. Ai tempi di Noè, mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano, e venne il diluvio e li fece morire tutti. Concentriamoci sull’attimo presente. Che sia un bel presente. Che sia un attimo degno di restare eterno.

Lc 17,26-37 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti.
Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà.
In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot.
Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva.
Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l’uno verrà portato via e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l’una verrà portata via e l’altra lasciata».
Allora gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi».

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Calco_(archeologia)

Mada Bo’o

Molti di voi si erano affezionati al volto di Avò Mada Bo’o, nonna Maddalena. Nella sua lunga vita, conclusasi due giorni fa, non aveva fatto nulla per attirare l’attenzione e forse, anche volendo, non ci sarebbe riuscita tanto era nascosta e sconosciuta al mondo, sui monti di Timor Est. Ricordo che da Baguia, con Jake e le sue cugine, ci inoltrammo sul monte per raggiungere Larigua, dove è sepolto il padre. A metà del cammino, dopo più di un’ora sotto un diluvio d’acqua, incontrammo tre casupole di bamboo e lamiere. Eravamo a Rafaguia Ahanagua. Entrammo in una delle case e trovammo del cibo, quello che vedete in foto. Quando smise di piovere, Jake entrò nella casetta adiacente e ne uscì una donnina minuscola, piegata in due dal tempo, che ci salutò tutti con grande dolcezza. Era stata lei, Mada Bo’o, a far preparare alle figlie il pranzo per noi ma nell’altra casa, perché la sua non era degna di ospiti. Così aveva detto. Fu allora che le chiesi di poterla fotografare, perché il volto dell’umiltà è raro e sapevo che in futuro avrei desiderato rivederlo. E così, postata online e stampata sul nostro libro, Avò Mada Bo’o se ne va ancora guizzando da un capo all’altro della terra e ora anche del cielo. E noi di questa generazione abbiamo ancora tutto da imparare dal suo volto.

Lc 17,20-25 I farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!».
Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione».

Indifferente zelo

Potete leggere sotto, dopo il vangelo, una breve storia della basilica del Laterano. Sì, è vero, ci chiediamo tutti come sarebbe andata se Costantino non si fosse fatto battezzare, se il vangelo fosse rimasto clandestino più a lungo, senza amicizie tra imperatori e papi… Certo è che allora, a quei tempi di terrore e persecuzione, i cristiani tirarono un sospiro di sollievo e ringraziarono Dio per la libertà concessa. Non farebbero così, ora, i nostri fratelli perseguitati in Africa e Asia, per non pensare a quelli non perseguitati ma di certo emarginati in Turchia, Palestina e chissà quanti altri luoghi? E noi, cristiani d’Europa occidentale, che da millesettecento anni non conosciamo persecuzione, qual è la nostra fatica? Forse esattamente questa. Che crediamo o no, che portiamo o meno una croce al collo, che leggiamo il vangelo o che ce ne dimentichiamo, nulla importa a nessuno. E, alla lunga, forse nulla importa nemmeno a noi. Esser divorati dal nulla, anziché dallo zelo per Dio, sarebbe peggio che finire al Colosseo in bocca a un leone.

Dedicazione della basilica di San Giovanni in Laterano Gv 2,13-22 Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.
Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».
I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

Storia della basilica di San Giovanni in Laterano Quando l’imperatore romano Costantino si convertì alla religione cristiana, verso il 312, donò al papa Milziade il palazzo del Laterano, che egli aveva fatto costruire sul Celio per sua moglie Fausta. Verso il 320, vi aggiunse una chiesa, la chiesa del Laterano, la prima, per data e per dignità, di tutte le chiese d’Occidente. Essa è ritenuta madre di tutte le chiese dell’Urbe e dell’Orbe.
Consacrata dal papa Silvestro il 9 novembre 324, col nome di basilica del Santo Salvatore, essa fu la prima chiesa in assoluto ad essere pubblicamente consacrata. Nel corso del XII secolo, per via del suo battistero, che è il più antico di Roma, fu dedicata a san Giovanni Battista; donde la sua corrente denominazione di basilica di San Giovanni in Laterano. Per più di dieci secoli, i papi ebbero la loro residenza nelle sue vicinanze e fra le sue mura si tennero duecentocinquanta concili, di cui cinque ecumenici. Semidistrutta dagli incendi, dalle guerre e dall’abbandono, venne ricostruita sotto il pontificato di Benedetto XIII e venne di nuovo consacrata nel 1726.

Nonna Madaboo, Maddalena, ci ha lasciato. Il suo volto ci ha aiutato a riflettere dalle pagine della Locanda e del libro Nessuno lo ha mai visto. È per sempre impresso nei nostri cuori.

A volte così

Che tutto abbia un prezzo è verissimo, nel senso che tutto ha una conseguenza. Non c’è azione, parola né pensiero che non produca il suo effetto, magari lontano nel tempo e nello spazio. Dunque sì, tutto ha valore. Ma non necessariamente in denaro. Monetizzare ogni cosa è davvero triste e, ironia della sorte, molto molto caro. Costa infatti la perdita del senso di gratuità. Almeno i bimbi la conoscono ancora? Ieri un mio alunno, più alto di me ma col cuore di bambino, sporgendosi sul banco mi ha allungato una moneta: “Per lei prof”. Per me? Perché? “Perché sì, così si compra la merenda”. La gratuità non ha motivo, altrimenti è prezzo, è paga. Siamo servi inutili, cioè senza un utile. Non agiamo sempre e solo per moneta. A volte riusciamo ad essere gratuiti. Come il cielo.

Lc 17,7-10
In quel tempo, Gesù disse:
«Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, strìngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”». Servi inutili https://lalocandadellaparola.com/2022/10/01/servi-inutili-2/