Ospiti

Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno. Senza chiedere né rifiutare, perché è giusto dare a tutti la gioia di preparare per te qualcosa di buono. In foto vedete l’ospitalità del popolo di Manseu, a Timor Est, che raggiunsi l’agosto scorso sul monte Ilimanu. Tutto il villaggio era in fermento per prepararmi il caffè. E tutti erano lì, a guardarmi bere, per scorgere sul mio viso ogni minima traccia di gradimento. Chi le scorderà mai quelle tovaglie, quelle tazzine cinesi col bordino dorato, procurate con chissà che sforzi. Avevano certo lavorato tanto e avevano diritto alla ricompensa, che era il mio sorriso, il mio grazie, il mio entusiasmo per quel caffè buonissimo di cui chiesi subito il bis. Bisogna lasciarsi amare, lasciare che qualcuno lavori per noi, perché anch’egli possa essere ricompensato un giorno sentendosi dire avevo sete e mi hai dato da bere.

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Santi Timoteo e Tito Lc 10,1-9 il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».