
Quel ragazzo era tutto per lei. Era ciò che le restava della famiglia, era la garanzia del suo futuro sostentamento. Era il figlio unico di una madre vedova. Dobbiamo essere orgogliosi di seguire uno come Gesù. Uno che di fronte al dolore della donna si comporta così, lasciandosi coinvolgere, lasciandosi commuovere come fosse il suo dolore, come fosse figlio suo. Siamo felici di avere un maestro come Gesù, che non sopporta di vedere soffrire la gente, di sentire piangere di dolore le madri. Che bello non sentirgli pronunciare parole fuori posto, non udirlo affermare che “è in cielo, sta meglio, è volontà di Dio” ecc. Tutte cose vere, ma da sussurrare dopo, al momento opportuno, se arriva. Che bello seguire un Dio così, che non ci manda il dolore ma che nel dolore ci manda suo Figlio a dirci non piangere, alzati!
Lc 7,11-17 Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.
Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.