
da DILI, TIMOR EST Questa foto l’ho scattata ieri sera. Qui a Uma Matak si è celebrata la fine dei corsi intensivi di inglese e, dopo le consegne dei certificati e i vari discorsi ufficiali, è iniziata la festa. Mi sembra la foto più adatta a celebrare la Pentecoste, il dono delle lingue, la gioia che avvolge tutti perché si riesce a parlare lingue nuove. Ma vi è ben di più dell’inglese da imparare. È una lingua di fuoco, è il linguaggio dell’amore incondizionato di Gesù. Non lo si apprende dai libri, non basta studiare. Come ogni lingua, occorre praticare. Lo Spirito ci insegnerà ogni cosa, disse Gesù, ci insegnerà ad amare i nemici, a pregare per chi ci fa del male, a spenderci per far compiere anche un solo passo a chi senza di noi resterebbe fermo.
PENTECOSTE Atti 2,1-11Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».