
Trovò quel passo di Isaia, nel senso che lo cercò e lo trovò. E lo lesse: il Signore mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l’anno di grazia del Signore. E poi disse che quelle parole si sarebbero compiute quel giorno stesso e tutti ne furono felici. Perché tutti credevano d’esser loro i destinatari di tanta grazia. Ritenevano infatti d’essere loro i poveri prigionieri oppressi a cui Dio avrebbe dato aiuto. Ma non appena Gesù spiegò che c’erano persone più povere ed oppresse di loro a cui Dio avrebbe dato la precedenza, si riempirono di sdegno e lo cacciarono fuori per gettarlo giù dal monte. Non erano interessati a lui, ma ai miracoli che avrebbero potuto ricevere. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino. E loro non lo seguirono. Se ne andò solo, come sempre, non capito e non ascoltato ma di certo non si arrese. Quei versetti di Isaia l’avrebbero guidato tutta la vita. Erano il sunto della missione che, solo o accompagnato, avrebbe compiuto. «Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l’anno di grazia del Signore».
Il Papa in viaggio verso Timor Est https://www.avvenire.it/amp/papa/pagine/viaggio-del-papa-in-asia-e-oceania
Lc 4,16-30 Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.