Come un canale

La purificazione dalla lebbra era impossibile agli uomini. Solo l’intervento di Dio poteva sanare da quel male terribile. Il sacerdote aveva il compito di constatare la guarigione del lebbroso, accettare l’offerta di ringraziamento e riammetterlo alla vita sociale. Insomma, lo ricordiamo bene: tampone negativo. Questo lebbroso viene guarito all’istante dalla parola di Gesù: lo voglio, sii purificato! E subito la lebbra scomparve. Ed è questa immediatezza che dice tutto. È la guarigione istantanea, contemporanea alla parola, che ci avverte: solo Dio può fare così. Solo in Dio parola e fatto coincidono. Mentre Dio parla, già accade quanto sta dicendo. Dunque è chiaro: in Gesù è presente Dio. Gesù è a tal punto uno-con-Dio da consentirgli di agire tramite le sue parole che, appunto, divengono immediatamente fatti: Lo voglio, sii purificato, e subito fu purificato. Segue un tentativo di Gesù di rimandare quell’uomo al tempio: non dire niente a nessuno ma vai dal sacerdote a testimonianza per loro. Gesù vuole che il Padre sia riconosciuto come unico autore della guarigione. Percepisce se stesso come un semplice canale attraverso cui Dio agisce.

Mc 1,40-45   Venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito, la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.