Andrò

Nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena, disse il padrone di casa della parabola. Ma non è una minaccia né un castigo. È ben peggio: è un’amara constatazione. Riempite la casa con chi trovate per le piazze e le vie della città, non tenete posti liberi per gli invitati perché tanto non gusteranno la cena, non arriveranno mai. E và spesso così, che proprio quelli a cui avevamo pensato, dedicato sforzi e progetti, quelli non apprezzino e non gradiscano. Ma nulla andrà sprecato, nulla. “Non saprei dove metterti”, disse imbarazzato un vescovo al giovane prete, appena rispedito al mittente dal parroco che non lo gradiva. “Monsignore – rispose quello sorridendo – io vi ho dato la mia vita, anima, corpo, testa e cuore. Ma se non sapete come utilizzarla, mica mi offendo. Il mondo è così grande che di certo disoccupato non resterò!”. Andrò per le strade e le città, e chi avrà fame affollerà il mio cuore.

Lc 14,15-24 uno dei commensali, avendo udito questo, disse a Gesù: «Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!».
Gli rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”. Ma tutti, uno dopo l’altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: “Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Mi sono appena sposato e perciò non posso venire”.
Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al suo padrone. Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: “Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”.
Il servo disse: “Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto”. Il padrone allora disse al servo: “Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia. Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena”».