giuseppe lavoratore

Non è costui il figlio del falegname? E qui, nel giorno di san Giuseppe lavoratore, possiamo dare libero sfogo alla fantasia e dipingere anche noi scene di vita della sacra famiglia a Nazareth, come si vedono in alcune chiesette. Giuseppe, anziano (sarà mai stato giovane?), lavora al banco del falegname costruendo una seggiolina. Maria, sullo sfondo, rammenda i vestitini di Gesù che, ancora piccolo, giocherella in terra con avanzi di legno sovrapponendoli a forma di croce. Possiamo anche cambiare registro di lettura e ricordarci che quanto tradotto usualmente con falegname è più propriamente da tradurre con carpentiere. Ponteggi in legno per costruire case che, a quei tempi e da quelle parti, erano costituite di una parte scavata nella roccia e di una antistante in legno. Insomma: un’impresetta di non poco conto, in un paesino di una settantina di famiglie quale era Nazareth. Gesù dunque, il costruttore di case, apparteneva al ceto medio e Maria, fidanzata e poi sposa di Giuseppe, si era sistemata bene. La gente rimaneva stupita e Gesù era per loro motivo di scandalo. Che coloro che han provato la miseria si occupino della causa dei poveri, può ancora andare. Ma che un medio borghese si metta a predicare e curare i bisogni dei poveri, può dare ben più fastidio. La prima può sempre essere classificata come lotta di classe, la seconda è una scelta immotivata che mette in discussione. Gesù non era povero di famiglia. Gesù i poveri li ha scelti.

Mt 13, 54-58

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