Re del tempio o dell’Universo?

Può avere senso festeggiare con solennità la dedicazione della basilica più importante di Roma? Forse viene anche a noi una certa allergia per gli ori dei templi e, come Gesù nel Vangelo di oggi, vorremmo scacciare tutti e gridare con lui “Non fate della casa del Padre mio un mercato!”. Gesù quel giorno affermò anche distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere. Ma parlava del tempio del suo corpo. Ecco: il corpo è un tempio, con tutto quanto ne consegue. Il tempio non è un dio, ma nemmeno è merce. E come per noi è indispensabile avere un tempio-corpo di carne in cui abitare, così è bello che ci sia un tempio-casa utile per pregare meglio. E come tutti gli elementi del cosmo, dall’acqua alla polvere stellare residuo del big-bang, vengono a comporre il corpo umano, così è bello che pietre e legni e colori e luci e suoni e profumi e fiori vengano a comporre la casa-tempio della preghiera cristiana. Tutto ciò slegato dall’idea di sacralità magica dei muri: sacra semmai è la preghiera che vi si fa, sacra è la gente che vi prega, sacra è l’Eucarestia. Tant’è vero che si può pregare ovunque, perché in qualunque luogo dell’Universo è presente il Re Signore e il suo Spirito.

Gv 2, 13-22 Dedicazione della Basilica lateranense (rito romano), Gesù Cristo Re dell’Universo (rito ambrosiano)

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