Misericordia

Leggendo questa pagina a distanza ci pare tutto così piccolo, così banale. Delle spighe di grano, dei giovani presi dalla fame che le mangiano, e i guardiani della morale che immediatamente intervengono. Non è lecito! Ci paiono cose d’altri tempi, superate, inutili. Come un pezzo di stoffa che copre i capelli di una ragazza e, se lo toglie, arriva la polizia morale a condannarla. Come declinare il plurale al maschile e, se lo fai, arrivano a sostituire l’ultima lettera con un asterisco altrimenti non sei inclusivo. Come dare della stupida a una ragazza sbranata da un orso perché chi fa una bella gita in montagna è un invasore. Potremmo continuare con mille altri esempi. Quando si dimentica la sostanza ci si aggrappa alla forma esteriore. Quando la regola morale non è fondata sulla legge dell’amore, non resta che il moralismo. Sacrificare significa rendere sacro, è dunque cosa seria. Ma ciò che rende sacro qualcosa è la misericordia. Misericordia io voglio, non tanti sacrifici formali.

Mt 12,1-8    Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle.
Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato».
Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».