
L’appartenenza alla religione ebraica è ereditata per sangue, dalla madre. Dunque Gesù sta dicendo qualcosa di più grande di quanto sembri. È l’annuncio della fraternità universale. È la fine del limite del sangue. È la fine di ogni separazione che dipende dalla nascita. “Qualche domanda?”, chiese il rabbino capo di Milano durante una conferenza in una piccola parrocchia di Brianza. Il parroco alzò la mano, con l’aria di uno che voleva fare l’intervento del secolo: “Gesù Cristo? Cosa mi dice?”. Alcuni nascosero la testa tra le mani, ma il rabbino sorrise. “Cosa le devo dire, signor parroco. Se mia mamma fosse stata la sua e la sua fosse stata la mia, ora lei sarebbe qui a rispondere e io lì ad ascoltare”. Aveva perfettamente ragione! Chi mai ha scelto dove nascere e da chi? Non facciamone dunque un vanto né un difetto. Cerchiamo invece di essere tutti fratelli, non facendo mai pentir nessuno d’esser nato.
Mc 3,31-35 Giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo.
Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano».
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».