Mia madre e miei fratelli

“Oh santo Cielo! Sono senza educazione né morale”, esclamò la signora, all’ombra di un albero di mango, quando udì il racconto della ragazza. Questa, di Timor Est come la donna, aveva studiato in Italia e le stava descrivendo una nostra stranissima ed imbarazzante abitudine. “Loro, per chiamarsi, non usano null’altro che il nome. Non c’è titolo. Persino i professori vengono indicati direttamente per cognome se non addirittura per nome”. Per comprendere lo scandalo di questa notizia dovete sapere che il fratello maggiore, a Timor, è sempre indicato con l’appellativo maun, mentre la sorella bin. Ciò anche tra le pareti di casa, anche per darsele di santa ragione… L’appellativo non si leva mai. Ma vi è di più. Maun e bin sono usati in senso esteso a tutti i parenti che siano maggiori d’età, non solo ai fratelli e sorelle di sangue. Ma non basta. Se mi rivolgo al fratello/sorella maggiore di un amico devo comunque usare maun/bin e per evitare gaffe, persino nei negozi chiamerò il commesso maun e la cassiera bin*. Tutti fratelli e tutte sorelle insomma. Da noi è tutto diverso. Anni fa, in una comunità di suore in Italia, scoprii che onde evitare lo sforzo di ricordare il nome, si chiamavano reciprocamente “suor cosa”. 

Lc 8,19-21   andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla.
Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti».
Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».

*evito di affrontare tio/tia, mana/avo, senor/senora