Nel cuore

da DILI, TIMOR EST Ecce homo, ecco l’uomo. Ecco un figlio di uomo, uno dei tanti, che pare un Cristo che ci guarda dalla croce dicendo tutto è compiuto. E tu hai compiuto tutto per lui? Ti sei calato nel cuore della terra, nel cuore delle situazioni, nel cuore del tuo fratello? La vedi la sofferenza di chi ti siede accanto in questo istante, lo senti il grido della miseria che ti giunge dagli estremi confini della terra? Lo senti e lo ignori, o lasci che ti condanni così che ti possa convertire? Perché bisogna convertirsi, non basta guardare un attimo, non basta sentire pungere il cuore e poi dimenticare in fretta. Bisogna permette alla sofferenza altrui o nostra di rimanere nel cuore tre giorni e tre notti. Convertirsi non significa sentirsi in colpa per essere nati bianchi, in un luogo pieno di confort. Nessuno può scegliere dove nascere e non ne è colpevole. Ma può scegliere per chi morire e questo significa convertirsi.

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Mt 12,38-42 Alcuni scribi e farisei dissero a Gesù: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno».
Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.
Nel giorno del giudizio, quelli di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona! Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!»