
Quando Mosè cercò scuse per non tornare dai suoi fratelli ebrei in Egitto (dove era ricercato per omicidio), disse a Dio che non avrebbe potuto presentarsi come suo inviato dato che non sapeva il suo nome. Dio restò spiazzato non sapendo davvero il proprio nome e improvvisò: dirai che “Io Sono” ti ha inviato a loro. Dio è l’eterno attimo presente, per questo in lui non c’è distanza tra parola e azione. In lui vi è semplicemente la presenza, l’esistenza che, anche in questo istante in cui leggi, sta evolvendo e sviluppando la sua parola creatrice. Io osservo la sua parola, dice Gesù, e chi osserva la mia parola che è quella del padre non vedrà la morte eternamente. Vivrà sempre nel presente con Dio già ora, già in questa incarnazione. Per questo Gesù, rompendo la linea del tempo, afferma prima che Abramo fosse Io Sono. Perché io sono sempre con Dio il cui nome è Io Sono con te, io sono in te e tu sei in me.
Gv 8,51-59 Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: “Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno”». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?».
Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».
Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».
Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.