La sera prima, le esplosioni delle bombe carta dei ‘no tav’ avevano fatto tremare persino i vetri di casa mia. Ora che ero anche io all’interno di una cella di San Vittore, immaginavo quanto forte fosse stato il botto avvertito dai detenuti. Chiesi ad un ragazzino diciottenne nordafricano cose avesse pensato udendo tutto quel frastuono. “Ho detto: vengono a liberarci!”, fu la sua risposta. Un po’ come per noi. Mentre tutti moriranno di paura, noi ci alzeremo e leveremo il capo esclamando: la nostra liberazione è vicina! Perché ognuno vive un po’ nel suo mondo, fatto di certezze, mura e garanzie, e non ne vorrebbe mai uscire. A meno che ci si trovi un po’ allo stretto, come in una cella, e veda come segno del Cielo e bomba liberatoria ogni novità che i tempi ci costringono ad accogliere.