Ro liman

da DILI, TIMOR EST Mi hanno sempre affascinato le barche che usano qui a Timor. Strette per scivolare con minor sforzo. Sostenute dai lunghi bracci per non ribaltarsi. Sanno d’oriente, mi attirano, mi fanno sentire lontano da casa, ai confini. Navigarci però non è altrettanto romantico. Ora striscia un pattino, ora l’altro. Per qualche secondo c’è equilibrio, poi di nuovo tocca il sinistro, poi si appoggia a destra. Noi vorremmo scivolare via diritti nella vita, senza resistenze, senza inclinazioni. Vorremmo tutto chiaro, il campo del mondo diviso in buoni e cattivi, zizzania e grano, diavolo e Dio. Ma il campo siamo noi, e vi è di tutto. Ora pendiamo da un lato, ora dall’altro, zizzania e grano, bene e male, si contendono il nostro cuore intrecciandosi come un’edera alla pianta. Ma vivere è questo, non altro. Questo è navigare. Ciò che conta è proseguire. Ciò che conta è non ribaltare. Appoggi, ci vogliono gli appoggi, ci vogliono i “ro liman” le braccia della barca. Preghiera e opere di misericordia. Silenzio e azione. Solitudine e fraternità. E così, una mano al cielo e una alla terra, si naviga verso la luce. Sempre un po’ sbilanciati, ma sempre navigando.

Mt 13,36-43 Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».
Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».