
Di’ soltanto una parola. Non due, non tre. Soltanto una. Perché a Gesù ne basta una. Perché ciò che dice accade. E sia lo stesso per noi, sia un comando per noi: di’ soltanto una parola. Non serve urlare, argomentare all’infinito, spiegare e rispiegare. Di’ soltanto una parola, perché la seconda potrebbe già essere di troppo, potrebbe già essere sbagliata. La seconda potrebbe già essere una promessa non mantenuta. Il credente è di poche parole, è di una parola soltanto. Ciò che chiede, crede che accadrà. Ciò che chiede, crede che è già accaduto. Dunque non serve ripetere dubitando. Il credente vive di una sola parola, quella di Dio, quella del suo Gesù. Con lui parla, lui solo ascolta. Il Verbo si fece carne, la Parola si fece persona. La nostra vita è la più sincera parola.
Mt 8,5-11 Entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò».
Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli».