
Verrebbe da dire “quanto mai!”. Quanto mai Gesù usò questa parabola per spiegare con quanta attenzione Dio ascolta la preghiera di quelli che gridano giorno e notte verso di lui. Il senso è semplice: se persino un giudice senza riguardi, a suon di insistere interviene, tanto più Dio che non è né giudice né pigro. Ma l’abbiamo capita davvero la parabola? Ci siamo accorti che Gesù l’ha costruita su immagini opposte? Il giudice e Dio sono agli antipodi, l’uno l’opposto dell’altro. Eppure dentro di noi vive questa figura di Dio giudice. E vive pure l’altra idea, ancora più pericolosa, quella del dover convincere qualcuno che non è affatto interessato a noi e ai nostri casi. Dio ci chiama eletti, scelti. Ci farà giustizia, cioè ci darà l’amore che necessitano le sue creature. Perché nel Vangelo essere giusti significa essere misericordiosi, amorevoli, buoni. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra? Ci crediamo ancora che Dio ci ama?
Lc 18,1-8 Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».