
da DILI, TIMOR EST Non so se sia un’altra bella eredità dei tempi portoghesi o delle antiche usanze precedenti, quello che so è che qui non si può scavalcare nessuno. Anche il semplice lettore a Messa si sente insignito di un ruolo e di un potere. Non appena si organizza un evento, è tutto un preparare saluti, riverenze, applausi a comando, che non fanno che mettere a dura prova la resistenza di chi, come me, non sopporta questo genere di cose. Oso pensare che anche Gesù facesse la mia stessa fatica. Oggi dimostra il suo distacco da ogni attaccamento al ruolo. Volete chiedere al Padre? Chiedete nel mio nome e otterrete. Anzi, chiedete direttamente al Padre perché lui stesso vi ama, non occore la mia intercessione. Ma chiedete, perché sinora non avete chiesto nulla nel mio nome. E ricordate che io vi ho scelto come amici. Chiedete dunque, ma non da mendicanti. Chiedete nel mio nome, nel nome del Figlio. Siete figli anche voi. Chiedete direttamente al Padre.
Gv 16,23-28 (durante l’ultima cena disse Gesù ai suoi discepoli)
«In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.
Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l’ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio.
Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre».