
da DILI, TIMOR EST Chi è il figlio dell’uomo? Chi è, chi siamo? Cosa ci facciamo su questa terra? Cosa costruiamo, cosa edifichiamo? Il maestro di Nazareth era venuto a edificare una chiesa, che significa assemblea. Noi abbiamo costruito tante chiese, tanti templi, dimenticando che il tempio siamo noi, figli dell’uomo. Va’ dietro, tu mi sei di scandalo. Che si traduce: non starmi davanti perché mi fai inciampare. Io devo correre, ho una rete di luce da portare. Perché questa è la Chiesa: una connessione luminosa di Spirito tra i figli dell’umanità. Io sono la carne e il sangue del più piccolo bambino che si aggira scalzo tra i rifiuti del porto di Dili in secca. Io sono lui. Siamo tutti uno. Siamo Cristo.

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Mt 16,1-23 Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».