
Aspettiamo sempre che arrivi qualcosa di buono a tirarci su il morale perché altrimenti “La vita è un vero schifo”, come mi dicevano ieri all’intervallo due ragazzine di quattordici anni. E vederle lì, così giovani e così belle e così terribilmente convinte, mi ha fatto proprio sentire in Occidente (= “dove la luce muore”). Ho pensato ai bimbi che in agosto avevo fotografato giocare tuffandosi nella spazzatura. Loro non dicevano che la vita è una schifezza ma gridavano “gaya nee!”, che figata! (mi scuso con le orecchie più fini). E la vita non è “gaya” perché c’è spazzatura, ma perché ho degli amici con cui mi ci butto immaginando una piscina. La vita è bella perché il regno di Dio è in mezzo a noi, la luce della vita è in mezzo, al centro, dentro la nostra giornata. Perché se aspetti che arrivi dal futuro, non la vedrai. Perché il futuro, quando arriva, si chiama presente. Vivilo.
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Lc 17,20-25 i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!».
Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione».