Francesco d’Assisi

Lo chiamavano Alter Christus e, come lui, era un uomo difficile da capire, da descrivere con una sola parola. Forse per questo ognuno si è fatto una sua idea e lo dipinge a modo suo. Chi lo chiama “il poverello d’Assisi”, chi ne fa un figlio dei fiori che parlava agli uccellini. Vi è chi ne esalta la povertà e chi invece è colpito dalla faccenda delle stigmate. Era un ragazzo borghese, di Assisi centro. A Milano diremmo “della Assisi bene”. La vita lo portò ad incontrare da vicino chi mai avrebbe immaginato: i detenuti e i poveri. Passò dalla loro parte, perché capì che erano quelli del suo mondo a ridurli così. Loro dovevano restare poveri perché pochi potessero restare ricchi. Si ribellò senza violenza, se non che quella che fece a se stesso impoverendosi e dandosi da fare per i poveracci. Lasciò il suo mondo, cambiò mentalità, cambiò vita. Chiamò sposa la povertà. Ma non la povertà propria. Lui sposò la povertà altrui. Lui sposò i poveri. Se per loro non c’era posto a palazzo, sarebbe andato a vivere con loro in periferia. Molti giovani lo seguirono, a migliaia. Lo chiamavano Alter Christus, e avevano ragione.

San Francesco d’Assisi Mt 11,25-30 Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».