In ogni direzione

Sono un po’ come le ortiche, i farisei. A piccole dosi, con attenzione, si possono usare anche per il risotto, perché nulla e nessuno è mai da buttare. È che, appunto, ricrescono sempre, non stanno al loro posto e, ovviamente, sono urticanti. I farisei di oggi sono quei nostri pensieri di intransigenza e rigidità religiosa, il desiderio di selezionare i pochi ma buoni e lasciare fuori la feccia miscredente. I farisei oggi si annidano nelle paure di cambiare, nel restare aggrappati al “si è sempre fatto così e così sempre sarà”. Il fariseo, in fondo, è un gran pauroso. Non conoscendo bene il vangelo, chiama “cambiamento” ciò che Gesù chiamava compimento. Perciò crede che cambiare significhi tradire il messaggio originale. Ogni passo in avanti gli pare tirare vergognosamente a sinistra e, gridando allo scandalo, innestata la retromarcia accelera tenendo il più possibile la destra. Ma il vangelo non va a destra o a sinistra e, come un’onda, si diffonde in modo circolare. Dal sepolcro vuoto di Gerusalemme fino ai confini del mondo si ode cantare: Il crocifisso è risorto!

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Cosa ti lascio

Non abbiamo bisogno di vincere. Abbiamo bisogno di pace. La mia vittoria è la tua sconfitta e io la temo perché un uomo sconfitto è umiliato, e un uomo umiliato cerca rivalsa. Magari dopo anni e intere generazioni, ma l’occasione giungerà e verrà colta. Tra fratelli o tra popoli, la dinamica è sempre questa. La pace che dà il mondo non è vera pace. Non abbiamo bisogno di sconfiggere ma di fare pace. Per questo bisogna pregare per i nostri nemici, perché solo pregando si parla direttamente al cuore, alla parte buona e santa di ogni essere umano, lì dove Dio ha lasciato la sua pace.

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Capirete

Lo Spirito vi insegnerà ogni cosa. Dunque capire e sapere sono sempre al futuro. Tutto il cammino ci sta davanti. Non lo diremo mai abbastanza, soprattutto in questi tempi arroganti, in cui chiunque si crede competente in ogni cosa: vero sapiente è chi sa di non sapere. Vero discepolo di Gesù è chi sa di essere entrato nel mondo del vangelo solo con la punta del piede. Tutto è ancora da capire, ancora da scoprire. Il mio alunno parrucchiere che mi chiede dove vanno i bimbi morti prima del parto; la sua compagna che vuole consigli per mettersi in contatto con la bisnonna defunta; la giovane mamma di Timor che vorrebbe capire di più su Gesù. Sono loro che ci salveranno perché, finché ci faremo una domanda, lo Spirito potrà scendere a istruirci.

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Amatevi

Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli. Altrimenti no. Altrimenti sapranno che siete osservanti, o pii, o scrupolosi e timorati di Dio. Ma non miei discepoli. Dunque amatevi. Però non come vi pare, non come vi sembra giusto. Ma come io ho amato voi. E in Matteo 25 leggiamo e scopriamo come ama il discepolo. La Chiesa ci consegna l’elenco delle quattordici opere di misericordia corporale e spirituale. Un indispensabile specchio che ci rivela come è il nostro amore.

Come scegliere?

Come ce la immaginiamo la nomina di un vescovo? Ci dicono sempre che è lo Spirito Santo che sceglie. Gli Apostoli, i primi “vescovi” (allora non si chiamavano ancora così) li aveva scelti Gesù in persona, Giuda compreso. Ora Gesù non c’era e Giuda nemmeno. Si trattava di sostituirlo, poveretto. Ma povero anche chi sarebbe stato chiamato al suo posto: Giuseppe Barsabba il Giusto oppure Mattia? Quanto a nome parrebbe più adatto il primo, ma la sorte cadde su Mattia. Dunque, sorte o Spirito? Prima di tirare i dadi pregarono: Signore, mostraci quale hai scelto. Forse ci pare un po’ infantile o magico pensare che lo Spirito manovri i dadi. Ma peggio sarebbe vedere uomini di Chiesa manovrare la scelta, per poi attribuirla allo Spirito.

