
da DILI, TIMOR EST Mi ha sempre entusiasmato questa complicità tra Gesù e Pietro. La tassa la paga, dice Pietro mentendo per coprire il maestro. Gesù poi, quasi divertito della malefatta, ne combina una più grossa: Pietro, vai a pagare per noi due con una moneta non tua! Va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala loro per me e per te. Tutto ciò però non perché li disprezziamo, ma perché non si scandalizzino. Un giorno capiranno chi sono io e smetteranno da sé di chiedermi la tassa per il mio tempio. Ma ora non è ancora quel giorno. Ognuno vive il suo momento, ognuno è in un punto della sua crescita. Non pretendiamo di essere sempre capiti dagli altri. Cerchiamo piuttosto di capire fin dove possono capirci. L’unico che capisce fino in fondo ogni nostra intenzione è Gesù. Solo Dio infatti può leggere i nostri pensieri, scorgendo monete d’argento dove tutti non vedono che un semplice pesce.
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Mt 17,22-17 Quando furono giunti a Cafàrnao, quelli che riscuotevano la tassa per il tempio si avvicinarono a Pietro e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa?». Rispose: «Sì, la paga».
Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?». Rispose: «Dagli estranei».
E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi. Ma, per evitare di scandalizzarli, va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala loro per me e per te».