
da DILI, TIMOR EST “Dopo aver letto quello che scrivi, come si fa ad andare avanti nel nostro bell’agio?”, mi scriveva ieri un’amica e continuava “mi sento quasi in colpa di vivere nella parte più fortunata del mondo”. Ma nessuno ha colpa se nasce ricco, bello e sano. Ha colpa se “va avanti nel suo bell’agio” pur consapevole dei bisogni altrui. Ha colpa se non entra nel regno dei cieli, cioè se non assume come propria la mentalità di Dio, il suo modo di vedere le cose e risolvere le difficoltà. Il problema dei ricchi, ci dice Gesù, non è d’essere ricchi ma d’essere ciechi. Non vedono. Non si accorgono. Non capiscono. Difficilmente entreranno in una visione diversa della vita. Non avendo mai minimamente sperimentato la miseria, vivranno convinti che non esista. O convinti che i poveri siano responsabili della loro povertà, come loro sono artefici della propria ricchezza. False entrambe le affermazioni, dato che nessuno sceglie dove e da chi nascere. Il ricco ha però una grande opportunità. Mentre il povero non può sperimentare la ricchezza, il ricco può fare esperienza di povertà. In un certo senso, è ciò che sto facendo io. Ho comprato il biglietto aereo, affittato una casa, ho persino dovuto andare in Svizzera a comprare il vaccino anti colera. Solo un ricco può farlo. E ciò per cosa? Per sperimentare un poco la vita di chi vive qui. Per capirla più da vicino e sperare di entrare nel regno dei cieli, di vedere le cose da una prospettiva diversa, più alta. Dai cieli.
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Mt 19, 23-30 Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».
A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile».
Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi».