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Cambiate

Siate saggi, o sovrani, lasciatevi correggere. Cambiare idea si può, cambiare idea si deve. L’uomo si è evoluto proprio così, cambiando opinione. Ma pare che tutti voi sovrani che giudicate la terra, ogni giorno perdiate giudizio. Tutti, senza distinzione – in questo siete uguali – sembra decidiate per il peggio. Con pari sforzo, determinazione e unanimità, forse anche con meno, avreste potuto risolvere gli enormi problemi che schiacciano ogni giorno la vita di miliardi di esseri umani. Ma di quelli non vi importa. Ciascuno di voi, convintissimo di essere nel giusto, di essere l’unico giusto, procede ostinato sulla strada sbagliata, la strada che percorre chi crede alla violenza. E noi, che diciamo di seguire il maestro della pace non violenta, colui che morì perdonando, Gesù di Nazareth, forse dovremmo rivolgerci a lui, con timore e tremore e, come lui ci chiede, pregare per i buoni e i cattivi. Senza perdere tempo cercando di distinguerli.

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Non dimenticare

“Ricordati degli emarginati, degli orfani, delle vedove, non abbandonare nessuno di quelli che Cristo ha redento con il suo sangue”. Questa esortazione è forse tratta da una lettera di Paolo? Di Pietro? È forse stata pronunciata da un Papa in una catechesi? Nulla di tutto ciò. Non sono parole rivolte a noi. Sono parole che noi rivolgiamo a Dio. Le intercessioni dei vespri di ieri mettevano sulla nostra bocca esattamente queste parole. Ma come può un discepolo di Gesù rivolgersi con queste parole a Dio Padre? Come potremmo noi ricordare a Dio d’esser buono come Gesù? Chi siamo noi, discepoli o maestri? Un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Chi ha scritto queste parole le corregga e, in ogni caso, facciamolo noi. Rimettiamo al proprio posto mittente e destinatario, inviato e colui che l’ha mandato: “Signore, ricordaCI degli emarginati, degli orfani, delle vedove, aiutaci a non abbandonare nessuno di quelli che Cristo redento con il suo sangue”.

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Ascolta

Ci basterebbe questo: saper dire le cose così come le dicono a noi. Non aggiungere, non togliere, non mescolare invenzione a verità. Invece siamo come quelli che, affamati, gironzolano in cucina correggendo ciò che altri stanno preparando. “Ho aggiunto un goccio d’olio perché mi sembrava poco. Ho tolto un po’ d’acqua altrimenti non bolle più”. Così, a poco a poco, il piatto cambia, le parole mutano, la verità si perde. Tutto diventa apocrifo. Tutto è messo in forse. Alla lunga si perde fiducia nella verità, non si crede che possa esistere. Ognuno ha una sua versione che potrebbe essere vera. Ma potrebbe essere falsa. Gesù allora esclamò: come luce sono venuto nel mondo!

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Per la prima volta

Fenicia (Libano), Cipro, Antiochia (in Turchia), quelli che si erano dispersi perché perseguitati a Gerusalemme, erano giunti sin qui. Barnaba però, intuì. Non bastava ripetere che Gesù è il Cristo, ripeterlo al punto da essere soprannominati cristiani. Occorreva sostenere questo argomento, occorreva dare spiegazioni a chi le avesse chieste. Partì, trovò Paolo e lo condusse ad Antiochia e vi rimasero un anno intero. Nessuna gelosia o attaccamento. La persona giusta al posto giusto, questo contava. E il vangelo così si diffondeva.

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Semplicemente

Possiamo considerarlo il vol II del vangelo di Luca, il libro degli Atti. Se il primo è il vangelo di Gesù, questo è il vangelo degli apostoli. Sono loro a prendere il posto del Maestro, nel racconto. Sono loro che evangelizzano in prima persona, guidati e istruiti interiormente dallo Spirito. Ogni loro insegnamento è frutto di preghiera, di scoperta e di ascolto. Non vi è traccia di possesso e di comando. Semplicemente comunicano le loro stesse esperienze. Non parlano come chi ha la verità in mano, come chi crede di conoscere la gente. Sono felici di rendere tutti partecipi delle loro scoperte. Gesù non è loro. È di tutti, e a tutti lo portano.

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