
da DILI TIMOR EST Manca qualcosa in questa foto, qualcosa che mi è impossibile inviare. Manca il caldo rovente e la musica assordante, che pare voler compensare con le sue urla la situazione rottamabile del “microlet”, il pulmino che qui è il mezzo pubblico più comune. La fatica fisica è enorme, maggiorata da una alimentazione del tutto insufficiente e casuale, da acqua che sarebbe meglio non bere, da letti che sono poco più che giacigli in terra, da abitazioni che sono quattro pareti di lamiera (vedi foto in basso). Questa stanchezza è unita all’oppressione, la fatica psicologica del non avere un futuro stabile né un presente sereno. No, non è l’instabilità di cui si parla da noi a proposito delle nuove generazioni. Io parlo di gente che fa fatica a trovare una moneta da 25cent per pagare il viaggio in microlet. Parlo di genitori che pregano che i bimbi non si ammalino, perché altrimenti c’è poco da fare. “Agradese hau bele hetan ema diak hanesan padre”, ringrazio d’aver incontrato una persona buona come te, mi scrivono spesso. Sul “buono” a così basso prezzo avrei da discutere, ma glielo lascio dire rispondendo solo “agradese ba Jesus”, ringrazia Gesù. Ma quando facciamo una foto insieme, mettiamo volentieri il braccio sulle spalle: è il giogo dolce e leggero del vangelo che ci lega a portare gli uni i pesi degli altri. “Moris susar, tenke ajuda ba malu”, la vita è dura, bisogna aiutarsi.
Mt 11,28-30 Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

