lasciala fare

Come spesso accade in famiglia, lo schema tra figli è fisso: Lazzaro non parla mai. O perché è morto o perché è malato o perché sta mangiando. Marta non è mai seduta: sempre occupata (o preoccupata) a servire qualcuno. Maria invece non è mai in piedi: è sempre ai piedi. Di Gesù. O per ascoltarlo o per piangere o per profumarli. Lazzaro non parla a parole né con gesti simbolici. Parla con ciò che gli accade: si ammala, muore, torna in vita, lo si festeggia, lo si condanna a morte. Lazzaro c’è, con la sua storia, e inconsapevolmente interpella tutti. Come tante persone che ci scuotono con le loro vicende: popoli in fuga, vittime di guerre, bimbi malati, poveri che ci fissano ai semafori, vecchi soli dallo sguardo vuoto. Marta è il servizio. Vede il bisogno altrui e agisce. Non va supplicata, stimolata, non necessita di campagne di sensibilizzazione per vedere il problema. Marta agisce, serve. Maria si sa fermare. Non teme ciò che prova in cuore, non calcola le eventuali critiche altrui. I gesti di Maria sono tutti trasportati  e guidati da un unico criterio: la presenza del maestro. Se c’è bene, se non c’è non mi importa. Poi abbiamo Giuda, che interrompe questo momento intensissimo tra Gesù e Maria con la sua osservazione più che legittima. Chi di noi non ha mai detto “vendano i calici d’oro e li diano ai poveri”? Giuda non sta dicendo altro. Gesù con pazienza gli risponde, finchè può parla con lui (la prossima volta sarà alla cena, poi  al Getsemani).  Lasciala fare. E gli esperti traducono Lasciala fare, permettile di conservare questo gesto per il giorno della mia sepoltura. Perché Gesù infatti sarà sepolto in fretta, senza profumi. Profumati saranno solo i piedi, che certo in sei giorni non avranno perso l’intensissimo profumo dell’essenza di nardo. Piedi che lasceranno profumo sulle mani di chi li inchioderà. Lasciala fare, lascia che viva questo suo momento con me, non intrometterti nel legame personalissimo tra me e lei. Non interrompere e non giudicare l’intima preghiera di nessuno. Mai. Giuda vorrebbe recuperare soldi per la causa dei poveri. Giuda, con questo nome così bello e santo (la terra di Giuda, la Giudea!) è l’uomo della causa. La causa del Regno di Dio, che deve emergere e vincere. La causa dei poveri, degli schiavi, degli innocenti condannati. La causa ambientalista, indipendentista, riformista. La causa operaia e quella occupazionale… Quante cause per cui lottare e vivere! Onesta o meno che sia, Giuda mette tra Maria e Gesù la causa. Ci colpisce la constatazione di Gesù: avete sempre i poveri con voi, ma non sempre avete me. Non basta avere i poveri per avere Gesù. Non basta una santa causa di vita per avere una vita santa. Una vita piena di poveri, di rinunce, di fatiche, di lotte, di conquiste sociali non è detto che sia una vita dove è presente Gesù. Non sempre avete me, a volte mi usate come bandiera, come slogan, come collante, ma i problemi per cui lottate diventano più importanti di me e voi vi perdete la cosa più bella: godere della mia presenza. Ecco cosa vi manca: la gioia. I problemi per cui lottate non devono farvi arrabbiare. Guardate noi, guardate Lazzaro, Marta, Maria. I capi e i farisei hanno appena dato ordine di denunciarmi e presto decideranno di uccidere anche Lazzaro e noi che facciamo? Festeggiamo. Siamo a tavola tra amici, cibo e profumo, assaporando ogni attimo di vita insieme. Conservando questa gioia per il giorno della mia sepoltura. Con questa forza risorgeremo.

Gv 11,55 – 12,11

 

DSCN5446 - Copia

 

PS in rito romano oggi, domenica delle palme, si legge per intero la passione secondo Matteo. In rito ambrosiano si legge l’unzione di Betania che, nel Vangelo di Giovanni, precede di un giorno l’ingresso di Gesù in Gerusalemme tra la folla in festa che agita rami di palma.

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