
Sarebbe bello riuscirci. Riuscire a non guardare in faccia a nessuno. Trattare tutti allo stesso identico modo, senza tenere conto di storia, sentimenti o cultura. Sarebbe bello dare a tutti lo stesso identico valore, come monete che, appunto, hanno tutte la stessa faccia che non serve guardare. Sarebbe ancora più comodo valutare gli altri esattamente per il numero di monete che possiedono. Se riuscissimo a fare tutto ciò, saremmo molto molto più tranquilli. Dormiremmo sereni sapendo d’essere nel giusto. Una bilancia basterebbe a garantire una assoluta uguaglianza e persino l’amore sarebbe distribuito a tutti in modo identico e con la stessa forza. Ma “non c’è nulla di più ingiusto di fare parti uguali tra diseguali”¹. Cesare e Dio non sono uguali. Come non lo siamo tu ed io. Come non lo siete il tu di oggi e quello di ieri. Non abbiamo mai la stessa faccia, siamo tutti in continuo cambiamento. Ecco perché non è vero ciò che dicevano i farisei a Gesù, credendo di fargli un complimento. Noi dobbiamo invece guardare in faccia a ciascuno e provare soggezione di tutti alla sola idea di presumere di conoscerli.
Mc 12,13-17 mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso.
Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?».
Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono.
Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio».
E rimasero ammirati di lui.
1 Lorenzo Milani, Lettera a una professoressa