Non subito

Davanti al più banale acquisto, ponderiamo con calma professionale ogni opzione possibile. Eppure nelle grandi questioni, per non dire di quando sentiamo di guerre o rivoluzioni, in una frazione di secondo sappiamo già dire dove stia la ragione. Una sorta di impazienza ci spinge a parteggiare per gli uni o per gli altri e lo facciamo con una tale velocità da lasciare il sospetto di non aver riflettuto. Forse crediamo che, trovato subito il colpevole, si raggiunga prima la soluzione. O forse invece è pigrizia mentale ciò che ci spinge a rinunciare a una ricerca personale, andando dietro a chi grida più forte “sono io!”. È facile lasciarsi ingannare, dimenticando che la fine del male non arriva subito. Bisogna avere la pazienza di restare nei problemi aperti, di dare tempo alla vita per poter capire meglio il bene da seguire. Il navigatore esperto non spinge in acqua la barca appena l’onda si calma, ma attende a lungo sulla riva e poi s’imbarca.

Lc 21,5-11 Mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.

Domani ⬇️⬇️

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Tutto

Il figlio quindicenne di amici ucraini sabato trafficava attorno ad una bella bicicletta. L’aveva trovata in strada con un cartello: “gratis”. Anche il divano su cui stavo seduto – mi spiegavano – era stato trovato così, con la scritta “si regala a chi lo porta via”. Finalmente si moltiplicano le iniziative antispreco, che mirano a non gettare in discarica ciò che potrebbe ancora servire ad altri. È già qualcosa. Ciò che però Gesù vide quel giorno, nel tempio, fu ben altro. A differenza di chi donava parte del superfluo, la vedova povera donò tutto quanto aveva. Quelle due monetine, davanti a Dio, valevano infinitamente più di ogni mountain-bike o divano o chissà che altro ceduto solo perché non serve più. Educhiamoci tutti a riciclare materiali e oggetti, ma non dimentichiamo che si tratta solo di gettare il superfluo. L’amore evangelico è ben di più. Dio non ci ha donato un pianeta che stava per gettare in un angolo buio del cosmo, ma l’ha preparato in miliardi di anni di duro e paziente silenzioso lavoro.

Lc 21,1-4     Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio.
Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere». Sullo stesso vangelo⬇️

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Re

Se non è re di questo mondo, è forse re del paradiso? Che significa regnare con Cristo? È questa una festa devozionale o è fondata sulla parola del vangelo? Festa da bambini o festa di adulti? Ascoltiamo il commento qui sotto⬇️

Cristo Re dell’universo Lc 23,35-43 Dopo che ebbero crocifisso Gesù, il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Condivido qui sotto il video preparato per avviare un confronto con i miei alunni

Esiste un dopo?

L’abbiamo già detto: buttare in scherzo ciò che in realtà temiamo di affrontare, non porta ad una risposta. Vorremmo essere persone con cui si può parlare di tutto, senza che il discorso venga deviato o squalificato da una battuta che vorrebbe essere spiritosa. Questi sadducei fecero esattamente così con Gesù, sperando che i sorrisini malevoli dei presenti distogliessero l’attenzione dal tema. Ma il tema rimane: si risorge o no, dopo la morte? Domani, domenica di Cristo Re, sentiremo Gesù pronunciare per l’unica volta nei vangeli la parola Paradiso. Che sarà mai?

Lc 20,27- 40 Si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda. SULLO STESSO VANGELO ⬇️

https://lalocandadellaparola.com/2022/11/06/e-dopo/

Il tempio e i mercanti

Quei poveretti che vendevano nel cortile del tempio gli animali da sacrificare non erano più colpevoli di chi vende le candele all’ingresso di un santuario. Era ed è più che lecito, per non dire utile. Gesù dunque non li scaccia perché compiono un’azione vietata. Non ce l’ha con loro ma con chi insegna alla gente a mercanteggiare con Dio. Le grazie non si comprano a colpi di offerte e devozioni. I miracoli non si rubano all’Onnipotente distraendolo col profumo di incensi e libazioni. Il tempio è casa di preghiera, non di ladri e di mercanti. Dio è amore gratuito. Gli basta la nostra fede in lui. Questo Gesù insegnava nel tempio. Ma un uomo che libera dalla religiosità magica e spinge alla fede personale, è pericoloso. Destruttura il sistema e, di fatto, toglie potere agli uomini di religione. Per questo i capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo. La religione tiene gli uomini bambini dipendenti. La fede e il vangelo rendono adulti responsabili. Ma crescere è faticoso.

Lc 19,45-48 Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà casa di preghiera”. Voi invece ne avete fatto “un covo di ladri”».
Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell’ascoltarlo.

