Il tempo è denaro

da BANGKOK, THAILANDIA    Una parabola pungente, che smaschera il confronto e la gelosia sempre presenti in ogni persona. Rivela anche un Dio che non paga a ore, che dà in base al bisogno e non al merito. Una parabola che parla di alcuni che, per guadagnare un soldo, ci mettono decine d’ore in più degli altri. Non è forse ancora così? Un insegnante di Dili riceve un salario mensile dieci volte inferiore al mio, eppure lavora quanto me. E no, non è come pensate: a lui la vita non costa dieci volte meno, le proporzioni non sono rispettate. Se fosse così, non esisterebbe la povertà. Essa non è dovuta solo a carestie e siccità, come spesso constatiamo. C’è una povertà creata dal differente costo della vita, che rende tutto impossibile da raggiungere. Noi siamo quelli dell’ultima ora. Quelli che in breve tempo ricevono ciò che altri nemmeno in una vita riescono ad avere. Il tempo è denaro ma alcuni hanno un cambio davvero più vantaggioso.

Mt 20,1-16   Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.
Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».