
da DILI TIMOR EST Sembra che il mondo che abbiamo costruito vada davvero in direzione opposta a questa parabola. Qui il padrone è accusato di ingiustizia perché dà a chi ha lavorato meno la stessa paga di chi ha lavorato di più. Nel mondo reale accade il contrario. Accade cioè che, a parità di ore lavorate, vi sia chi prende infinitamente meno. Proprio ieri, con la foto qui sotto, spiegavo quanto sono alti i prezzi qui se paragonati al salario. “Come è possibile che i prezzi non siamo adeguati agli stipendi della gente?”, mi chiedeva qualcuno dall’Italia. Sembra banale, ma se i prezzi fossero ridotti o aumentati proporzionalmente al salario, saremmo tutti ricchi uguali. Sarebbe solo una questione di zeri. Povero infatti non è solo chi non ha soldi ma chi, avendoli, si trova ad affrontare un costo della vita assai superiore al nostro. Senza parlare delle condizioni reali di lavoro. Infatti non solo a parità di mansione vi è chi prende molto meno, ma accade pure che coloro che hanno alti salari lavorino meno tempo o comunque in condizioni assai migliori (flessibilità d’orario, di luogo, ecc). Questo è il nostro mondo. E ancora diamo dell’ingiusto a Dio perché perdona e ama chi si mette a seguire il vangelo solo alla fine della giornata? Ma questi non siamo forse noi?

Mt 20,1-16 Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.
Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».