L’evangelista Giovanni ci dice che Gesù risorto, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. E perché non li hai voluti scrivere? Chissà, magari ci sarebbe piu facile credere. Cosa ti costava raccontarci ancora qualcosa? Non per niente il tuo Vangelo avrebbe dovuto finire qui e invece, dopo questo, hai aggiunto un altro capitolo con un secondo finale. Lo vedi? Occorre saperne di più, non basta mai. Ma forse è proprio questo il problema. Alla fine hai fatto bene, a un certo punto, a staccare la penna dalla pergamena e a dirci che questi fatti sono stati scritti perché voi crediate e, credendo, abbiate la vita nel suo nome. Insomma, tocca a noi credere. Inutile riempire il mondo di libri raccontando di Gesù risorto. Allora cosa fare, dove andare a rafforzare la fede? Tommaso non crede e cosa chiede? Chiede di poter vedere e toccare il segno dei chiodi nel corpo di Gesù. Strano davvero: vedendolo inchiodato molti avevano perso la fiducia in lui. Vedendolo morto molti si erano ricreduti sul suo conto dicendo speravamo fosse lui a liberarci… Tommaso invece, vedendo quelle ferite, esclama mio Signore e mio Dio! Perché, perché Tommaso acquista fede dove tutti l’avevano persa? Perché chiede di vedere ciò davanti a cui tutti avevano chiuso gli occhi inorriditi? Tommaso era chiamato Didimo, gemello, e forse a Gesù somigliava davvero. Certamente in una cosa era tutto il suo maestro: non temeva le ferite. Da Gesù aveva imparato a non impaurirsi di fronte alle fatiche, a non temere le sofferenze proprie o altrui. Dal Maestro aveva imparato a rinforzare la propria fiducia nell’amore del Padre guardando, toccando e curando le ferite delle persone. Forse da quel giorno non ebbe più bisogno di rivedere Gesù: inizió ad incontrarlo e abbracciarlo in ogni fatica dell’umanità.
Gv 20, 19-31