
da DILI, TIMOR EST Mi ero seduto sotto un mandorlo indiano, in riva al mare della capitale. Il rumore del martello mi ha fatto notare due bimbi impegnati a raccogliere e spaccare mandorle. Ne vuoi una?, mi hanno chiesto. E mentre mangiavamo si parlava come amici da sempre, gettando i gusci nella sabbia. La vita è sempre tutta un raccogliere e gettare. Gli ultimi raggi del sole hanno illuminato il martello e il gioco di questi bimbi. Finché si vede, bisogna cercare. Finché si vede, non vanno perse le occasioni. La vita è dentro le piccole cose, in una mandorla tra le dita di un bimbo in riva al mare, concentrato su di lei come fosse l’unica al mondo. Sperando che il mondo si accorga di lui, si accorga dei piccoli, degli ultimi, come fossero appunto gli ultimi, gli unici, rimasti a crescere. Sperando che il mondo non li getti come zizzania, ma li raccolga come frutti buoni, come mandorle indiane in bocca a un bimbo. Allora i giusti splenderanno come il sole.

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Mt 13,36-43 Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».
Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».