Questa generazione

Una generazione capricciosa, quella dei tempi di Gesù. Gente a cui non andava bene niente e nessuno, né il digiunante né il mangione, né danzarepiangere. Ma allora cosa volevano davvero? Probabilmente nulla. Non volevano e basta. Si erano accorti che tutto richiede uno sforzo personale. Piangere non diverte, ma ballare stanca. Seguire la disciplina di Giovanni Battista è arduo, ma la fraternità universale di Gesù ti esaurisce. Cosa volevano? Non volevano fare fatica. Cercavano un maestro, si lamentavano di non trovarne uno all’altezza. Poi, quando l’avevano lì a pochi passi, lo perdevano. “Padre, se in questa parrocchia ci fossero preti come lei andrei a messa ogni domenica”, diceva una signora ad un mio amico. “A dir la verità, io celebro qui da anni – le rispose – se torna domenica prossima mi troverà”. Ma non la vide più. Le sue erano solo scuse.

Lc 7,21-35 il Signore disse:
«A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”.
È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”.
Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».