
Come può dire cose del genere, un uomo che ha speso la vita a combattere malattie e miseria, a sfamare le folle e asciugare lacrime? Come può dire beati voi che piangete? O forse la domanda è un’altra: come possiamo noi restare così in superficie e non capire queste parole? Come abbiamo potuto, per secoli, usare e abusare questa pagina per indurre al silenzio rassegnato i poveri e gli sfruttati del mondo? Non è un inno alla miseria, non è il manifesto del masochismo spirituale. Allora cos’è, cos’è questa beatitudine di cui parla Gesù?
Mt 5,1-12 vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».
