

Vorrei essere così, come questa casa povera ma vera. All’esterno brutta ma all’interno pulita e ordinata. Non vogliamo essere come sepolcri, belli fuori e orribili dentro, ma come una casa semplice, di gente autentica. Anzitutto l’interno, dice Gesù. L’interno del piatto, diceva ieri. L’interno di noi stessi, dice oggi. Siamo tutti preoccupati di attrarre, di apparire, di non perdere la faccia. Ma se la faccia è solo una facciata, a che serve? Se dentro non c’è nulla, che accoglienza sarà la nostra? È il cuore che conta, è il cuore che ospita. Dedichiamo tanto tempo a curare il nostro aspetto. Dedichiamone altrettanto a riordinare le stanze più segrete di noi stessi. Ve ne sono alcune in cui entriamo di rado, magari solo costretti da un sogno. Vi sono porte del nostro cuore che abbiamo paura ad aprire. Facciamogli visita, senza temere. Invitiamo lo Spirito a condurci là dentro e, insieme, fare ordine.

Mt 23,27-32 Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità.
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che costruite le tombe dei profeti e adornate i sepolcri dei giusti, e dite: “Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non saremmo stati loro complici nel versare il sangue dei profeti”. Così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli di chi uccise i profeti. Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri».