Siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo. A noi che, perfino nelle chiese, passeggiamo sulle lapidi, una frase del genere non pare per nulla offensiva. Ai tempi di Gesù, toccare un sepolcro era contaminante, rendeva impuri. “Chi entra in contatto con voi si sporca l’anima e si svuota la vita”, sta affermando Gesù. Si capisce la reazione del dottore della Legge: Maestro, dicendo così offendi anche noi! Ma qui non c’è da offendersi, semmai da ringraziare chi una volta tanto ci mette in guardia. La stragrande parte del male e dei pesi che la gente carica sulle spalle degli altri non proviene da intenzioni coscienti e gelidi calcoli da serial killer. Il più delle volte si tratta di contagio, di trasmissione di male da parte di chi è lui pure malato e nemmeno lo sa. Non alimentando l’interiorità, potremmo diventare come tombe così ben nascoste da dimenticarci di esserlo e diventare pericolosi per chi ci accosta.
Lc 11, 42-46
