Guàrdati

ESALTAZIONE DELLA CROCE    Una festa strana, quella di oggi. Certamente fuori tendenza. Forse nelle epoche passate la croce era guardata con più devozione, la sofferenza era considerata una buona occasione per purificarsi e, a volte, era considerata l’unica offerta da presentare a Dio. Saremmo ancora capaci di vedere nelle nostre personali fatiche un canale d’unione più intensa con Dio? Ognuno risponderà guardando alle proprie esperienze: quando soffrivo mi sono buttato con più decisione tra le braccia di Dio? Gesù oggi allude ad un gesto misterioso di Mosè, quando il Signore gli disse: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso dai serpenti velenosi e lo guarderà, resterà in vita». Forse non siamo più abituati a cercare volontariamente la sofferenza. Non è più il tempo di pregare in ginocchio sui ceci. I nostri figli non sono più nemmeno in grado di sopportare un mal di pancia o un’ora di triste nostalgia. Ma resta vero che solo guardando le proprie fatiche se ne può uscire. Negarle o ignorarle non fa che acuirle. Prendere consapevolezza delle proprie sofferenze apre vie d’uscita inaspettate.

Esaltazione della Croce Gv 3,13-17    Gesù disse a Nicodèmo:
«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».