
Sulla questione di essere o meno Elia e sul problema dei sandali di Gesù, vi rimando ai link qui sotto. Oggi ci incanta questa espressione di Giovanni Battista: io sono voce. Di più: voce che grida nel deserto. Cosa rara una voce nel deserto. Il vento fischia, i lupi, le volpi e le iene del deserto lanciano i loro inquietanti segnali, e ogni strano rumore pare un demone che sibila facendo emergere le più inconsce paure. In questo contesto, udire una voce che grida parlando di Dio è una vera benedizione. È una voce amica che rompe la solitudine e scaccia gli incubi. Siamo tutti soli nei deserti delle nostre case e delle nostre città. Gridiamo gli uni agli altri il nome di Dio! Rompiamo il silenzio, facciamo sentire a tutti di non essere soli.
Gv 1,19-28 Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elìa?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elìa, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
Scalzi
Sei Elia?
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