Unità

da DILI, TIMOR EST   Abbiamo il testo, quasi una registrazione, della preghiera di Gesù durante l’ultima cena. Il dialogo coi suoi lascia il posto al dialogo ad alta voce col Padre. Parlava di noi. Di te, di me. Di noi che lo seguiamo, di noi che siamo stati mandati da Lui nel mondo. In un mondo in cui ci sentiremo sempre un po’ diversi, un po’ stranieri, perché non siamo del mondo. Siamo stati inviati qui, tutti missionari come Gesù, che chiede per noi unità e protezione dal Maligno. Che siano una cosa sola, che restino una cosa sola e non si frammentino in briciole di distrazioni, preoccupazioni e paure. Intatti in se stessi, intatti tra loro. Una cosa sola, non molte cose in una. Una unità perfetta tra pensieri, parole e azioni. Una unità perfetta in Dio e dunque tra loro. Mentre il mondo non fa che separare.

Gv 17,11-19     durante l’ultima cena Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:
«Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.
Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità».