
La terra e l’acqua. Che bello questo contrasto d’immagini. Gesù che dall’acqua parla di un uomo che semina in terra, di un seme che lotta tra sassi e arsura. La folla che dalla riva lo spinge in acqua, quasi obbligandolo a tornare al posto che gli spetta: seduto sulle acque. Dio è colui che sta sopra gli abissi, non li teme, non lo possono inghiottire. Dio non è uomo. Gesù, l’uomo-Dio, insegna da una cattedra sull’acqua. Dalla sua divinità insegna alla terra, parla di terra e di vita terrena. Insegna ai figli della terra, ai figli dell’uomo. Insegna a vivere, a non cedere, a non pretendere il successo pieno in ogni azione. Il cento, il sessanta, il trenta, dipende da tanti fattori, ciò che conta è l’insieme. Attraverso Gesù, Dio non ci chiede la perfezione. Ci chiede di seguirlo. Qualche passo sarà spedito, altri più incerti, altri poi saranno come i suoi: passi sull’acqua. L’importante è uscire di casa e camminare.
Mt 13,1-9 Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».