Il male viene dal male. Non è così? Se ti comporti bene non sarai castigato, né dagli altri né dalla vita. Ma poi, quando siamo di fronte ad un male innocente e senza causa, andiamo in panico. Maestro, chi ha peccato perché nascesse cieco? Lui o i suoi genitori? Qualcuno deve aver pur peccato per meritarsi tanto male. Eppure qualche conto non torna…. Infatti non ha peccato lui né i suoi genitori, ma è così perché si manifestino le opere di Dio, risponde Gesù. E Dio è Amore, le sue opere non sono che amore e ogni fatica è trasformata da Lui in opportunità di amore. Eppure è più facile lo schema di prima: al male il male, al bene il bene, al peccato il castigo. Non tollerano che lo guarisca e irritati indagano e chiedono, interrogano e controinterrogano e martellano sempre con la stessa domanda: dicci come ti ha aperto gli occhi. Non indagano tanto il “se”, ma il “come”. Perché questi la Bibbia la conoscevano, i segni li sapevano leggere. Forse noi, al sentire che Gesù sputò per terra, fece del fango e lo spalmò sugli occhi del cieco rimaniamo un po’ perplessi e schifati. Loro invece quel segno l’avevano capito, altro che! Ha fatto del fango, l’ha posto sugli occhi di quell’uomo, quasi a modellare una scultura, poi l’ha mandato alla piscina di Siloe che significa inviato cioè Messia (nientemeno!). Fango, Messia, guarigione… Capiscono subito: qui siamo alla Genesi! Il Signore Dio prese della terra, ne modellò un uomo e soffiò il suo Spirito in lui. Ma allora questo uomo chiamato Gesù è il creatore, ha ricreato gli occhi al cieco! E non basta: non solo l’uomo Gesù è Dio, ma è un Dio che ricrea, rialza, aiuta a ripartire, non castiga ma cura. I conti non tornano, la forza del castigo crolla, il male non viene da Dio che invece lo usa per mostrare il suo amore per chi soffre. Vengono sconvolte le dinamiche, ci toccherà aprire gli occhi. Questo è il problema: con gli occhi chiusi stavamo così bene! Ognuno scontava il suo male e se lo portava a vita, sta forse a me esser custode di mio fratello? Quanti ciechi nati, che non han mai visto il mondo e lo confondono con le pareti di casa. Ciechi nati nel centro città, tra tate e autisti e seconde case, mai han visto le baracche della gente. Ciechi nati nelle sacrestie e nelle parrocchie, tutti presi a creder che la Chiesa sia tra le colonne. Ciechi nati chiusi in culture dove è normale che i vecchi crepino soli negli ospizi, che i “barboni” siano in strada, che i detenuti siano in cella, che i neri siano scacciati, che le donne siano pestate, che i pizzi sian pagati. Ciechi, ciechi nati che se aprissero gli occhi vedrebbero un mondo molto, molto molto più grande e più bello e più vario. Ciechi nati che se aprissero gli occhi vedrebbero anche chi soffre e forse farebbero qualcosa perché quel male diventi un’opportunità per manifestare l’amore. Ma quand’è l’ultima volta che ho visto per la prima volta qualcuno soffrire e mi sono fermato? L’ultima volta che per la prima volta ho detto “non è giusto”, l’ultima volta che ho aperto gli occhi e ho detto: “devo fare qualcosa per loro”?
IV Domenica di Quaresima, Gv 9, 1-41 Il Cieco nato