Ridi un po’

Se fosse stato normale vederlo così non avrebbero riportato questo episodio nei vangeli, a distanza di decenni. Vedere Gesù in lacrime dalla tristezza per il rifiuto e l’ostinazione di molte persone, fu una cosa che colpì molto i discepoli. Mai invece è narrato di Gesù che scoppia a ridere, probabilmente perché per loro era normale vederlo allegro. Del resto, chi è pieno di Spirito non può che essere anche spiritoso. Il buon umore e lo humor risolvono molti più problemi di tante grigie trattative di riconciliazione.

Lc 19,41-44 Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa dicendo:
«Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi.
Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata».

Cercare

È esattamente così: a chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. I ricchi sono sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri. Ma questa parabola Gesù non la raccontò per i ricchi, ma perché i discepoli pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro. Li cala dunque in questo racconto la cui dinamica è il darsi da fare. Il regno di Dio non si manifesta da sé, come un’apparizione che si impone a tutti, ma solo a chi investe energie per cercarlo. E poi cos’è questo regno di Dio? È il modo con cui Dio vede la vita, la sua mentalità, il suo modo di pensare e agire. Quando si manifesta questa divina mentalità? Ogni volta che qualcuno vive e pensa come Dio. E chi ne è capace? Anzitutto Gesù di Nazareth, che infatti è la manifestazione di Dio in terra. E poi chiunque vive secondo il suo stile di vita. Ed è logico che chi più ha questo stile e più lo cerca, più ne avrà. Chi non l’ha e non lo vuole, perderà anche il poco stile evangelico che ha.

Lc 19,11-28 Gesù disse una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro.
Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”. Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato.
Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci”. Gli disse: “Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”.
Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”. Anche a questo disse: “Tu pure sarai a capo di cinque città”.
Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”. Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”. Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. “Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”».
Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme.

Giustizia?

I film d’azione sono belli se alla fine il cattivo muore. Giustizia e giustiziare vanno sempre a braccetto nella nostra mente e, spesso, anche nei fatti. Le vittime di ogni violenza gridano vendetta al mondo e a Dio. Quando Gesù entrò in Gerico, Zaccheo non immaginava certo che la giustizia divina, quel giorno, si sarebbe abbattuta su di lui eliminandolo. Sprovveduto, fece di tutto per vedere Gesù, ma anche Gesù lo vide, lo prese, fece giustizia e liberò la città di Gerico dal capo dei cattivi. Dato però che per Dio giustizia è amore, Gesù giustiziò Zaccheo in modo nuovo. Lo amò a tal punto che quello se ne accorse, abituato com’era invece a sentire l’odio delle sue vittime e la falsità dei suoi alleati. Non sostenne lo sguardo di Gesù, si sentì al centro delle sue attenzioni sincere e si alzò. Proclamò la sentenza contro sé stesso e si diede da sé la pena: do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto. Da quel momento Gerico fu liberata da Zaccheo capo dei pubblicani. Qualcuno diceva che fosse stato ucciso, finalmente. Ma veniva smentito: Zaccheo era più che mai vivo. Lo vedevano in molti darsi da fare per i poveri, con l’intraprendenza di sempre. Dio aveva fatto giustizia senza uccidere nessuno.

Lc 19,1-10 Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto». ⬇️⬇️⬇️

➡️ Sullo stesso Vangelo https://lalocandadellaparola.wordpress.com/2022/10/30/giustiziare-zaccheo/?preview=true

Cosa miri?

La domanda non è per nulla fuori luogo, anche se lo sembra. Perché infatti chiedere a un cieco cosa vuoi che io faccia per te, se ti chiami Gesù Nazareno il guaritore, e il cieco mendicante ti grida pietà di me? Perché esprimere un desiderio lo rafforza, aumenta la convinzione e la fede che possa realizzarsi. Molte volte infatti, chiedendo a qualcuno cosa desideri?, ci sentiamo rispondere “non so”. E forse è proprio questo il problema: non sapere cosa vogliamo davvero. Come Socrate allora ci chiediamo: so di non sapere? So di essere cieco e non vedere ciò che voglio? Dove puntano i miei occhi, dove mira il mio sguardo? Che io veda di nuovo! Che io abbia desideri più grandi dell’elemosina.

Lc 18,35-43 Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!».
Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato».
Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.

Questo mondo

A Milano oggi inizia già l’avvento, ma il vangelo corre parallelo al nostro e pone le stesse domande, suscita le stesse inquietudini. Ma che mondo è questo? Guerre, pestilenze, rivoluzioni, queste sono le notizie quotidiane che, poco alla volta, ci abituano al male. O forse no, forse ci spingono a desiderare di vedere la fine di questo mondo, tanto da illuderci che sia vicino l’arrivo di un Dio che dica basta. Ma non sarà subito la fine. Perché la fine al male la dobbiamo porre noi, con la nostra vita fatta d’opere d’amore. Con la nostra perseveranza ci salveremo da questo male. Con la nostra testimonianza i nostri avversari si innamoreranno del vangelo. E il mondo sarà nuovo.

Lc 21,5-19 Mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».