
da DILI, TIMOR EST Chiunque, non c’è limite d’età. Tornare bambini non si può, ma farsi bambini, farsi piccoli, sì. Non è più tempo di paletta e secchiello. È però tempo di tornare ad essere ciò che ci è costantemente vietato: torniamo a dipendere. Torniamo a capire che non siamo né autonomi né indipendenti né autosufficienti. La verità è che siamo tutti assolutamente dipendenti gli uni dagli altri. Dobbiamo solo decidere da chi o da cosa. La dipendenza da Dio, il non poter fare a meno del vangelo di Gesù, ci rende persone inquiete finché non liberano gli altri dall’oppressione di ogni male. C’è infatti una fanciullezza a cui nessuno vorrebbe mai tornare. Vorremmo forse essere bambini come quelli qui sotto? La miseria e la fame capovolgono il vangelo. Qui ci sono bambini che diventano adulti con dieci anni d’anticipo. Ma dove sono i genitori?, direte. Sono a un metro da loro. Sono famiglie intere che sgobbano per fare qualche dollaro. A me il granoturco arrostito non piace molto. Ma vi assicuro che era buonissimo, come la bambina che l’ha preparato.


Mt 18,1-5 i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse:
«In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.