
Non era uno dei tanti predicatori, che si fanno ascoltare minacciando sciagure o predicendo fortune. Gesù predicava al presente. Il suo messaggio era immediatamente efficace. La gente guariva davvero, i demoni se ne andavano, la pace tornava nelle case. La sua era una predic-azione, parlava confermando con le azioni la verità di quanto diceva. La gente lo voleva trattenere perché la sua presenza generava gioia. Dove c’era lui, si stava bene. Siamo abituati a non vedere l’ora che gli altri se ne vadano e ci lascino in pace e quelli che vorremmo ci mancano e non arrivano mai. Con lui era diverso, si voleva stare insieme sempre. Quando se ne andava si scusava: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato». Anche a lui dispiaceva lasciare le persone incontrate. Non è facile ripartire sempre, di nuovo cominciare relazioni, entrare in case e situazioni diverse. Ma per questo era stato mandato.
Lc 4,38-44 Gesù, uscito dalla sinagòga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva.
Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo.
Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato».
E andava predicando nelle sinagòghe della Giudea.