in piedi!

Vuoi guarire? Ma quello mica risponde “sì, grazie!” o “no, grazie”. Quello attacca con la solita nenia che da trentotto anni recitava ormai a memoria: “sono malato, sono paralizzato, non ho nessuno e un altro scende prima di me nell’acqua miracolosa”. Insomma: se non cammina con le sue gambe è colpa degli altri. Perché è sempre colpa degli altri… Questo non era un uomo paralizzato, questo era un paralitico. No era un uomo malato, era lui stesso la sua malattia. Senza quella chi sarebbe stato? Cosa avrebbe detto? Sapeva solo fare il suo lamento. Gesù non sta al gioco e non lo spinge in acqua. Lo spinge a camminare nella vita con le sue gambe: alzati, prendi la tua barella e cammina! Spiazzato: gli tocca camminare, gli tocca essere normale! La guarigione di Gesù gli ha tolto identità. Chi sono io, ora che non sono più il malato di prima? Altro che ringraziare, altro che gettarsi ai piedi di Gesù e lodarlo, altro che chiedergli di seguirlo… Questo sfoga il suo disappunto su Gesù stesso e se ne va a riferire ai giudei che era stato Gesù a guarirlo di sabato. Per questo i giudei perseguitavano Gesù.

Gv 5, 1-16

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