
da MAQUILI, ATAURO, TIMOR EST Con la bassa marea, affiorano acque così calde (bee manas) da asciugare le grandi pietre tonde rendendole rossicce. In questo spettacolo un po’ infernale, tra i vapori e il vento, si aggirano i bambini in cerca di molluschi da cuocere immediatamente nell’acqua e mangiare con gusto. Che ne sanno loro del perché acqua dolce bollente emerga dal fondo del mare. Che ne sappiamo noi del fuoco che ci viene risparmiato, delle volte che siamo perdonati, accettati, giustificati. Siamo così, come questo bambino: che ci vuole a scivolare e ustionarsi? Ma non accade quasi mai. Può accadere che qualcuno non abbia proprio la forza di perdonarci, che gli occorra tempo o forse una vita. Ci serva a ricordare che tutte le altre migliaia di volte non ci è successo nulla, che abbiamo continuato a sorridere dando per certo il perdono altrui. Così come gli altri danno per certo il nostro.
Mt 18 Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?».
E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano.